L'ANALISI
06 Febbraio 2026 - 10:31
Una scena della coreografia Wir sagen uns Dunkles di Marco Goecke con il Nederlands Dans Theater 2(© Rahi Razvani)
CREMONA - Il corpo, lo spazio, la musica. La danza, soprattutto quella contemporanea spesso estranea a tessiture narrative, è questo: una complementarietà di elementi fisici e altri impalpabili, di evanescenza e concretezza. Il Nederlands Dans Theater non fa eccezione, neppure nella versione giovanile che mercoledì al Ponchielli ha aperto l’edizione 2026 della danza. In scena i quindici danzatori tra i 17 e i 22 anni dell’Ndt 2, bravissimi nell’interpretare tre coreografie di altrettanti artisti che hanno mediamente meno di cinquant’anni.
E in platea nugoli di bambine e ragazzine che frequentano le tante scuole cremonesi di danza e che hanno saputo farsi coinvolgere da uno spettacolo non semplice, attraversato da momenti di cupezza. Ad aprire il trittico, Folka di Marcos Morau, coreografo spagnolo che da alcuni anni a questa parte raccoglie consensi, premi e riconoscimenti in mezzo mondo. Sorta di Sagra della primavera contemporanea, la sua coreografia è una danza dionisiaca in cui uomini e donne si aggregano e si disgregano in una ritualità mai fine a sé stessa.
Sono corpi in movimento, elementi di un ingranaggio che li inghiotte e li sputa, li fa nascere e li uccide. È un magma caotico eppure perfetto, in cui i ballerini si muovono con la precisione di un metronomo, dando forma allo spazio vuoto intorno a loro, avvolti da un buio che ricorda la fine del mondo o anche il suo inizio. I canti folklorici balcanici che fanno da colonna sonora alla coreografia contribuiscono a sospendere il tempo, riportano alla genesi di miti e di riti che sottotraccia ci toccano ancora oggi.
Sembra essere sospesa nel tempo anche Wir sagen uns Dunkles di Marco Goecke, coreografo tedesco tra i più interessanti a livello internazionale della sua generazione. Il titolo - in italiano ‘ci diciamo cose oscure’ - è impegnativo. È infatti un verso di Paul Celan, ispirato alla sua storia d’amore con Ingeborg Bachmann. Le parole sono solo un motivo di ispirazione, l’eco di una relazione fortissima, sofferta e tormentata. Le musiche dei Placebo si alternano alle classicissime pagine di Schubert e di Schnittke e nella coreografia entrano di diritto le frange glitterate dei pantaloni indossati dalla compagnia.
Che siano in solo, in duetto o in scene corali, danzatrici e danzatori si incontrano/scontrano in quella che sembra essere una disanima delle relazioni umane. I movimenti sono rapidi, spigolosi, ansiogeni, portatori di un’estetica che sa trasformare tutto in bellezza. Quella di Goecke è una frenesia che ci scuote ed emoziona, è una velocità che ha il segno del nostro vissuto contemporaneo. Ci sono angoscia e insieme grazia, ci sono colli incassati nel busto, movenze nevrotiche, braccia roteanti. E c’è una dissociazione - forse anche mentale - che spariglia e affascina, esaltata dal linguaggio coreutico inconfondibile di Goecke.
Il trittico si chiude con un deciso cambio di registro. Fit di Alexander Eckman è un lavoro gradevole, ironico e autoironico. Fit in inglese significa adattarsi, stare bene e - da fitness ad outfit - è da tempo entrato nel nostro quotidiano. Cosa ci fa stare bene? A cosa ci adattiamo?: sono le domande da cui è partito il coreografo svedese. Quesiti impegnativi per un risultato allegro e scanzonato. Danzatrici e danzatori indossano tutù morbidi, lunghi e bianchi che con il loro nitore trasparente da soli riescono a illuminare la scena.
Si muovono su musiche orecchiabili, entro una coreografia che alterna armonia e dissonanza di gesti, che unisce e spezza i contatti tra i corpi. Finisce tra applausi scroscianti e generosi per l’Ndt 2 e i suoi giovanissimi ballerini: Nathan Allen, Masa Anic, Esmee Boevink, Nathaniel Belnavis-Wright, Giovanna Doria, Joan Jansana Escobedo, Sophia Frilot, Joey Gertin, Chléa Giguère, Eliana Hayward, Ruth Lee, Justin Padilla, Erin Park, Nathanaël Plantier e César Sautès-Vescovali. Buona la prima, quindi. Il prossimo appuntamento è il 22 febbraio, quando al Ponchielli saranno di scena Les Ballets de Monte-Carlo con Romeo e Giulietta di Jean-Christophe Maillot.
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