L'ANALISI
11 Marzo 2026 - 19:15
Bruno Arcari, Interno di caffè (1988)
CASALMAGGIORE - Il paesaggio e la figura come luoghi e corpi da esplorare, attraverso prospettive e sguardi che rivelano traiettorie di una ricerca pittorica continua. Proprio un itinerario nella sperimentazione è la prima mostra 2026 del Museo Diotti, intitolata Percorsi e dedicata a Bruno Arcari; l’inaugurazione si terrà domenica 15 alle 17. «È un’occasione importante per me – ha raccontato l’artista, casalasco d’adozione –. È una piccola antologica che abbraccia un ampio periodo della mia carriera, che si è diramata in molte rappresentazioni stilistiche».
L’esposizione, curata da Ivan Cantoni, ripercorre l’evoluzione della ricerca del pittore, dagli esordi figurativi agli sviluppi più recenti di matrice informale. Formato all’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, Arcari muove i primi passi nel segno del disegno dal vero e dell’indagine sulla figura umana. Il tratto è netto, essenziale, costruito su una solida struttura grafica che resterà nel tempo elemento distintivo del suo linguaggio. Negli anni Ottanta il colore conquista progressivamente centralità e lo sguardo si apre al paesaggio, in particolare agli scenari del fiume Po e della golena: spazi ampi, vegetazione intricata, linee verticali e orizzonti sospesi diventano terreno di sperimentazione tecnica e compositiva. Negli anni Novanta e Duemila la pittura si fa più sintetica ed essenziale. I paesaggi si riducono a campiture cromatiche decise, mentre nei ritratti la materia si ispessisce in impasti, raschiature e stratificazioni che rendono evidente la fisicità del gesto. Nelle opere più recenti di Arcari il soggetto tende a dissolversi: il segno si emancipa dalla rappresentazione e la pittura approda a esiti informali, mantenendo però riconoscibile la propria cifra espressiva. «Il titolo ‘Percorsi’ descrive queste direzioni: ritengo un pregio questi cambiamenti perché la vita si ripercuote in ciò che facciamo», ha spiegato Arcari. La mostra si configura dunque come un itinerario pittorico tra figura, paesaggio e gesto, restituendo l’immagine di un artista coerente e insieme aperto alla sperimentazione, capace di trasformare il paesaggio e la figura in occasioni di continua ricerca pittorica. «Per me il risultato di un’opera è una sorpresa, un mistero che si rivela su una tela: non cerco di rappresentare un’emozione, quanto provare qualcosa mentre dipingo», ha aggiunto l’artista. L’esposizione sarà visitabile fino al 12 aprile nei giorni di apertura del museo, dal martedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30; nei fine settimana e festivi dalle 15.30 alle 18.30.
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