L'ANALISI
29 Gennaio 2026 - 15:08
CREMONA - Torna l'appuntamento con #DIRITTODICRITICA, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Protagonista di questo appuntamento è ‘I sommersi e i salvati’, serata organizzata in collaborazione con la rivista culturale Doppiozero e la Fondazione Hapax in occasione della Giornata della memoria, che ripropone alcune letture tratte dall’ultimo libro pubblicato da Primo Levi nel 1986.
LUDOVICA CIVIDATI – 4ª LICEO CLASSICO MANIN
Raramente si assiste agli spettacoli direttamente sul palco, rivolti verso la platea, osservando gli attori recitare con i palchi del Ponchielli a fare da sfondo. Eppure è stata proprio questa la prospettiva in cui, il 27 gennaio, ha avuto luogo la toccante lettura di Federica Fracassi, che, con la sua voce limpida e chiara, ci ha proposto vari brani significativi, tratti da “La tregua” e “I sommersi e i salvati” di Primo Levi, straordinarie opere letterarie oltre che di testimonianza storica e umana.
Filo conduttore della serata è stato un sentimento preciso e straziante: la vergogna, quella stessa vergogna che «i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui», che arriva a diventare la vergogna di «essere un uomo».
Marco Belpoliti, con i suoi commenti mirati e profondi, è stato un aiuto importante per assimilare la profondità dei contenuti di Levi, che scrive per tentare una “catarsi” da un’esperienza che lo ha marcato nel nucleo più intimo del suo essere: la sua umanità, smontata da altri. Tuttavia è lui, benché sia la vittima, a provarne vergogna.
L’apice della riflessione si raggiunge grazie all’ultima frase della traduzione di Primo Levi del “Processo” di Kafka: «Ed era come se su di lui la vergogna dovesse sopravvivere». Levi riesce a decriptare una frase che ad altri sembrava terribilmente enigmatica, perché forse, attraverso la tragica e ignominiosa esecuzione del protagonista Josef K., cerca anche di esprimere una parte indelebile di se stesso: in lui la vergogna sopravvive, senza lasciarlo mai.
Al giorno d’oggi, letture come questa diventano essenziali per veicolare la memoria di ciò che è accaduto e per cercare di comprendere ciò che sta accadendo di nuovo nel nostro mondo. Ci lascia un messaggio di responsabilità, di continuare a coltivare la consapevolezza, ricordando sempre che «L’unico indizio su ciò che l’uomo può fare è ciò che l’uomo ha fatto».
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