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IL GIORNO DELLA MEMORIA

Brahms ad Auschwitz con le ragazze musiciste

Il recital di Corradini al Ponchielli: voci e testimonianze sull’orchestra femminile del Lager

Barbara Caffi

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bcaffi@laprovinciacr.it

27 Gennaio 2026 - 09:31

Brahms ad Auschwitz con le ragazze musiciste

Claudia Bianchi, Nausicaa Bianchi e Isabella Condini con Matteo Corradini

CREMONA - Theodor W. Adorno sosteneva che «scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie». Per contro, proprio lo sterminio della sua famiglia, inghiottita nell’orrore della Shoah, ha portato Paul Celan a cercare nella poesia una possibile risposta alla forma più violenta del male e a confrontarsi con una lingua - il tedesco - che era al tempo stesso materna e in uso agli aguzzini, scivolando in un annullamento di sé che l’avrebbe portato al suicidio nel 1970.

È a questi due estremi sulla funzione dell’arte che si pensa assistendo al Concerto per conchiglia e orchestra ideato e diretto da Matteo Corradini. In scena ieri mattina al Ponchielli per le scuole, il recital è stato organizzato dagli assessorati alla Cultura e all’Istruzione del Comune in occasione del Giorno della memoria. Voluto perché «un’esperienza diretta avvalora l’insegnamento» e perché «la scuola non deve solo insegnare ma anche formare», come hanno sottolineato gli assessori Rodolfo Bona e Roberta Mozzi, il reading di Corradini ha accompagnato ragazze e ragazzi a scoprire la storia dell’orchestra femminile di Auschwitz.

Gli assessori Roberta Mozzi e Rodolfo Bona

Avevano un senso le note di Boccherini o di Schubert mentre centinaia e centinaia di migliaia di persone venivano annichilite ogni giorno, torturate, uccise, costrette a lavori inutili e spossanti, umiliate, private della dignità, assassinate nelle camere a gas, ridotte a Stücke, pezzi? Aveva un senso Brahms? Aveva un senso Haydn? «C’erano sei orchestre maschili ad Auschwitz - racconta Corradini -, avevano il compito di suonare all’uscita e al rientro dei prigionieri impegnati nei lavori esterni al campo, durante le selezioni e quando i prigionieri venivano mandati alle camere a gas oppure allietavano le Ss».

E c’era un’orchestra femminile con compiti analoghi. La mette insieme Maria Mandl, la ‘bestia di Auschwitz’. Ci sono prigioniere che sanno già suonare, altre che non hanno mai visto uno strumento ma si aggrappano ai tasti della fisarmonica o all’archetto di un violino perché in un campo di sterminio tutto è questione di vita o di morte. Corradini racconta in prima persona testimonianze e ricordi di otto delle prigioniere musiciste. Risuona la voce di Fania, ebrea francese e resistente che nascondeva le bombe a mano nei vasi di geranio, arrestata a Parigi dalla Gestapo durante uno spettacolo, portata via in abito da sera e con un bicchiere di champagne in mano.

Risuona la voce di Anita, Esther, Claire, Zippi, Helena e Violette. Risuona la voce di Alma, «cresciuta dentro la custodia di un violino», nipote di Gustav Mahler, pianista e compositrice, che come direttrice dell’orchestra riesce a ottenere una stanza tutta per sé. Lì, dove l’umanità si è fermata. Lì, dove l’unica definizione possibile è ‘indicibile’ perché - semplicemente - non ci sono parole. Frammenti autobiografici, testimonianze di vita nell’universo concentrazionario nazista, la normalità di violenza e crudeltà gratuite si alternano alla musica.

Schubert, Strauss, Haydn, Boccherini e altri che erano nel repertorio della Mädchenorchester von Auschwitz, l’orchestra delleragazze. La suonano Claudia Bianchi al violino, Isabella Condini alla viola e Nausicaa Bono al violoncello che accompagnano Corradini sul palco. Il pubblico è attentissimo, l’emozione palpabile. «L’orchestra di Auschwitz è come una conchiglia sulla spiaggia - conclude Corradini -, possiamo raccoglierla e avvicinarla all’orecchio, sentire la musica, la libertà».

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