L'ANALISI
22 Febbraio 2026 - 09:17
Umberto Galimberti e il pubblico all'Infinity 1
CREMONA - «Per i giovani, oggi, non c’è più futuro perché la nostra cultura glielo ha sottratto. Prima il futuro era lì ad aspettarci, dovevamo impegnarci per ottenerlo ma c’era. Oggi no. E per questo i giovani soffrono». Era quasi impossibile, ieri sera, lasciare la lezione-spettacolo del filosofo Umberto Galimberti al teatro Infinity 1 di CremonaFiere senza portarsi dietro un fitto bagaglio di dubbi e interrogativi.
Il professore, la cui esistenza è stata «dedicata al sapere, il miglior strumento per esprimere la vita», è venuto a Cremona con «Il bene e il male. Educare le nuove generazioni», un momento utile a riflettere sulle sfide educative e antropologiche che caratterizzano la nostra epoca. Il tema era il malessere vissuto dai giovani di oggi, che può drammaticamente sfociare in episodi di depressione, disturbi alimentari, hikikomori (persone che si ritirano dalla vita sociale, isolandosi nella propria stanza) e persino suicidi.
Galimberti ha iniziato il suo ragionamento dal concetto di storia: «Il cristianesimo ha introdotto la storia, che è composta da tre momenti: il passato che è negativo, il presente che è il tempo della redenzione, e il futuro che è positivo, può portare salvezza. Noi ci cibiamo della speranza nel domani, che altro non è se non una coccola per il cuore. Ma se il mondo di oggi può esistere senza Dio, allora crolla anche l’idea di futuro e la speranza in un futuro che tolga i problemi del presente».
L’analisi si è poi incentrata sulle varie fasi della vita di un giovane: dall’infanzia all’età scolastica. I bambini nascono in una famiglia - «luogo disastrato» l’ha descritta il professore - e nei primi anni di vita imparano come conoscere il mondo e come reagire ai suoi stimoli. In questa fase è fondamentale parlare con loro, tanto, di ogni argomento; bisogna parlare di emotività, di sentimenti, di affetti, perché dai 12 anni in poi «le parole diventano vane». Con l’inizio del percorso scolastico cambia completamente l’universo dei bambini: prima amavano solo i genitori, poi amano la maestra. Ma a questo punto emerge un altro problema: «La scuola italiana - ha spiegato Galimberti - non educa i bambini, al massimo li istruisce. Ma la mente non si apre se prima non si apre il cuore».
Con l’inizio delle scuole medie, già a 10/11 anni, i ragazzi «scoprono la sessualità», e questo comporta una crisi del soggetto, che mette in discussione il suo giudizio sul mondo. Se prima un tramonto rappresentava «il sole che va a nanna», con la scoperta della sessualità questo momento diventa romantico, lo si immagina con a fianco un’altra persona. La scuola dovrebbe insegnare ai giovani come «sviluppare delle emozioni che sono lo strumento con cui si percepisce la differenza tra il bene e il male».
Il vero fulcro della serata, però, è stata certamente l’eccezionale capacità comunicativa di Galimberti, capace di tessere un dialogo magnetico tra i classici e la contemporaneità. Citando con disinvoltura Platone, Nietzsche, Freud, e molti altri, il professore ha trasformato le vette del pensiero filosofico e psicanalitico in strumenti vivi, accessibili a tutti ma mai banali. Non è stata una lezione, ma un esercizio di pensiero attivo: Galimberti ha così dimostrato che la filosofia, quando maneggiata con tale maestria, non serve a spiegare il mondo, ma a imparare nuovamente a sentirlo.
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