L'ANALISI
A TEATRO
10 Marzo 2026 - 17:23
CREMONA - Torna l'appuntamento con #DIRITTODICRITICA, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Protagonista di questo appuntamento è ‘L'angelo del focolare’, pièce teatrale diretta dalla regista Emma Dante che mette a nudo la violenza domestica attraverso quattro interpreti di rara intensità.
ANTONIO NERI FERRARI – 3ª LICEO SCIENTIFICO ASELLI
Emma Dante nello spettacolo “L’angelo del focolare” restituisce con crudeltà e realismo uno spaccato di vita quotidiana di una tipica, nonché "stereotipata", famiglia italiana. La regista siciliana, nella rappresentazione, dà un ruolo di spicco alla lingua della sua terra, che coi suoi suoni pungenti e viscerali riesce a far trasparire i veri stati d’animo dei personaggi. Tra essi notevole la prova attoriale del marito, Ivano Picciallo, e della suocera, Giuditta Perriera. Lo spettacolo si apre con una donna, Leonarda Saffi, sola sdraiata a terra inerme, fin da subito immersa in una quotidianità che appare soffocante. Emma Dante mette in scena una famiglia che sembra quasi simbolica, ma che in realtà è molto più vicina alla realtà di quanto si possa pensare. La casa diventa il fulcro di tutto: un luogo che dovrebbe essere sicuro e accogliente, invece si trasforma in una prigione, soprattutto per la protagonista. I gesti quotidiani, ripetuti quasi meccanicamente, fanno capire quanto il ruolo della donna sia limitato e imposto. Il titolo richiama l’idea tradizionale della donna come “angelo del focolare”, cioè perfetta, paziente e sempre pronta a sacrificarsi per la famiglia. Però nello spettacolo questa immagine viene smontata pezzo dopo pezzo. La protagonista non è solo dolce e devota: dentro di lei si percepiscono frustrazione e desiderio di ribellione. Questi moti interiori rimangono inespressi perché subito soffocati dalle ripetute violenze inflitte dal marito che durante tutta la rappresentazione si accumulano sfociando alla fine in un femminicidio. Ma la vera tragedia e la fonte di angoscia è che per la donna tutto è destinato a ripetersi in un moto perpetuo che non le concederà neanche la grazia della morte. Questa idea è resa da Emma Dante con l’uso della canzone “Alla fiera dell’est”, resa iconica per la sua ciclicità che non lascia nessuno spiraglio di uscita da questo circolo. In questa ciclica ripetizione spicca la figura del figlio, David Leone, che riesce a dischiudersi e a sentirsi bene con se stesso. In conclusione, “L’angelo del focolare” è uno spettacolo che colpisce perché non offre soluzioni, ma mette davanti allo spettatore una realtà scomoda. E fa riflettere lo spettatore su come sia percepita e considerata ancora oggi la donna e soprattutto di come anche quella che sembra la più piccola delle offese sia sempre un segnale da cogliere onde evitare che la situazione degeneri.
GIOVANNI LANFRANCHI – 3ª LICEO SCIENTIFICO ASELLI
L’angelo del focolare, andato in scena il tre marzo al teatro Ponchielli di Cremona, è uno spettacolo teatrale con regia di Emma Dante, Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale Teatro a Venezia 2026, che porta in scena l’abituale violenza del marito, rappresentato da Ivano Picciallo, sulla moglie, magistralmente messa in scena da Leonarda Saffi, che si trasforma in femminicidio. Ogni giorno al mattino la donna è morta, ma i familiari non le credono; quindi, lei si alza e sopporta ancora i capricci del marito, un uomo tutto muscoli e attributi, la depressione del figlio, ben interpretato da David Leone, e si prende cura dell'anziana suocera, interpretata da Giuditta Perriera. Tutta la scena è ambientata in una casa siciliana e tutti parlano per la maggior parte del tempo in dialetto e non tutti i dialoghi sono chiari e comprensibili, forse volutamente, per risaltare le azioni e i gesti forti che gli attori compiono, come gli schiaffi dati dal marito alla moglie. Proprio questi gesti, evocativi di una violenza straziante, rendono la messa in scena drammatica, piena di emozioni forti e coinvolgenti, a tal punto che si vorrebbe intervenire per fermare questa violenza che come una pena infinita non si estingue mai, neanche dopo la morte. La scenografia, montata all’inizio e smontata alla fine dello spettacolo dagli attori stessi, è minimale formata solo di un letto da cui la moglie ogni mattina sveglia il figlio che non l’ascolta, la poltrona della nonna, luogo di tante confessioni e piccole trasgressioni, il tavolo, luogo del delitto sul quale il marito ogni sera uccide la moglie con il ferro da stiro, in una danza tragica, e il bagno. In questa realtà famigliare chiusa la donna subisce la violenza del marito che non è condannato da sua madre, bensì compatito da quest’ultima, che si mette contro di lui solo per difendere il nipote. Il padre ogni giorno cerca di insegnare al figlio come essere piacente, forte, mascolino, ma non pensa ai sentimenti e alle passioni del ragazzo, la repressione di quest’ultimo viene sfogata anch’essa sulla madre che si trova sopraffatta da insulti e violenze fisiche. In questo contesto l’angelo del focolare cerca di librarsi in volo, ma invano, ciò che le è permesso è al massimo un tentativo di volare, o forse il solo pensiero di libertà.
SARA LODIGIANI - 3ª LICEO SCIENTIFICO ASELLI
In scena al teatro Ponchielli nella serata di martedì 3 marzo lo spettacolo è andato in scena l’“Angelo del focolare”, scritto e diretto da Emma Dante.
La protagonista ogni giorno giace a terra morta, ma questo non basta per esimerla dai suoi doveri domestici, la sua stessa famiglia, infatti, non crede alla sua dipartita. Ogni giorno ripete la sua routine di impegni domestici, e ogni giorno è costretta a rialzarsi dopo la sua morte.
Il clima dominante in quella casa è l’angoscia: un marito violento, che con la forza la rese gravida, un figlio incompreso, che scoprirà la sua sessualità grazie alla madre, e una vecchia suocera, che compatirà i comportamenti inammissibili del figlio.
Il messaggio che si è voluto lanciare in questo spettacolo è forte: il femminicidio di una donna nella sua stessa casa per mano del suo stesso marito. Il teatro perde dunque la sua funzione di luogo di risata e divertimento, ma diventa luogo perfetto per suscitare in ciascuno di noi una riflessione profonda sul nostro mondo.
La scenografia giunge in aiuto alla narrazione: l’idea di inserire oggetti della vita domestica, anche per la loro utilità, in ciascuna scena, permette di dare maggiore realtà a ciò che si sta osservando, riuscendo a inserire meglio nella quotidianità questo scorcio di rappresentazione. La violenza domestica è un atto grave, condannato dalla legge, ma che troppo spesso rimane celato, come questa donna, rinchiusa nella propria casa a subire ogni giorno la medesima morte violenta.
Particolare apprezzamento per il dialetto utilizzato, che seppur in alcuni tratti di difficile comprensione, ha permesso di dare un tono più concreto e vissuto al racconto.
La donna tenterà come un angelo di muovere le sue ali e fuggire da quella tetra casa, e dunque al destino che la aspetta, ma riuscirà soltanto a provarci, ricadendo in quel ciclo infinito.
Lo spettacolo, seppur con una esigua durata, è stato portavoce di un messaggio carico di significato, apprezzato dal pubblico ed elogiato dallo stesso, che è riuscito a coglierne il profondo significato.
ALBA DORA MANARA - 1ª LICEO DELLE SCIENZE APPLICATE J. TORRIANI
Il teatro è uno spazio particolare: alcuni lo percepiscono come un luogo sacro, altri, al contrario, lo trovano distante e difficile da seguire. Personalmente ho avuto poche occasioni per costruirmi una visione personale del teatro, ma questa esperienza mi ha dato l’opportunità di scoprire un mondo che prima ignoravo. Un mondo magico, pieno di luce e di buio, di musica e di silenzi, di espressività e di introspezione: lo spettacolo.
Ho assistito allo spettacolo ‘L’Angelo del focolare’ scritto e diretto da Emma Dante, che ha curato anche scene e costumi.
Narra di una famiglia segnata dalla presenza opprimente di un padre violento e autoritario che domina la vita domestica. Nonostante la pesantezza del tema, la recitazione in dialetto siciliano dona alla storia un ritmo quasi giocoso, sdrammatizzando e strappando anche qualche risata. La madre, il figlio e la suocera appaiono uniti dalla stessa atmosfera di paura e tensione, pur reagendo in modi profondamente diversi.
Solo quando il padre si assenta, la tensione si scioglie e si può intravedere il lato più vivace e autentico dei personaggi. I tre, infatti, ricordano l’innocente infanzia del figlio ballando e cantando, travolti da una sensazione di libertà che da tempo non era loro concessa.
Quest’ultimo, fragile e segnato da una forte chiusura interiore, riesce finalmente a mostrarsi, esprimendo un animo femminile contrapposto all’ottusità sessista del capo famiglia.
Il ritorno del padre segna la distruzione di questa armonia. Egli umilia il figlio e sfoga la propria rabbia irreprimibile sulla moglie che incolpa di averlo reso una “puttanella”, per poi ammazzarla brutalmente.
Sorprendente è la canzone finale, “Alla fiera dell’Est”, che riassume in modo creativo il tema centrale su cui si sviluppa l'intera vicenda. La struttura, basata su una sequenza di eventi che si aggiungono uno dopo l’altro mantenendo però sempre lo stesso esito finale, richiama infatti l’idea di una violenza destinata a ripetersi.
Mentre la canzone accompagna le ultime immagini dello spettacolo, i personaggi tornano a muoversi nello spazio scenico ripetendo gli stessi gesti già compiuti in precedenza.
Questo parallelismo rende il finale più potente: assume un valore simbolico la figura dell’angelo del focolare. Il suo tentativo di spiccare il volo diventa un’immagine.
ANNA UGGERI – 2ª LICEO CLASSICO MANIN
L’Angelo della morte
Spietato, crudo, vero. Questo è “L’angelo del focolare”, andato in scena al teatro Ponchielli di Cremona il 3 marzo 2026 alle ore 20:30 e figlio della regia crudelmente veritiera di Emma Dante, che scava in profondità, portando alla luce gli oscuri drammi di una relazione che non genera amore, ma morte. Personaggi privi di un proprio nome, perché in essi confluiscono quelli dei numerosi condannati ad un destino comune, dialogano in lingua siciliana, strumento non sempre efficace, poiché non comprensibile all’intero pubblico, ed identificativo di una determinata area geografica, a fronte di una violenza che, invece, appartiene ad ogni luogo. Sullo scenario di una casa arredata con gli oggetti del quotidiano, relazioni familiari paragonabili a quelle del mondo animale, costituito da cacciatori e prede, si uniscono in un focolare il cui fulcro è una donna, interpretata da una potente Leonarda Saffi, che, sebbene già deceduta, viene ripetutamente assassinata da un uomo brutale ed è costretta ogni giorno a risorgere per soddisfare le pretese dei parenti. Una donna che si trova intrappolata in un corpo mortale, quasi un angelo che non possa volare. Al suo fianco un figlio transessuale che si sente figlia, alla ricerca di un’identità negata, arida di futuro, incarnato da un profondo David Leone. Un convincente Ivano Picciallo ricopre, invece, il ruolo di un marito alcolista, violento, limitato: muscoli e sesso sono infatti i suoi unici pensieri. In questa trinità domestica, che indossa sola biancheria senza tempo, si inserisce l’espressiva Giuditta Perriera, che interpreta una suocera in abiti vedovili, la quale vede, ma non vuole guardare. Tra gesti quotidiani, quali le abluzioni e la rigovernatura, si snoda un giorno che pare una vita, costituito da una religiosità rituale praticata per consuetudine, vividi ricordi di gioventù che nascondono rimpianti e un’onnipresente autorità patriarcale, che aleggia sul palco persino quando il capofamiglia non è in scena. Inconvenienti e incomprensioni fanno da cornice ad una violenza perpetua che termina con l’ennesimo, atroce femminicidio. Infine, su una musica vivace i coniugi si uniscono in un valzer che cela, in verità, una danza macabra, la quale si conclude nello sgraziato volo di un angelo ormai deceduto. Un epilogo che pare gridare sommessamente: “Quanti angeli ancora?”.
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