L'ANALISI
08 Febbraio 2026 - 09:10
CREMONA - «Non è vero che si stava meglio quando si stava peggio, si stava meglio perché eravamo giovani. E dato che noi da giovani andavamo in osteria, abbiamo pensato di portare sul palco questo luogo così importante per noi».
Ieri sera al teatro Infinity 1 si è trasformato in una vibrante osteria fuori porta, palcoscenico di una serata all’insegna della comicità più schietta e travolgente. Protagonista assoluto Giuseppe Giacobazzi (al secolo Andrea Giuseppe Sasdella, classe 1963), il ‘poeta’ romagnolo che da oltre due decenni trasforma l’accento della sua terra e il vissuto quotidiano in una macchina da risate perfetta.

Accolto con una metafora culinaria — presentato come il «Carlo Cracco della comicità e l’Antonino Cannavacciuolo del risata» — il cabarettista ha imbastito uno show che ha celebrato il rito della convivialità e i ricordi di gioventù.
Ad affiancarlo in questa scanzonata ‘cena tra amici’, il collega Andrea Vasumi, le incursioni musicali del duo I Masa e una ventina di spettatori, seduti a tavoli imbanditi con le iconiche tovaglie a quadri, tra un bicchiere di vino e un assaggio della tradizione, che hanno contribuito a ricreare quel clima da osteria tanto caro a Giacobazzi (che, come ha rivelato lui stesso, in gioventù ha lavorato proprio come oste alle porte di Bologna).
«Le osterie per noi erano un punto di riferimento — ha raccontato il comico —, luoghi inclusivi dove il politicamente corretto non era ancora di moda e si dava una mano a tutti, senza distinzione di sesso, razza o religione». Ed è proprio nel solco di questo rifiuto dei filtri moderni che si è snodato lo spettacolo: Giacobazzi ha attinto alla forza dei ricordi di gioventù, celebrando quella libertà di essere ‘sopra le righe’ che oggi appare quasi rivoluzionaria.
Per questo il comico non si è risparmiato, toccando con la consueta verve la sfera sessuale e l’amore libero, senza tralasciare i vizi goliardici della sua generazione, tra i fumi di qualche trasgressione giovanile e la celebrazione quasi rituale del buon vino. Con l’ironia di chi guarda al passato senza moralismi, ha saputo raccontare quegli eccessi tipici della vita da bar, trasformando il consumo smodato e lo spirito ‘stupefacente’ di certe serate romagnole in un racconto antropologico che ha divertito la platea senza mai cadere nella volgarità fine a se stessa.
Ridendo di cuore, il pubblico ha restituito al comico tutta la passione che mette nei suoi spettacoli e nella sua arte da quando ha cominciato, vent’anni fa, in televisione, ospite fisso e amatissimo del programma televisivo «Zelig».
In questo viaggio nel tempo, Giacobazzi ha confermato che la vera satira non necessita di grandi artifici scenici, ma si alimenta di quella schiettezza popolare che, partendo dai tavoli di un'osteria, riesce ancora a parlare a tutti. È la capacità di trasformare il quotidiano in epica, celebrando un’umanità imperfetta, ma autentica che il pubblico riconosce come propria, tra nostalgia e liberazione.
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