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#DIRITTODICRITICA: 'La Gioia di Danzare', la recensione

Nuovo appuntamento con l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli

La Provincia Redazione

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05 Marzo 2026 - 17:39

#DIRITTODICRITICA: 'La Gioia di Danzare', la recensione

CREMONA - Torna l'appuntamento con #DIRITTODICRITICA, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Protagonista di questo appuntamento è 'La Gioia di Danzare'.

LA RECENSIONE

SIBONI EVA- 5 ISTITUTO TORRIANI

Cascate di applausi in un Ponchielli gremito per La Gioia di Danzare, rappresentazione ispirata all'omonimo libro pubblicato nel 2023 da Nicoletta Manni, étoile della Scala di Milano, che racconta in entrambe le opere il ritrovamento della sua libertà interiore attraverso la danza. Lei stessa e il marito, primo ballerino della Scala Timofej Andrijashenko, sono protagonisti indiscussi del palco, accompagnati da professionisti del corpo di ballo scaligero in coreografie che variano dalla danza classica alla contemporanea.

Lei una nube di diamanti, lui un principe: una forma unica nell'interpretazione de “La Bella Addormentata”, “Casse Noisette Compagnie e "Beddrha ci dormi"”; la loro perfetta sintonia nella più estrema grazia è sempre accompagnata da un perenne sorriso sui loro volti sereni. Tanta complicità non va ad intaccare le loro straordinarie capacità tecniche, rendendo la performance impeccabile.

Degni di nota sono Maria Celeste Losa ed Emanuele Cazzato, in modo particolare nel “Carnevale di Venezia” in cui la maschera non va a celare la loro espressività.

Risultano una coppia dinamica Camilla Cerulli e Mattia Semperboni, che si trasformano in leggiadre statue: dei loro precisissimi gesti, allo spegnersi delle luci, rimane la silhouette di un marmo di Carrara che non si può far altro che ammirare.

Diverso invece il registro del trio di “SENTieri”, in cui Agnese Di Clemente, Darius Gramada e Christian Fagetti eseguono passi intensi in maniera apparentemente semplice, portando ciascuno la propria identità senza tuttavia surclassare l'altro.

Assente è la scenografia, sostituita da luci che passano da sfumature dolci a finestre che aprono al nostro sguardo sui ballerini. Una rappresentazione forse un po' troppo minimalista quando il fine è quello di comunicare un messaggio così grande? Così non è. L'amore e la gioia che si vogliono rappresentare si leggono nei volti degli artisti, che trasformano l'impegno e l'affaticamento in piroette spensierate, salti vertiginosi e prese senza peso. Ottimo quindi anche per lo spettatore meno esperto, che si lascia ammaliare per tutta la durata dello spettacolo, e il tempo vola nel buio della sala. Opera quindi decisamente riuscita nel suo intento, perché cos'è l'amore per la danza se non il riuscire a trasmetterlo anche a chi non la pratica?

 

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