L'ANALISI
STRADIVARIFESTIVAL
26 Febbraio 2026 - 08:24
Il grande pianista Ivo Pogorelich
CREMONA - Attesissimo il debutto cremonese di Ivo Pogorelich, star internazionale della tastiera, che domani alle 21 si esibirà per la prima volta all’auditorium del Museo del Violino per il nuovo appuntamento della rassegna dello StradivariFestival, Il Pianoforte. Uno dei pianisti più discussi e imprevedibili degli ultimi decenni, il nome di battesimo è Ivo, ma i fan preferiscono chiamarlo ‘Divo’: le sue apparizioni sono rare, spesso lontane dai circuiti più esposti, e proprio per questo ogni concerto finisce per avere il peso di un’occasione.
Il programma è interamente dedicato a Ludwig van Beethoven, autore che più di ogni altro mette a nudo il rapporto tra interprete e partitura. Si comincia con la Sonata op. 13 ‘Patetica’, pagina che segna il passaggio definitivo dal classicismo decorativo a un linguaggio più teso e teatrale. Il Grave iniziale, quasi un recitativo strumentale, non è una semplice introduzione ma una dichiarazione di intenti. L’Allegro successivo procede per contrasti bruschi, tensioni ritmiche, accenti spigolosi. L’Adagio cantabile — una delle pagine più celebri dell’intero repertorio pianistico — non offre consolazione facile, grazie alla sua cantabilità trattenuta. Il Rondò finale riporta in primo piano quell’irrequietezza che attraversa tutta la Sonata. Segue la Sonata n.2 op. 31 ‘Tempesta’, una delle opere più enigmatiche del catalogo beethoveniano, dove gli sbalzi dinamici e le sospensioni sembrano mettere continuamente in discussione il terreno sotto i piedi dell’ascoltatore. L’attacco crea un senso di instabilità che percorre l’intero primo movimento. L’Adagio centrale è costruito su una linea sobria, quasi spoglia, mentre il Rondò conclusivo si muove in un moto perpetuo nervoso, teso, senza abbandoni lirici. In mezzo, due Bagatelle — forme brevi solo in apparenza — offrono uno sguardo sul Beethoven tardo, più concentrato e sperimentale. A chiudere, la Sonata op. 57 ‘Appassionata’, banco di prova per qualunque pianista, costruita su una tensione che non si scioglie mai davvero. Composta tra il 1804 e il 1805, l’Appassionata appartiene al pieno sviluppo del cosiddetto periodo eroico e porta alle estreme conseguenze la tensione tra forma classica e forza drammatica. Il primo movimento si fonda su un’inquietudine quasi sotterranea, che esplode in contrasti violenti. Il secondo offre una sospensione meditativa, costruita su variazioni di straordinaria sobrietà. Il finale, senza soluzione di continuità, precipita in una corsa implacabile verso la distruzione del materiale tematico. Gli spettatori potranno confrontare due modi completamente diversi di approcciarsi alla medesima opera: solo due settimane fa, infatti, era stato il pianista austriaco Rudolf Buchbinder a eseguire in auditorium l’Appassionata. Un duello che si preannuncia davvero intrigante. Pogorelich, dal canto suo, affronta questo repertorio da una posizione particolare. La sua carriera, segnata da un’ascesa rapidissima e da scelte spesso controcorrente, lo ha reso una figura divisiva: c’è chi ne ammira la libertà radicale e chi ne contesta gli eccessi. Ma proprio questa distanza dalle convenzioni potrà rendere interessante il suo Beethoven, lontano sia dalla tradizione accademica sia dall’effetto spettacolare fine a sé stesso. Per il pubblico sarà soprattutto un confronto diretto con un’idea forte di interpretazione, in cui il rischio fa parte del risultato. Non la ricerca della versione definitiva, ma di un’esecuzione viva, esposta, a tratti persino scomoda.
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