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#DIRITTODICRITICA: «Se devi dire una bugia dilla grossa», le recensioni degli studenti

Nuovo appuntamento con la stagione 'Cibo per mente anima cuore corpo' del Ponchielli

La Provincia Redazione

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11 Marzo 2022 - 15:03

#DIRITTODICRITICA: Elio Germano e Teho Teardo in Paradiso XXXIII, le recensioni degli studenti

CREMONA - Nuovo appuntamento con Diritto di critica, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Gli aspiranti critici proseguono con «Se devi dire una bugia dilla grossa». Leggete e votate la recensione che preferite.

 

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BASSINI LETIZIA – 4 LICEO CLASSICO MANIN

Domenica 6 marzo il palco del teatro Ponchielli si trasforma nella hall del Palace Hotel di Roma per ospitare il ritorno della commedia “Se devi dire una bugia dilla grossa”, di nuovo in scena per il centenario della nascita di Pietro Garinei. L’originale del commediografo inglese Ray Cooney, nella versione italiana di Iaia Fiastri, viene riproposta in omaggio della ditta Garinei&Giovannini.

Alla storica presenza di Paola Quattrini, per la terza volta nei panni della signora Natalia De Mitri, si aggiungono Antonio Catania, nel ruolo dell’onorevole De Mitri, Gianluca Ramazzotti, che interpreta Mario Girini, e Nini Salerno e Paola Barale, rispettivamente nei panni del direttore e dell’attraente segretaria della FAO, Susanna Rolandi.

Il titolo, che a detta del deputato riprende un vecchio proverbio della politica, riassume perfettamente la turbolenta storia dei signori De Mitri.

La vicenda si sviluppa intorno alla suite 648, appartamento dei coniugi, e alla suite 650, in cui l’onorevole vuole passare il pomeriggio con l’amante Susanna, facendo invece credere alla moglie di essere al Viminale. L’ingrato compito di coprire questa bugia viene affidato al suo segretario, Mario Girini, che, sbagliando il nome della registrazione della camera, dà inizio a una serie interminabile di equivoci e colpi di scena, favoriti dal continuo gioco di porte della sceneggiatura.

Il nuovo riadattamento di Luigi Russo tenta di ridare alla storica commedia una veste più moderna, ma lo spettatore capisce subito di essere davanti a una produzione riproposta da decenni.

Sicuramente apprezzata da un pubblico più adulto e nostalgico, la commedia ha poco da dire all’umorismo delle nuove generazioni, alle quali strappa un sorriso, ma nulla di più.

Riesce nel suo intento la figura del cameriere orientale, interpretato da Marco Cavallaro, una boccata d’aria fresca sicuramente apprezzata dai più giovani. L’intreccio delle vicende si segue facilmente nonostante i continui colpi di scena, ma la lunghezza pesa sull’attenzione del pubblico, che finisce con perdere alcuni dettagli fondamentali. Menzione speciale per il girevole, omaggio all’originale di Giovannini, che sposta continuamente la scena dalla hall alle camere dell’albergo e viceversa. Uno spunto di riflessione sulla corruzione morale degli uomini di potere, su cui oggi ci resta poco da riflettere e molto da ridere.

RIPARI DANIELE – 4 LICEO CLASSICO MANIN

Prosegue al teatro Ponchielli il ciclo “Le domeniche pomeriggio” con “Se devi dire una bugia, dilla grossa”. Quando si alza il sipario, si vedono sulla scena un Onorevole (Antonio Catania) e sua moglie (Paola Quattrini) pigramente seduti a un tavolino di un Grand Hotel; non ci immaginiamo neanche lontanamente che presto i loro impulsi ferini tramuteranno quella quiete in un marasma totale.

L’intera commedia è infatti strutturata su una serie di triangoli amorosi degni di Chretien de Troyes, che si intrecciano fra loro generando equivoci su equivoci e panzane sempre più grossolane, nel rispetto del motto politico riportato nel titolo dell’opera. La confusione diventa tale da mettere in discussione persino l’identità dei personaggi, come se fossimo in un romanzo di Pirandello.

Si tratta dunque di una recita assai concitata, in cui la comicità è resa soprattutto dalla gestualità. Se si dovesse leggere soltanto il copione, si storcerebbe probabilmente il naso di fronte a tante banali freddure; al contrario, di fronte a balletti improvvisati, vagabondaggi per mille camere e scontri fra i personaggi, il pubblico non ha potuto evitare di aprirsi al riso.

Per agevolare i movimenti degli attori, è stata allestita una scenografia piuttosto complessa: una piattaforma circolare divisa in vari ambienti, che veniva fatta ruotare di scena in scena a seconda delle necessità. In particolar modo, la reception è stata ricostruita in maniera eccellente, con una porta girevole e le entrate degli ascensori estremamente realistici.

Altro punto di forza dello spettacolo è stata la satira politica, immancabile per noi italiani: la sua espressione principale ha avuto luogo nei due coniugi protagonisti, che esaltano spudoratamente i vantaggi della loro posizione. A costoro si contrappone la senatrice Merloni, molto attiva nella lotta contro lo sfruttamento sessuale (tematica normalmente seria, ma che qui viene ridicolizzata come il resto): ad ogni sua capatina in scena rompe le uova nel paniere agli altri personaggi.

Non ho particolarmente apprezzato il genere di comicità utilizzato nello spettacolo, né la ripetitività di certe scene; però, mi ha allettato l’idea di fondo della performance, la situation comedy che è stata inventata: tra porte che sbattono e gente che gira senza incontrarsi mai, ritengo che il Ponchielli possa vantare un altro successo.

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