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#DIRITTODICRITICA: «La Vedova Allegra», le recensioni degli studenti

Nuovo appuntamento con la stagione 'Cibo per mente anima cuore corpo' del Ponchielli

La Provincia Redazione

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28 Marzo 2022 - 09:53

#DIRITTODICRITICA: «La Vedova Allegra»,  le recensioni degli studenti

CREMONA - Nuovo appuntamento con Diritto di critica, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Gli aspiranti critici proseguono con «La Vedova Allegra». Leggete e votate la recensione che preferite.

 

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NOBILE BEATRICE – 4 LICEO VIDA

Ballare, divertirsi e amare: in poche parole “La vedova allegra”. Messa in scena per la prima volta nel 1905 con la musica di Franz Lehár, l’operetta è stata riproposta da Corrado Abbati al Teatro Ponchielli di Cremona, domenica 20 marzo dalle ore 16. La storia ha inizio in un’elegante festa a Parigi, organizzata dal Barone ambasciatore del Pontevedro. Il suo obiettivo è quello di fare in modo che Anna Glavari, una giovane e ricca vedova, si risposi con un pontevedrino, per mantenere le sue ingenti finanze nelle casse dello stato. A questo proposito cerca di convincere il conte Danilo, un tempo l’amato di Anna, ma il candidato non sembra minimamente propenso ad accettare. Dal canto suo anche Anna non vuole ammettere ciò che ancora prova per lui e cerca di farlo ingelosire. Attorno alla loro storia si intrecciano le vicende degli invitati: un consigliere alla ricerca della moglie, un cancelliere alla ricerca del suo stipendio, una moglie “onesta” che finisce col farsi rubare un bacio dall’amante e i numerosi pretendenti francesi attirati dalle ricchezze di Anna. Tutto questo accompagnato dall’atmosfera festosa di una Parigi piena di vitalità: tra eleganti ricevimenti, feste patriottiche e l’intrattenimento delle donnine chez Maxim, ogni occasione è buona per ballare, dal dolce valzer a uno scatenato can can. Le musiche e gli abiti colorati travolgono il pubblico con quell’amabile spensieratezza di cui oggi più che mai sembriamo avere bisogno e lo invogliano a battere le mani a tempo, partecipe della festa che si svolge sul palco, mentre la distanza tra attori e spettatori quasi sparisce con un divertente scambio di battute improvvisate. Uno spettacolo piacevole e leggero che sa alternare momenti spiritosi e ironici a scene dolci e appassionate: tra gli uomini che, esasperati dalle donne amate, cantano la famosa marcetta “E’ scabroso le donne studiar!” e il romantico duetto di Anna e Danilo che finalmente si dichiarano il proprio amore. Recitazione, musica, lirica e danza si fondono nell'operetta, un genere spesso sottovalutato, ma apprezzabile da tutti: una trama lineare e un po’ canzonatoria per insegnarci a prendere la vita con più spensieratezza, senza rinunciare a ciò che ci dice il cuore.

CASELANI SARA – 5 LICEO SCIENZE UMANE

Musiche allegre, balletti, vestiti eleganti, battute e risate: gli ingredienti necessari per dare vita a un pomeriggio rilassante e che riempie il cuore. Si esce dal teatro Ponchielli con una leggerezza d’animo che fa solo bene e canticchiando la melodia sentita. La vedova allegra di Corrado Abbati si è dimostrato uno spettacolo ben impostato, che ha alternato dialoghi a parti cantate e ballate, che con semplicità e un po’ di ironia ha affrontato temi importanti come il ruolo della donna nella società e l’infedeltà coniugale. I protagonisti sono coinvolgenti, sprizzano energia e hanno contagiato il pubblico, che ride, si diverte, tiene il tempo con le mani. Ogni tanto fra il pubblico si sente qualcuno che termina le battute degli attori, segno di quanto sia conosciuta, amata e apprezzata questa operetta di Corrado Abbati. Lui stesso, nel ruolo di cancelliere, insieme all’”ambasciatore” si sono lasciati coinvolgere dalle risate dei presenti distraendosi dalle loro battute, ma rimanendo comunque nei loro ruoli. La scenografia è semplice, elegante e raffinata e serve a incorniciare l’atmosfera parigina in cui si ambienta la storia; al contrario i vestiti sono sontuosi, vistosi, molto appariscenti e stravaganti, così come i personaggi che li indossano. Gli attori sono in perfetta sintonia con il corpo di ballo Balletto di Parma, che ha saputo valorizzare l’opera con coreografie energiche ed estremamente divertenti. Non si può dire, però, che gli attori stessi non si siano dati a passi di danza! Sia la componente maschile che quella femminile hanno stupito tutti con le loro performance. La storia è leggera e semplice da comprendere, perfetta per una domenica pomeriggio a teatro. L’unica difficoltà che ho riscontrato è stata la comprensione del testo delle canzoni, parte integrante della storia: nonostante questo è piacevole anche solo ascoltare le voci liriche dei bravissimi attori. Una commedia gradita sicuramente ad un pubblico maturo, che consiglio caldamente anche ai più giovani perché è stata una piacevole sorpresa.

RIPARI DANIELE – 4 LICEO CLASSICO MANIN

In conclusione del ciclo “Le domeniche pomeriggio”, il teatro Ponchielli ha proposto lo scorso weekend il grande classico “La vedova allegra”, adattato da Corrado Abbati. A lui va il merito di aver apportato al copione originale modifiche più contemporanee, pur mantenendo inalterato il canovaccio generale dell’operetta ottocentesca. Sin dalla prima apertura del sipario, gli spettatori sono stati – per così dire – catapultati nel XIX secolo, grazie ai costumi realizzati a regola d’arte e a un fondale che, seppur non costruito con perfezione assoluta, rendeva comunque l’idea di un’ambientazione nobiliare a Parigi. Le luci, brillanti e calde nelle scene di azione, durante i canti lirici più soffuse e tenui, davano risalto ai vestiti dei personaggi e creavano l’atmosfera adeguata alla scena. Il pubblico è stato inoltre allietato dalle soavi melodie, complementari alle parti recitate nella narrazione della trama: sfortunatamente, questo aspetto non ha ricevuto la giusta attenzione, in quanto le parole di soprani e tenori risultavano difficili da comprendere e ciò ha causato un leggero fastidio agli astanti. Al contrario i balli, che spesso si accompagnavano ai canti, sono stati impeccabili: spaccate e gonne che si aprivano a mo’ di ombrello si sono rivelati la coreografia ideale per le vicende amorose rappresentate. Oltre ai canonici ingredienti dell’opera lirica, però, il regista Abbati (nonché interprete dell’impiegato Njegus) ha saputo attualizzare alcune battute, rendendo la performance più vicina al pubblico. Per esempio, gli attori hanno volutamente usato un francese maccheronico per tutta la rappresentazione, talvolta inframmezzandolo ai dialetti settentrionali. Nel complesso, tali espedienti comici sono stati in grado di strappare una risata. Al di là di questo, scopo dello spettacolo non era quello di suscitare l’ilarità, ma piuttosto di trasportare gli spettatori in un’atmosfera serena, pacifica. Per questo motivo all’opera, assai più aulica e tragica, si è preferita l’operetta, che si mantiene su un registro più basso: il pubblico si è così goduto due ore di leggerezza, di quiete, di placidità. A ciò ha contribuito lo sfondo raffigurante la capitale parigina immersa in una tranquillità quasi innaturale.

REBECCHI FRANCESCO LUIGI – 2 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

"Fare la regia vuol dire osservare e ordinare.” Queste sono le azioni che il regista Corrado Abbati considera alla base della sua brillante rivisitazione de La Vedova Allegra di Henri Meilhac. Il regista, il pomeriggio del 20 Marzo, ha presentato al pubblico del Teatro Ponchielli di Cremona un’operetta fondata sull’eleganza sporca che caratterizza l’essere umano, evidenziando le sue debolezze davanti ai piaceri terreni in personaggi di elevata classe sociale. Abbati riesce, recitando come cancelliere, infatti, ad unire la perfezione dell’alta borghesia con una comicità dialettale, che viene assecondata senza timore da Fabrizio Macciantelli nei panni di un raggiante ambasciatore. Il successo riscontrato dai ripetuti applausi del pubblico è dovuto soprattutto al rapporto familiare che circonda gli attori, che sono riusciti non solo a divertire ma anche a divertirsi. Prima dell’inizio dello spettacolo Abbati ha confidato in un’intervista il suo pensiero su quel che per lui significa dirigere: “Il regista deve soprattutto ordinare i movimenti di tutti, coordinare le scene e i costumi. È colui che, insomma, sovrintende, e anche tenta un’amalgama piacevole”. Così dicendo sembra farsi più che altro i complimenti da solo, in quanto la rapidità con cui le scene cambiano in maniera naturale e scorrevole e l’originalità adeguata nei vestiti del corpo di ballo e delle attrici sono fondamenta del progetto. I balletti, soprattutto nella seconda parte dell’opera, sono molto elaborati e piacevoli alla vista, però in alcune scene la monotonia canora rischia di stancare l’occhio del pubblico più giovane. L’operetta si basa sui problemi d’amore delle coppie, in particolare sulla storia tra il conte Danilo e la vedova Anna Glavari, i quali inizialmente rinnegano i loro sentimenti ma nell’ultima scena la passione sconfigge l’orgoglio e i due giovani si sposano. La sceneggiatura gioca molto con il concetto del tradimento, tanto che alcune battute sono ripetitive, e per questa ragione risulta deludente la reazione dell’ambasciatore alla scoperta delle corna fatte dalla moglie. Per concludere si può affermare che La Vedova Allegra di Corrado Abbati è un’opera sorprendentemente moderna, sia per la scrittura che per i balletti, adatta quindi ad ogni genere di età, che può aiutare a comprendere le difficoltà amorose di ogni coppia, dai timidi ragazzi innamorati ai mariti col timore di essere traditi.

MORETTI CHIARA – 2 LICEO ASELLI

Comicità e arguzia. Questa è l’essenza de “La Vedova Allegra” messa in scena domenica 20 marzo al teatro Ponchielli gremito di spettatori. La complementarità sorprendente di leggerezza, passione e spirito, conferita agli spettatori dalla compagnia di Corrado Abbati, ha coronato la serata anche grazie all’armonia di un cast musicalmente eterogeneo. L’operetta, basata sul libretto di Victor Léon e Leo Stein e sulla musica di Franz Lehar, è magistralmente rivisitata da Corrado Abbati, fautore di un adattamento esemplare e di una sinergia tra canto, musica e danza. Sul palco è tessuta una rete di intrighi, equivoci linguistici e arie celebri incorniciata da un’onnipresente attenzione al lato comico. Nell’atmosfera mondana dell’ambasciata pontevedrina a Parigi, la trepidazione per l’arrivo della ricca vedova Anna Glavari è tangibile. La giovane rappresenta la prescelta di una miriade di pretendenti. Tra questi, l’unico all’apparenza avverso alla possibilità di sposarla è il conte Danilo, segretario dell’ambasciata, impersonato da un trascinante Davide Zaccherini. Sarà lui coronando l’agognato lieto fine, a sposare per vero amore, la vedova allegra, interpretata da una convincente Mariska Bordoni. Gli attori si spartiscono la scena con maestria, le loro interpretazioni donano originale espressività ad uno spettacolo memore della tradizione. La scenografia, realizzata da InScena Art Design, focalizza lo sguardo su uno sfondo essenziale, a tratti disadorno. I costumi, studiati con cura, volteggiano sulla scena componendo un solido binomio con le personalità dei personaggi. La compagnia trova un valido alleato nel Balletto di Parma e nelle coreografie di Francesco Frola. Ogni passo coinvolge gli spettatori delineando una giocosa cornice in perpetuo movimento. L’alternarsi di marcette e valzer scandisce il melodioso susseguirsi dei frammenti dell’opera, la musica diretta da Marco Fiorini accompagna le scene assumendo il ruolo di amalgamante. L’operetta che costella da oltre un secolo la panoramica della lirica italiana ha riscosso un giudizio positivo unanime. Scroscianti ovazioni si sono ripetute, la comicità coinvolgente ha reso l’atmosfera del teatro familiare e l’interazione con il pubblico, cadenzata da momenti di mera improvvisazione a cura dello stesso Corrado Abbati e di Fabrizio Macciantelli, si è rivelata una componente irrinunciabile.

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