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#DIRITTODICRITICA: ‘Fantozzi, una tragedia’, le recensioni degli studenti

Nuovo appuntamento con l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli

La Provincia Redazione

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23 Marzo 2026 - 12:29

#DIRITTODICRITICA: ‘Fantozzi, una tragedia’, le recensioni degli studenti

CREMONA - Torna l'appuntamento con #DIRITTODICRITICA, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Protagonista di questo appuntamento è 'Fantozzi, una tragedia'.

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ASSINI EDOARDO - 2 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

La sera del 17 marzo è andato in scena al Teatro Ponchielli lo spettacolo, dal titolo “Fantozzi, una tragedia”, dedicato e incentrato sulla figura del grande Paolo Villaggio, interpretato dall’attore e conduttore televisivo, Gianni Fantoni, che, attraverso la sua caparbietà e comicità, ha intrattenuto e divertito il pubblico.
Paolo Villaggio, come lo definiscono in molti, è stato un acuto osservatore del nostro tempo, che attraverso la narrazione di quei personaggi, quali appunto il ragionier Ugo Fantozzi, la moglie Pina, la figlia Mariangela, i colleghi Filini, Calboni e la Signorina Silvani, che da grande attore ha saputo dar voce, raccontando decenni di storia e della vita italiana, utilizzando principalmente il linguaggio cinematografico, accostato al suo pensiero sempre critico, ma rispettoso riguardo la società e la politica; non è stato solo capace di far ridere, ma anche di far riflettere: ci ha insegnato a riconoscere le storture della società e, allo stesso tempo, a non prenderci troppo sul serio. In un mondo che spesso premia l’apparenza e la sicurezza ostentata, Villaggio ha avuto il coraggio di celebrare la fragilità umana. Ed è proprio in quella fragilità che molti hanno trovato, forse per la prima volta, una forma di dignità, come mostrato nella messa in scena.
Davvero apprezzabile il fatto di come tutti gli effetti sonori della scena, come ad esempio i differenti rumori sono stati creati dai personaggi che non svolgevano un ruolo in primo piano nella scena: riproducendo suoni ed emozioni dei protagonisti, ad esempio imitando il pianto o altri stati d’animo.
Inoltre, è stato singolare come in diverse scene, la regia si sia soffermata riguardo l’aspetto relativo agli effetti scenici, riscontrabile ad esempio nella celeberrima scena della partita a Tennis, fra Fantozzi e il suo collega, il ragionier Filini, che nella rappresentazione teatrale, alla fine, improvvisamente, sul palco sono cadute moltissime palline, che hanno, a parer mio, reso lo spettacolo più avvincente e coinvolgente.
Concludendo, ho notato una particolar attenzione nell’ambito musicale, da parte del supervisore musicale Fabio Frizzi, in quanto ha saputo adattare diversi temi musicali alle diverse scene, e a inserire componimenti noti, come un intermezzo de’ “Il trovatore” di Verdi, piuttosto che de’ “La cavalcata delle valchirie” di Wagner.

MAROLI GIORGIA- 4 LICEO CLASSICO MANIN

Lo spettacolo "Fantozzi. Una tragedia", porta sul palco il leggendario ragioniere interpretato da un eccezionale Gianni Fantoni. Lo spettacolo teatrale è andato in scena mercoledì 17 marzo 2026 al teatro Ponchielli di Cremona. Non si tratta di una semplice imitazione, ma di una rilettura teatrale colta. La scena è una sequenza di quadri surreali che ripercorrono gli episodi iconici: dalle "nuvole degli impiegati" alle cene aziendali, fino alla celebre ribellione cinematografica e la famosa frase finale. Il linguaggio scenico mescola la comicità con citazioni colte, trasformando l'ufficio in un tempio di alienazione collettiva.
Il messaggio profondo è la natura ciclica della sventura umana. Fantozzi non è solo un impiegato sfortunato, ma l'incarnazione dell'individuo schiacciato da un sistema cinico che lui stesso alimenta per il bisogno di appartenenza. La regia esalta questa dimensione esistenziale, spogliando la maschera grottesca per rivelare l'anima nuda di un uomo che cerca disperatamente un briciolo di riconoscimento. L'allestimento scenografico, fatto di geometrie spigolose e luci taglienti, accentua il senso di claustrofobia sociale, rendendo tangibile il peso della gerarchia.
Lo spettacolo mi ha comunicato una malinconia potente. Vedere Fantozzi oggi significa capire che, nonostante la tecnologia, le dinamiche di potere e la paura dell'esclusione sono rimaste identiche. Mi ha trasmesso la bellezza della resilienza degli ultimi: Fantoni recita con una dignità che trasforma ogni caduta in un atto poetico, facendoci ridere di cuore per poi lasciarci con un nodo alla gola davanti allo specchio della nostra stessa mediocrità. In questo senso, la "tragedia" non è solo di Ugo, ma nostra, testimoni di un'epoca che ha cambiato pelle ma non il vizio di umiliare chi resta indietro.

OGADRI BIANCA – 2 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Con effetti sonori eseguiti dal vivo dagli attori e giochi di scena divertenti, l’adattamento teatrale ispirato al personaggio creato da Paolo Villaggio, il ragioniere Ugo Fantozzi, mescola comicità e tragedia in modo quasi indistinguibile, trasformando il protagonista in una maschera universale dell’uomo schiacciato dal sistema.
Nonostante la rilettura proposta sia più cupa rispetto ai film, non mancano elementi iconici: situazioni paradossali, il senso del fallimento quotidiano e la sfortuna cronica del personaggio. La messa in scena è dinamica e creativa, capace di alternare momenti di leggerezza a passaggi più intensi, rendendo Fantozzi sorprendentemente attuale.
Lo spettacolo era diviso in episodi, ognuno dei quali raccontava una diversa vicenda della vita di Fantozzi. Gli attori cambiavano ruolo da un episodio all’altro, mantenendo però fissi i personaggi principali: Fantozzi, la moglie Pina, la figlia Mariangela e il collega Filini. Accanto a lui, la moglie Pina e la figlia Mariangela rappresentano fonti di ironia familiare e piccoli tormenti quotidiani, mentre il capo ufficio Filini, impacciato e spesso complice delle vicende assurde, aggiunge il tipico tocco comico del mondo di Fantozzi.
Ciò che spicca maggiormente è la critica sociale a un sistema opprimente, in cui Fantozzi rappresenta una maschera universale: le sue situazioni surreali, amplificate dai colleghi e dai superiori, diventano simboli della vita contemporanea, dove l’assurdo quotidiano assume contorni tragici e, al tempo stesso, inevitabilmente comici.
La durata complessiva dello spettacolo è risultata relativamente lunga, ma la pausa centrale ha contribuito ad alleggerire la visione, rendendola più scorrevole e meno impegnativa. Nel complesso, ritengo che sia stato uno spettacolo divertente, nonostante la durata non breve e alcune tematiche che non sempre erano immediatamente comprensibili da un pubblico più giovane. I metodi di rappresentazione e la dinamicità della messa in scena si sono rivelati particolarmente ingegnosi, e hanno contribuito a rendere lo spettacolo vivo, coinvolgente e originale.

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