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PATRIMONIO DI ARTE E FEDE

Nella chiesa in restauro spunta il Cristo del ’400

Entro Pasqua dovrebbe finire il primo lotto dei lavori alla Santissima Trinità di corso Vacchelli

Gianpiero Goffi

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redazione@cremonaonline.it

23 Gennaio 2026 - 05:20

Nella chiesa in restauro spunta il Cristo del ’400

Particolare di un affresco nella chiesa della Santissima Trinità

CREMONA - Dalla fine dello scorso settembre sono stati avviati - con l’autorizzazione della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio, del Comune e dell’Ufficio dei beni culturali ecclesiastici della diocesi – gli interventi di restauro conservativo dei dipinti murali, degli stucchi e degli apparati lignei laccati e dorati, all’interno della chiesa della Santissima Trinità di corso Vacchelli, sussidiaria della parrocchia di San Michele.

La costruzione della chiesa, inizialmente dedicata al martire San Gregorio, e ampiamente rimaneggiata nei secoli successivi, risale al 1369. La conclusione del primo lotto dei lavori, riguardanti l’abside, la cupola, l’area presbiterale e l’arco trionfale che ad esse immette, è prevista attorno a Pasqua (quest’anno il 5 aprile). Sotto la direzione dell’architetto Stefano Damini, gli interventi sono stati affidati alla ditta Rizzi dei coniugi Luigi Rizzi e Federica Cattadori, che insieme al parroco di San Michele don Aldo Manfredini, ci hanno illustrato lo stato, gli obiettivi e le scoperte fin qui emerse dai restauri.

Federica Cattadori al lavoro

In particolare, a questo proposito, lo spostamento della pala dell’altare maggiore dedicata alla Santissima Trinità con San Gregorio e San Filippo Neri, opera settecentesca di Johann George Fochezer, ha portato alla luce un sottostante affresco quattrocentesco raffigurante il Cristo attorniato dagli elementi del martirio, e arricchito da molte finiture a secco; le campionature hanno rivelato un fondo di azzurrite (con tutta probabilità il colore originario) che in alcuni punti, a causa dell’umidità, si è trasformata, nel corso del tempo in malachite.

Si ritiene che sotto il dipinto murale fossero originariamente collocate le reliquie di San Gregorio. L’affresco sarà presto oggetto di uno studio specifico da parte della storica dell’arte Mariella Morandi, alla quale si deve la pubblicazione, nel 2019, del saggio ‘La chiesa di San Gregorio e della Santissima Trinità e l’ospedale dei pellegrini a Cremona’ (edito da Fantigrafica).

Il Cristo quattrocentesco riemerso durante i lavori di restauro

Vi si apprende tra l’altro che la chiesa - in genere aperta nel periodo primaverile ed estivo per due celebrazioni settimanali e per le visite guidate organizzate dai volontari del Touring Club Italiano e che, in un recente passato, era stata data in uso alla comunità ortodossa romena – deve l’odierna e prevalente intitolazione all’essere stata conferita nel 1591 alla Confraternita della Santissima Trinità, fondata da San Filippo Neri, anche con il compito di accogliere i pellegrini, ma poi soppressa dal governo austriaco nel 1755 e aggregata alla Confraternita del Santissimo Sacramento di San Michele. La Santissima Trinità fu anche per breve tempo sede di una parrocchia autonoma (1788-1805), dopodiché venne stabilmente riunita, come è tuttora, a quella di San Michele.

La scelta dei restauratori – spiegano Cattadori e Rizzi – è stata quella «di rimuovere la dominante ridipintura in verde, risalente al 1939, il che ha permesso di far riemergere le bellissime decorazioni in stucco realizzate nel 1770 dal milanese Sermini». Di particolare rilievo risultano i dipinti, anch’essi in restauro, della cupola, dedicata all’esaltazione della Trinità: nella tela del capocielo è raffigurato Dio Padre, sulla cornice lignea lo Spirito Santo scolpito in forma di colomba, mentre Gesù Cristo è presente nel Crocifisso dell’altare sottostante.

Luigi Rizzi, Federica Cattadori e don Aldo Manfredini

Nella volta, circonda Dio Padre l’affresco settecentesco di un coro di angeli che sembrano scendere dal cielo; sui pennacchi, infine, sono rappresentati i quattro dottori della Chiesa latina: Ambrogio, Agostino, Girolamo, Gregorio Magno. Il degrado riscontrato in molte zone della chiesa, dalle volte alle pareti – precisano i restauratori – è da attribuire «alle precedenti infiltrazioni d’acqua provenienti dalla copertura, dalle finestre e dall’umidità persistente causata da una risalita capillare. Sulle volte l’infiltrazione di acqua ha portato alla formazione di sali, una forte decoesione ed esfoliazione della pellicola pittorica originale, annerimenti e sollevamenti degli intonaci».

Si è proceduto e si sta procedendo con consolidamenti, puliture e trattamenti differenziati a seconda delle esigenze riscontrate, per un recupero che avrà anche l’effetto di restituire luminosità all’edificio sacro. Da segnalare anche che sull’arco di accesso al presbiterio, sotto il precedente cartiglio trinitario, ne è venuto alla luce un altro riportante, in latino, un brano della prima lettera di San Giovanni apostolo che richiama al mistero dell’unità e trinità di Dio. Anch’esso concorre a quella che don Manfredini ha descritto come «consistente testimonianza della fede dei nostri padri: quanta cura nei secoli, quante trasformazioni e adeguamenti... per esprimere la fede in Dio, essere luogo che induca alla preghiera, dia vigore alla speranza e provochi alla carità verso il prossimo».

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