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'Stanche di guerra', la resilienza delle donne

Lunedì 23 marzo al Filo uno spettacolo teatrale dedicato al coraggio e alla determinazione femminili negli anni del secondo conflitto mondiale

Barbara Caffi

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bcaffi@laprovinciacr.it

20 Marzo 2026 - 14:05

'Stanche di guerra', la resilienza delle donne

Donne partigiane nei giorni della Liberazione

CREMONA - Il voto, le donne se lo sono conquistato andando a lavorare in fabbrica o nei campi sostituendo gli uomini richiamati al fronte. Il diritto di scegliere, le donne se lo sono prese aderendo alla Resistenza, tenendo insieme quello che restava delle loro famiglie, mettendosi in coda ogni giorno per comprare un pugno di farina o una mezza bottiglia di latte. 'Stanche di guerra 1940-1945. La forza delle donne' è un intenso racconto teatrale dedicato al coraggio femminile negli anni drammatici della seconda guerra mondiale: lo spettacolo andrà in scena lunedì alle 20.30 al Filo in una serata organizzata dalla Società Storica Cremonese e dallo Zonta Club. Scritto da Magda Poli e Daniela Morelli e messo in scena da Annina Pedrini con quattro giovani attrici del Centro Teatro Attivo di Milano (Elisa Bruschi, Gloria Fioretti, Anna Germani e Maddalena Tirella), lo spettacolo è promosso dall’Istituto Lombardo di Storia Contemporanea, in collaborazione con l’Istituto Parri.

«L’opera - ricorda Elisa Chittò della Società Storica Cremonese - riporta il pubblico nel cuore della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1945, quando l’Italia e l’Europa erano travolte dal conflitto. Ma questa volta la prospettiva è diversa: al centro della scena non ci sono le battaglie al fronte, bensì le vite delle donne rimaste nelle case, nelle fabbriche, nei campi, nelle città bombardate. Donne spesso invisibili nei manuali di storia, eppure protagoniste silenziose di una resistenza quotidiana fatta di sacrifici, lavoro, lutti e speranze. Quando l’Italia fascista entra in guerra il 10 giugno 1940, le donne hanno ancora pochi diritti politici e sociali: non votano, il loro ruolo pubblico è limitato, se sposate non possono disporre dei loro beni. La guerra porta razionamenti, bombardamenti, sfollamenti, mercato nero, scarsità di beni di prima necessità. Le donne spesso diventano capofamiglia per l’assenza, la prigionia o la morte dei mariti. Devono pensare ai figli e agli anziani che ora sono a loro carico: dovranno sostenere la famiglia, procurare il cibo, assumere responsabilità nuove. Le donne di famiglie agiate, pur subendo gli effetti devastanti della guerra, possono permettersi cibo migliore, mantenere contatti sociali, spostamenti più sicuri, mentre le altre soffriranno la fame soprattutto nelle città. Molte di loro, le più coraggiose, sceglieranno di partecipare come staffette o combattenti armate nella lotta partigiana».

«Attraverso testimonianze, racconti e frammenti di memoria e con l’ausilio di potenti immagini e documenti audiovisivi di repertorio, 'Stanche di guerra' - prosegue Chittò - intreccia storie personali e vicende collettive che narrano le condizioni tragiche in cui le donne hanno attraversato la guerra, ma anche come paradossalmente queste abbiano permesso di progredire socialmente ed economicamente. In scena quindi storie di madri che proteggono i figli sotto le bombe, operaie che sostituiscono gli uomini richiamati alle armi, staffette partigiane che rischiano la vita per la libertà, mogli e figlie che attendono notizie dal fronte. Parole, ispirate al libro 'Pane nero' (1987) di Miriam Mafai, che sono una testimonianza di come si viveva allora, memorie che devono essere tramandate attraverso la memoria alle nuove generazioni, soprattutto nella odierna situazione, in cui i cittadini europei si devono misurare con nuovi conflitti e crimini di guerra».

«Lo spettacolo alterna momenti di forte intensità emotiva a passaggi più intimi e riflessivi, con una drammaturgia che punta a restituire dignità e voce a figure troppo a lungo rimaste ai margini della narrazione ufficiale - conclude Chittò -. La forza delle donne emerge non come retorica celebrazione, ma come realtà concreta: resilienza, solidarietà, capacità di ricostruire quando tutto sembra perduto. In un’epoca in cui il tema della memoria storica torna con forza al centro del dibattito pubblico, 'Stanche di guerra' rappresenta anche un’occasione di riflessione civile. Ricordare il ruolo femminile durante la guerra significa interrogarsi sul presente, sul valore della pace e sul contributo delle donne nei processi di cambiamento sociale».

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