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La notte che non dorme: monache, vino e feste nel Medioevo

I secoli bui tra torce, delitti e dioco d'azzardo raccontati da Beatrice DEl BO nel saggio Tutto in una notte

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

23 Febbraio 2026 - 05:20

La notte che non dorme: monache, vino e feste nel Medioevo

Andrea Mantegna ‘Agonia nel giardino’ 1455-1456 (National Gallery London)

CREMONA - «Le malfamate monache di San Salvatore di Cremona partecipano alla vendemmia insieme ai rustici, restando nelle vigne tutto il giorno e, a volte, addirittura dopo il calar della sera, quando le scellerate si divertono a saltare, cantare e ballare». E ancora: ubriacarsi, con la complicità del buio, non era insolito, anche nelle celle monacali. Secondo le testimonianze lo avrebbe fatto più o meno regolarmente «la badessa Tolomea di Cremona, con il suo vino esclusivo, buono e delicato, che spesso manda a prendere fuori dal cenobio. Pare che la monaca non lo regga molto, però, e si ubriachi, come si intuisce dai sintomi, cioè ‘la passione nel cuore, gli occhi rossi e lucidi’ dati ‘dal calore del vino’».

Sono questi due passaggi dell’ultimo saggio di Beatrice Del Bo, docente di Storia economica del Medioevo all’Università degli Studi di Milano, dedicato alla notte nell’età di mezzo. Il volume, ‘Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo’, edito da Il Mulino, sarà presentato mercoledì pomeriggio alle 18 presso il Museo archeologico San Lorenzo; l’incontro è promosso dalla Società Storica Cremonese.

IL PIACERE DI DIVULGARE

Il nuovo saggio segue quelli dedicati all’illuminazione nell’età di mezzo, ‘L’età del lume. Una storia della luce nel Medioevo’, e al veleno con ‘Arsenico e altri veleni. Una storia letale nel Medioevo’, tutti pubblicati da Il Mulino. Prima di entrare nel merito della nuova fatica di Del Bo, è giusto fornire il contesto di una ricerca storica e di una propensione alla divulgazione colta, ma non barbosa, che la docente porta avanti con caparbia e seducente determinazione.

Il postulato è semplice: scardinare l’immagine di un Medioevo cupo, decadente, triste e cencioso. Del Bo – fonti alla mano – racconta un altro Medioevo: operoso, tutt’altro che buio, ingegnoso e pieno di vita. Per farlo dà vita a narrazioni che intrecciano documenti e scritti letterari, tradotti e restituiti con piacevolezza, senza pedanteria, e messi in relazione con l’attualità senza forzature, ma cercando una prossimità con il lettore. Tutti questi ingredienti invitano alla lettura e anche l’ultimo lavoro, dedicato a una storia insonne del Medioevo, si legge davvero ‘Tutto in una notte’, per riprendere il titolo del libro. Questa sottolineatura non è superflua: aiuta ad avvicinare anche il lettore non avvezzo ai saggi storici, che nel lavoro di Del Bo trova una piacevolezza quasi romanzesca.

DOPO IL TRAMONTO, SI VIVE!

È allora divertente addentrarsi nella notte medievale, nella necessità di misurare il tempo che scandisce le attività umane, ma che al calar del sole non le fa cessare. «La luna è centrale nell’immaginario medievale, anche perché rischiara il cielo, quasi a giorno, regola le attività agricole e determina il futuro della nascita», osserva Del Bo, malgrado nell’iconografia medievale stelle e luna non siano protagoniste e il contesto notturno sia spesso deducibile dalla presenza di torce su cieli dorati.

La paura del buio è invece frutto di «una costruzione sociale, trasmessa e consolidata dai significati attribuiti nel corso del tempo al colore nero, soprattutto dalla cultura cristiana e dalla giurisprudenza». Nero è l’Inferno; i delitti compiuti di notte prevedono pene doppie rispetto agli stessi reati commessi alla luce del sole. Animali come il gufo, l’orso, il corvo e il pipistrello sono visti come creature del diavolo perché abitatori della notte: «è comunque la letteratura cristiana che trasforma il lupo da bestia solitaria e schiva a feroce mangiatore di uomini».

COL FAVORE DELLE TENEBRE

Del Bo procede per capitoli tematici, partendo da una sorta di guida alla notte medievale, in cui esamina la necessità di computare il tempo e le caratteristiche di una notte tutt’altro che buia: illuminata da torce e regolata da norme che impongono doveri precisi ai cittadini per la sicurezza della città, dopo la chiusura delle porte.

L’autrice racconta come e quando si cena, il ruolo delle taverne – spazi pubblici in cui si gioca e ci si diverte fino a tarda notte – e come anche i monasteri non siano così silenziosi dopo il tramonto: ne sono prova le monache di San Salvatore. Il divertimento notturno spazia dal gioco d’azzardo alle feste, fino ai fuochi d’artificio che illuminano la notte e celebrano il potere del signore di turno, re o papa che sia.

C’è una città che non dorme, fatta di guardie e ufficiali pubblici, ma anche di notai e artigiani che lavorano nelle loro case-botteghe al lume delle candele. Del Bo racconta anche come si viveva la sessualità nel Medioevo con la complicità del buio, smentendo l’usanza dello ius primae noctis, una delle tante fole sull’epoca, e mostrando come la passione erotica femminile finisse spesso per essere scambiata per frenesia stregonesca, con tanto di processo sessuofobico. La pericolosità dei viaggi notturni, la tendenza a delinquere con la complicità della notte e, infine, il tanto agognato riposo – non sempre tranquillo – completano questo viaggio tematico che restituisce al lettore squarci notturni di secoli bui che, poi, tanto bui non erano.

Beatrice Del Bo, Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo, Il Mulino, Bologna, 2026, pagine 274, 19 euro.

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