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#DIRITTODICRITICA: «Ekodance», le recensioni degli studenti

Nuovo appuntamento con la stagione 'Cibo per mente anima cuore corpo' del Ponchielli

La Provincia Redazione

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20 Aprile 2022 - 15:51

#DIRITTODICRITICA: «Ekodance», le recensioni degli studenti

CREMONA - Nuovo appuntamento con Diritto di critica, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Si prosegue con «Ekodance»: leggi le recensioni qui sotto.

 

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FERRARI MATILDE – 4 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Tre declinabili sprazzi coreografici sono stati inscenati dalla Ekodance Company Mercoledì 13 aprile al Teatro Amilcare Ponchielli di Cremona. Prese singolarmente, le composizioni erano sublimi, mozzafiato. Un’attenzione particolare per la giovanissima coreografa Roberta Ferrara, che ha dato prova di una maestria disarmante: “Nel tempo che fugge” è stato senza alcun dubbio il momento più sentito, concitato e ricco di pathos all’interno della serata. Non certo sminuendo “La Bella” e “In perpetuum”, che sono due composizioni coreografiche di immenso spessore, a mio avviso Roberta Ferrara ha sapientemente saputo ammaliare con incastri corporei, prese e dinamiche spaziali sorprendenti. Merito anche dei ballerini che hanno con linee, tecnica, ma soprattutto immensa espressività dato vita a quanto è stato da lei ideato. Inequivocabile la presenza di Fernando Suels Mendoza sul palco, un performer sontuoso di una maestria rara, anche a livello coreografico: semplicemente impossibile distogliere lo sguardo. Mi sento di muovere una critica invece alla struttura complessiva dello spettacolo: come affermato inizialmente le singole immagini erano straordinariamente evocative, per citarne una ad esempio, il parto inscenato e rivisitato in chiave ironica tramite la danza contemporanea nella prima parte dello spettacolo. Ciò che invece è risultato manchevole è la connessione dei singoli momenti: poco chiaro il nesso logico di fondo. Gli spettatori però sembravano entusiasti, la componente danzata ben eseguita ha forse mascherato questa lacuna, eppure a distanza di qualche giorno ancora non mi sono chiari gli accostamenti di queste composizioni coreografiche. Si passa infatti dalla rilettura contemporanea di Mats Ek che vede Aurora, in maniera molto concreta anche nel danzato, come un’adolescente ribelle inglobata nel vizioso e deleterio circolo della droga, a una concezione astratta della fugacità del tempo che invece si focalizza sul suo percorso di accettazione e non più di ribellione. Un salto stilistico-coreografico e concezionale forse troppo spiccato? Rimane comunque un sentore positivo, di soddisfazione tra i presenti, poiché come già sostenuto la bravura dei ballerini, la loro sincronia, precisione e spiccata personalità sanano ogni plausibile critica.

POLI BEATRICE – 5 LICEO CLASSICO MANIN

Tempo e spazio dominano sempre le nostre vite: è possibile distaccarsi da essi, anche se per solo un momento? La risposta è sì e ci viene fornita dal dittico Bella Addormentata-In Perpetuum di Ekodance Company. La prima parte dello spettacolo è composta da alcuni estratti della Bella addormentata di Mats Ek e da Nel tempo che fugge. Le famosissime coreografie di Mats Ek (curate da Pompea Santoro) sono caratterizzate da magnifici e armoniosi contrasti tra musica e movimenti; le note di Cajkovskij sono accompagnate da passi spezzati e frammentati nella loro continuità: la fluidità del corpo è accostata a piedi in posizione di flex, gambe piegate etc. etc. I danzatori sono in grado di eseguire i passi con grande forza espressiva, riuscendo a dare significato ad ogni singolo movimento, affrontando un tema di estrema attualità: la droga. Nel tempo che fugge di Roberta Ferrara emerge la sospensione del tempo. Il palco è pervaso da un’atmosfera estremamente intima: tre uomini e una donna occupano il centro della scena, creando delle composizioni all’insegna di fluidità, dinamismo e armonia. I danzatori, utilizzando i propri corpi, formano delle composizioni che delineano icasticamente la sospensione del tempo: ciascun movimento si ferma per un istante e poi ne genera uno nuovo. Il tutto è dominato da forte consequenzialità e naturalezza. La seconda parte della rappresentazione, In perpetuum di Fernando Suels Mendoza, indaga lo spazio che separa il mondo dei vivi da quello dei morti, due luoghi che, nonostante l’apparente distanza che li divide, sono strettamente connessi l’uno all’altro, grazie alla forza del ricordo. Il nero pervade la scena e le coreografie sono caratterizzate da numerosi momenti d’insieme, denotati da forte equilibrio e naturalezza. Particolarmente significativo è l’assolo eseguito dal coreografo: egli domina la scena e, grazie alla propria abilità, da inizio ad una serie di movimenti che, come una scia luminosa, guida gli altri danzatori, illumina e coinvolge il pubblico. Questo dittico, dominato dalla magia della danza, fornisce agli spettatori interessanti chiavi di lettura che permettono di riflettere sul vero significato della vita.

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