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COMICITÀ A TEATRO

Risate frizzanti Max Giusti senza freni

Due ore all’insegna dell’ironia, del ‘politicamente scorretto’ e della buona musica al Ponchielli

Luca Muchetti

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02 Febbraio 2026 - 09:07

Risate frizzanti Max Giusti senza freni

CREMONA - Vulcanico, scorretto e senza freni. Con Bollicine Max Giusti, ieri al teatro Ponchielli, ha regalato due ore di one man show a briglie sciolte. Sulla graticola ci finiscono un po’ tutto e tutti: «Sono andato a Milano per ingaggiare dei social media manager — dice imitando la parlata del giovane milanese con la sigaretta elettronica sempre in mano —. ‘Racconta la tua quotidianità, Max, tipo il caffè del mattino’, mi hanno detto alla prima riunione creativa. Mi sono chiesto se dovevo pagare 3 mila euro al mese per questa consulenza. L’ho fatto. E il giorno dopo avevo più commenti della Ferragni dopo il pandoro. Avevano ragione loro: è pieno de cojoni”.

Con lui sul palco c’è la SuperMaxBand, il gruppo formato da Fabio Di Cocco al pianoforte, Pino Soffredini alle chitarre, Fabrizio Fasella al basso e Daniele Natrella alla batteria. «Ci sono video ipnotici sui social, io ne guardo un sacco: dopo che ne hai visti 200 in mezz’ora, quando poi ti alzi sulla tazza, perché siamo sinceri, siamo tutti lì, hai il tatuaggio qua», dice stampandosi due pugni sulle natiche e prima di lanciarsi in una versione di Bollicine di Vasco Rossi accompagnata dagli applausi del pubblico. «A Roma mi chiamano Il Milanese perché ho perso l’accento», spiega fra le risate dopo quasi un’ora di sketch farciti di un romanesco schietto.

Cremona viene citata spesso: «In piazza Stradivari ho visto un sacco di biciclette del delivery. Glovo va fortissimo a Cremona: ma se vivi qui vai da solo a pigliarti la pizza no?!». Il dialogo con il pubblico è continuo e una parte consistente dello spettacolo è improvvisata con battute a raffica nate dagli scambi con la platea. Comico, cabarettista, imitatore, conduttore televisivo, conduttore radiofonico, attore, doppiatore e drammaturgo, Giusti è autore di una comicità popolare e verace che non risparmia niente, capace di triturare vizi, virtù, tic quotidiani: app, chef in tv, mariti che non sanno cucinare, figli appassionati di trap che martirizzano padri in autostrada.

«I testi della musica trap sono pieni di storie di sofferenza, disagio, degrado, di strada. E sono tutti ragazzi giovanissimi. ‘Mamma non c’era, papà in galera, l’ascensore non funzionava, ma io ce l’ho fatta, ce l’ho fatta, ce l’ho fatta, ce l’ho fatta’. E ‘sti cazzi. Anche io un po’ ce l’ho fatta, ma non giro a rompere i coglioni. Invece i cantanti con cui siamo cresciuti noi, anche dopo i 70 anni sono sempre innamorati. Con chi ce le hanno queste storie d’amore? Con la caposala? A 70 anni quando ti batte il cuore non è amore, è un extrasistole».

La programmazione al Ponchielli continua mercoledì con Nederlands Dans Theater, una serata eccezionale questa, che vedrà protagonisti tre grandi coreografi a livello mondiale e i loro ultimi intensi lavori egregiamente interpretati dai talentuosi NDT2.

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