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#DIRITTODICRITICA: «Il delitto di via dell’Orsina» di Labiche con Dapporto, le recensioni degli studenti

Nuovo appuntamento con la stagione 'Cibo per mente anima cuore corpo' del Ponchielli

La Provincia Redazione

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09 Marzo 2022 - 16:21

#DIRITTODICRITICA: Elio Germano e Teho Teardo in Paradiso XXXIII, le recensioni degli studenti

CREMONA - Nuovo appuntamento con Diritto di critica, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Gli aspiranti critici proseguono con «Il delitto di via dell’Orsina» di Labiche con Dapporto. Leggete e votate la recensione che preferite.

 

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ALBERTINI CATERINA – 1 LICEO SCINTIFICO ASELLI

Durante la serata di mercoledì 2 Marzo al Teatro Ponchielli è stata proposta una commedia leggera che purtroppo non è riuscita ad entusiasmare il pubblico.

Intitolata “Il delitto di via dell’Orsina”, la commedia basa la propria narrazione su una serie di equivoci che portano i due protagonisti a pensare di aver commesso un omicidio.

L’inizio poco accattivante ha infuso aspettative non molto alte, che sono state confermate da un finale sottotono e poco incisivo.

Lo svolgimento delle peripezie è stato intervallato da brevi stacchetti musicali che hanno risollevato l’attenzione della platea.

Personalmente non ho apprezzato molto tali intervalli. Avrei preferito invece dialoghi più energici e accattivanti che riuscissero a stimolare la curiosità degli spettatori.

Nonostante gli aspetti negativi della trama, ho apprezzato la scenografia che, pur essendo molto classica, presentava un piccolo dettaglio che ha dato modo di caratterizzare lo spettacolo. La struttura che delimitava la scena era leggermente più stretta dell’intero palcoscenico, lasciando agli attori la possibilità di uscire dalla struttura e rompere la quarta parete.

Una scelta della regia che non sono riuscita a comprendere è stato l’inserimento di un personaggio silente. L’attore vestito completamente di nero era addetto allo spostamento all’interno della scena di due sagome cartonate. Queste rappresentavano un uomo dall’aspetto misterioso che sembrava osservare gli avvenimenti con un occhio critico.

Queste sagome mi hanno molto incuriosita portandomi ad attendere l’arrivo in scena del personaggio rappresentato nelle immagini. Purtroppo tale ingresso non si è mai verificato, lasciandomi con un fondo di delusione.

Insomma questa rappresentazione ha dato modo a chi non aveva aspettative troppo alte di trascorrere una serata gradevole fuori dalla quotidianità.

CERUTI LAURA- 1 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Uno spettacolo di tipo tradizionale ma dal tono sicuramente ironico, ideato da Eugène Labiche e riadattato da Andrée Ruth Shammah, è stato rappresentato la sera del 2 marzo presso il Teatro Ponchielli di Cremona.

A rallegrare il pubblico non troppo numeroso è stato “Il Delitto di Via dell’Orsina”, divertente racconto di due sconosciuti che si svegliano nello stesso letto e, non ricordando nulla della serata precedente, iniziano a pensare di essere i responsabili di un omicidio.

In seguito a un inizio dal ritmo forse un po’ troppo lento, gli avvenimenti si sono susseguiti in modo scorrevole, la storia misteriosa e le strane coincidenze hanno catturato così la curiosità del pubblico. Le piuttosto frequenti riflessioni degli attori hanno permesso inoltre agli spettatori di immedesimarsi nei personaggi e di essere maggiormente coinvolti. 

Nonostante il titolo dell’opera, apparentemente triste e tragico, la serata è stata rallegrata da risate collettive suscitate dalla nota ironica della rappresentazione teatrale, vivacizzata dai veloci e funzionali cambi di scena e dai brevi stacchi musicali, che hanno contribuito a non appesantire eccessivamente lo spettacolo e a mantenere viva l’attenzione degli spettatori, che hanno trascorso quindi una serata leggera e piacevole. Ad animare la scenografia tradizionale è stato un uomo vestito di nero dalla corporatura alta e snella che ha spostato sul palco delle sagome di figure umane. Queste hanno portato gli spettatori a interrogarsi sulla loro funzione, che probabilmente era quella di evidenziare l’atmosfera di tensione causata dai vari interrogativi che i due protagonisti del racconto si sono posti. 

I costumi utilizzati, la scenografia e i dettagli presenti nei dialoghi hanno reso perfettamente l’idea di uno spettacolo tradizionale.

Il breve discorso da parte del protagonista, interpretato da Massimo Dapporto, al pubblico al termine dello spettacolo è stato seguito da ripetuti applausi del pubblico compiaciuto. Si è conclusa così la rappresentazione di un racconto dalla durata non eccessivamente lunga che ha contribuito a strappare risate agli spettatori, i quali si sono alzati con i sorrisi ancora sul volto.

CONTINI LETIZIA – 5 EINAUDI

Ne «Il delitto di Via dell’Orsina» - in scena al teatro Ponchielli - assistiamo all’evoluzione di una situazione a dir poco equivoca ed ironica, la commedia appare fin da subito profondamente ricca di riflessioni e leggera, il merito è delle ammirabili capacità dell’accoppiata D’Apporto-Fassari, rispettivamente Zancopè e Mistaenghi. I due protagonisti si risvegliano nello stesso letto accomunati soltanto da un senso di disorientamento rispetto agli eventi riguardanti la notte precedente e la frequentazione dello stesso liceo Labadoni. Le mani sporche di carbone, una ciocca di capelli biondi e semi nelle tasche portano Zancopè e Mistenghi a tentare di ricostruire ciò che l’alcool ha cancellato, contemporaneamente ai fatti si intreccia la storia dell’ombrello dalla testa di scimmia del cugino Petardo, il quale insieme alla moglie di Zancopè, Nerina contribuirà ad aumentare l’affannosa ricerca della verità. Dalla lettura di un vecchio giornale, nascono una serie di fraintendimenti che porteranno al precipitare degli avvenimenti, in seguito ai quali Zancopè e Mistenghi giungeranno persino a credere di aver ucciso una carbonaia.

Ciò che stupisce è la reazione dei presunti assassini, i quali fin da subito attuano un atteggiamento difensivo che li porterà a tentare realmente di uccidere chi ritenuto un testimone, tema dell’opera è quindi il conflitto tra essere e apparire legato si al mondo borghese ma a mio parere molto attuale. La domanda sorge spontanea: fino a che punto siamo disposti a spingerci pur di salvare le apparenze?. L’attenzione al contesto storico è capillare ed evidente nella cura dei dettagli di scenografia, il risultato è un forte impatto visivo non che uditivo proprio grazie alla musica dal vivo fornita interamente dai personaggi.

Il finale, come dimostrazione che il bene trionfa sempre sul male lascia nella mente di chi guarda un inaspettato senso di mistero, rappresentato da un personaggio apparentemente neutro, l’uomo sagoma simbolo del lato oscuro dell’animo umano.

DE CECILIA GAIA – 5 EINAUDI

La vicenda de «Il delitto di via dell’Orsina» - in scena al Ponchielli per la stagione 2022 - inizia con due uomini, vecchi compagni di liceo che improvvisamente si svegliano nello stesso letto dopo una pesante ubriacatura avuta la sera prima durante la festa degli ex studenti Hanno lasciato a terra una ciocca di riccioli biondi, hanno le mani sporche di carbone e sono terribilmente confusi. Durante l’ora di pranzo nascono una serie di equivoci a causa della lettura di un vecchio giornale e a causa di fraintendimenti dovuti alle parole di un cugino in visita. I due ex compagni di liceo sono convinti a questo punto di aver commesso un delitto in via dell’Orsina, credono di aver ucciso una giovane carbonaia durante la notte. Questa convinzione li porta a cercare di compiere un secondo omicidio, che per fatalità non si verificherà.

La situazione paradossale costruita da un grande dalla drammaturgia come Eugène Labiche e successivamente portata in scena nell’ adattamento originale di Andrèe Ruth Shammah risulta essere molto piacevole. Le parti in prosa unite alle parti di canto, alla narrazione piena di equivoci e intrecci rendono sicuramente l’opera leggera, divertente e piacevole per lo spettatore e allo stesso tempo lo fanno riflettere su numerose questioni: Fino a che punto l’uomo sarebbe disposto a spingersi nel male per non avere conseguenze nella vita di tutti i giorni? Fortunatamente in questo caso la situazione termina nel migliore dei modi. L’opera in sé risulta essere molto piacevole ma viene sicuramente esaltata al massimo dal cast d’eccezione; Massimo Dapporto nel ruolo di Zancopè e Antonello Fassari in quello di Mistenghi, risultano essere una bellissima coppia di mattatori, Susanna Marcomeni nelle vesti di Norina, la moglie di Zancopè è invece perfetta nella parte della padrona di casa. La parte del cugino Potardo è stata interpretata in modo eccellente da Antonio Cornacchione. Infine parliamo degli ultimi due personaggi, la coppia di domestici impacciati e divertenti che hanno fatto sicuramente sorridere il pubblico, interpretati da Andrea Soffiantini e Christian Pradella. Un’ulteriore svolta alla commedia viene data dalle musiche di Alessandro Nidi, suonate dal vivo dal flauto di Lorenzo Giovanna, dal pianoforte di Giuseppe Di Benedetto, dal clarinetto di Edgardo Barlassina e dalle scene disegnate da Margherita Palli, i quali hanno permesso alla commedia di risultare vivace e originale.

FERRARI MATILDE - 4 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Un equivoco, un enorme ma logico equivoco di cui lo spettatore è segretamente complice: questo è il sunto essenziale dell’opera “Il Delitto di via dell’Orsina”, rappresentazione inscenata mercoledì 2 marzo presso il teatro Ponchielli di Cremona. 

Si potrebbe banalmente presagire dal titolo un classico scenario da Agatha Christie, un più che ordinario caso di omicidio a cui si annettono indagini, ricerche, contorte riflessioni o ancora prolissi monologhi per la rielaborazione delle prove, fino ad arrivare alla scoperta del colpevole. Questo spettacolo invece è stato diametralmente opposto all’aspettativa creatasi: nessun arguto detective, né un vero cadavere. L’elemento scatenante non è stato altro che un banale quotidiano (inconsapevolmente vecchio di vent’anni) rifilato dalla servitù ai padroni di casa, la cui lettura di un omicidio riportato tra gli articoli di cronaca nera ha generato una serie di sfortunate coincidenze ed erronee convinzioni che sono state essenzialmente il motore dell’azione.

Scenografia tradizionale, ben ponderata e minuziosamente dettagliata: è visibile il lavoro effettuato per i rapidi e ben congegnati cambi di scena. Iconico il personaggio principale Zancopé, interpretato da Massimo Dapporto, che ha sicuramente ravvivato la commedia con sapiente dinamicità, con grande espressività e con un tono molto ironico, sicuramente divertente ed ilare agli occhi del pubblico. Non si è ben compreso l’inserimento degli stacchi musicali: volevano forse ravvivare la scena? Direi in un certo qual modo superflui, decentranti. Mancava proprio l’estro agli attori, un po’ di brio nella trama, e sanare tale scorrevolezza con stacchi musicali non l’ho trovata una scelta funzionale. Così come le apparizioni e sparizioni delle figure cartonate: erano probabilmente pensate per fornire maggior inquietudine alla scena, ma non hanno dato l’effetto auspicato. Geniale invece l’inserimento di un uomo sagoma, Luca Cesa-Bianchi, che al suo passaggio faceva rabbrividire gli spettatori con quel suo sguardo assente e spettrale. Lui solo bastava per fornire alla scena un senso di angoscia e turbamento, che avrebbe favorito la contrapposizione tra le parti comiche e le scene più drammatiche, creando un andamento ascensionale e discensionale, un climax e un anti-climax propriamente.

FYSHEKU NICOLE – 1 LICEO SCINTIFICO ASELLI

Piacevole messinscena nella giornata del 2 Marzo al teatro Ponchielli di Cremona.

Lo spettacolo "il delitto di via dell'orsina" è ambientato nel 1940 e racconta le vicende di due ex-compagni di liceo che si ritrovano nello stesso letto, sporchi di carbone e con delle idee confuse su quello che hanno fatto la sera prima durante una serata tra vecchi alunni del loro liceo.

Le vicende prendono piede quando leggono sul giornale che una carbonara è stata uccisa la sera prima, da quel momento i protagonisti iniziano a formulare delle ipotesi e si creano numerosi momenti di suspense e di incomprensioni.

Nel complesso lo spettacolo era piacevole anche se in alcuni punti il ritmo era abbastanza lento e tendeva ad affaticare lo spettatore nella sua visione, però gli elementi musicali hanno reso il racconto molto più fruibile e vivace. Il disegno delle luci era abbastanza semplice e per lo più centrale, per questo spesso non risaltavano abbastanza gli attori che si esibivano sul palco. Il cambiamento tra una scena e l'altra era molto particolare e piacevole, infatti il pubblico riusciva a vedere il cambio di scena, rendendo più movimentato lo spettacolo. Inoltre le sagome presenti sul palco al di fuori della scenografia incuriosivano molto lo spettatore che si domandava il loro scopo e creavano una certa attesa e tensione.

La storia è una commedia perciò i discorsi sono molto ironici e puntati a far ridere. Inoltre non trasmette un messaggio particolare per questo è adatta ad un pubblico giovane che si cimenta per la prima volta in un'opera teatrale. Essendo ambientata nel passato lo stile dei costumi e del parlato era adattato a quell'epoca precisa, però i discorsi erano comprensibili anche ad un pubblico giovanile e inesperto. In conclusione, lo spettacolo "il delitto di via dell'orsina" è una rappresentazione gradevole alla vista che però non ha riscosso grande interesse nel pubblico e alle persone amanti delle storie con messaggi importanti e più intellettuali può risultare noiosa e a tratti pesante.


GAETANI GIULIA – 3 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Uno strano ombrello e un fazzoletto con iniziali ricamate. Questi sono i due oggetti scomparsi che danno il via ad una commedia dallo sfondo comico e con un ingarbugliato misfatto da svelare. Il delitto di via dell’Orsina, sotto lo sguardo del pubblico cremonese al Teatro Ponchielli, andato in scena nella serata del 2 marzo, si configura come una rappresentazione dai toni divertenti e che lasciano largo spazio ai sorrisi in platea. La narrazione si anima a partire dal risveglio di due uomini nella stessa stanza, apparentemente sconosciuti l’uno all’altro, ma che vengono a sapere corrispondere all’identità di due assassini. La capacità espressiva di Massimo Dapporto e Antonello Fassari, attori che danno vita ai personaggi di Zancopè e di Mistenghi, si coordina al lavoro di regia di Andrée Ruth Shammah, per sviluppare una vicenda all’insegna del mistero e di un interrogativo comune: è possibile aver commesso un atroce omicidio di cui non si è a conoscenza? Lo spettatore, ormai partecipe dei fatti, costruisce una propria inchiesta sulla base di molteplici indizi che emergono dal palco, attraverso sensazioni correlate alle sfumature che colorano la scena. L’alternarsi di tonalità ricche di pathos nei momenti che seguono lo sviluppo dell’indagine e tratti dal risvolto allegro ed ironico, sono intervallati dal suono di clarinetti, flauti e scene musicate. Tra il pubblico e gli attori, inoltre, non si chiude la cosiddetta quarta parete, ma i personaggi si discostano spesso dalla vicenda sul palco per rivolgere una confessione alla platea, che risponde prontamente con sottili risate di approvazione. Quella che si va a costituire è una piacevole atmosfera teatrale di coinvolgimento generale, che rende l’occhio dello spettatore in grado di rimanere attento fino all’ultimo minuto. Ciò è permesso dall’incalzante trama e dalla continuità nella narrazione, che prevede una sola scenografia adattata alle varie situazioni, sulla quale prende forma una commedia da un solo atto. Ne risulta, pertanto, il diffondersi in sala un’aria di pura e genuina ironia, per la quale lo spettatore non può fare altro che sentirsi libero da ogni dubbio sul misfatto di Zancopè di Mistenghi e libero forse, per novanta minuti, da ogni altro ingombrante pensiero.

GANDAGLIA JACOPO – 1 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Spettacolo sottovalutato quello proposto la sera del 2 marzo durante la stagione del Teatro Ponchielli di Cremona. Probabilmente considerato troppo tradizionale, “Il delitto di via dell’Orsina”, adattamento italiano di una pièce francese di Eugene Labiche, non ha certamente riscosso un grande successo tra il pubblico cremonese. Prima dello spegnimento delle luci una consistente fetta della platea era vuota e solamente pochi palchetti erano stati occupati, forse perché considerato già a priori un appuntamento di seconda classe. Due uomini che si svegliano nello stesso letto a seguito di una rimpatriata scolastica, assetati e con le mani sporche di carbone sono solamente le premesse per una divertente commedia, in cui i due protagonisti cominciano a pensare di essere i fautori di un cruento delitto di una giovane carbonaia. La scenografia, nella sua semplicità, è risultata convincente, movimentata soprattutto da cambi di scena rapidi, preferiti alla chiusura del sipario. Meno apprezzata e compresa è stata invece la scelta di introdurre sul palcoscenico due enigmatiche figure cartonate, forse simbolo della coscienza dei due protagonisti che però non suscitano l’effetto desiderato, rendendo solamente più complessa la comprensione dello spettacolo. L’eccezionale interpretazione del famoso attore milanese Massimo Dapporto spalleggiato da un eccellente Antonello Fassari contribuisce a donare allo spettacolo una grande quantità di esilaranti dialoghi talvolta intervallati da brevi melodie che permettono al pubblico di riacquisire interesse nella storia. Di grande successo sono le uscite dalla scena principale, nelle quali i personaggi, spostandosi dal centro del palcoscenico, commentano brevemente la storia creando tra il pubblico una curiosità crescente, che si conclude con un finale che, pur non suscitando grande stupore, risulta efficace nella sua linearità. È forse quest’ultima caratteristica che non convince gran parte del pubblico, il quale si complimenta con gli attori, riconoscendo la loro bravura, con applausi comunque abbastanza freddi. In conclusione una commedia che, nella sua tradizionale semplicità della trama e nella naturalezza della recitazione dei protagonisti, ha saputo strappare una sincera risata al pubblico e che certamente ha permesso di passare in modo alternativo e divertente un comune mercoledì sera.

GHISOLFI GIOVANNI – 3 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Una scenografia ridotta all’essenziale, un piccolo sipario che scorrendo divide le scene, un accompagnamento musicale formato da pochi strumenti, la recitazione eccezionale di un cast di primo ordine… Questi sono i pochi ingredienti di cui si serve la regista Andrée Ruth Shammah per riportare alla vita, mediante un adattamento originale sviluppato in un atto unico da 90 minuti, la commedia di metà Ottocento del formidabile drammaturgo francese Eugène-Marin Labiche. 

L’opera, che ha debuttato nella sera del due marzo al teatro Ponchielli di Cremona, è incentrata sulla particolare vicenda di due uomini, interpretati dalla coppia Massimo Dapporto-Antonello Fassari, i quali, ritrovatisi nel medesimo letto dopo aver trascorso insieme una notte della quale sono quasi del tutto dimentichi, si illudono, a causa di una fortuita coincidenza di circostanze ed eventi, di essere gli autori dell’efferato omicidio di una giovane carbonaia e per tale ragione, per tutto il corso dell’atto, insieme a una serie di equivoci e fraintendimenti esilaranti, cercheranno in ogni modo di occultare le presunte prove e i presunti testimoni oculari in modo da farla franca. 

A concludere il tutto vi è un finale decisamente inaspettato che ribalta l’esito della vicenda, anche se tutto ciò non impedisce di certo all’autore di criticare quella che è la morale di un ceto borghese dell’Italia del 1940 volto a tutelare ad ogni costo il proprio onore. 

Di fatto, durante l’atto, compaiono qua e là delle sagome cartonate di ombre di uomini che fungono da rappresentazione della dimensione psicologica dei protagonisti, terrorizzata dal presunto atto empio che i due credono di aver compiuto. Una sorta di raffigurazione tangibile della coscienza morale che porta il pubblico a domandarsi a sua volta fino a che punto si spingerebbe per tutelare il proprio onore. Ecco che allora, accanto allo spazio dedicato al puro intrattenimento ottenuto tramite una comicità che non risulta essere mai banale, viene inserito uno spazio di riflessione ed analisi interiore indirizzato al pubblico stesso.  

Una messa in scena brillantemente studiata è quella riproposta dalla regista all’interno della sua opera, che certamente merita di essere vista soprattutto per chi intende risvegliare quello spirito critico molto spesso intorpidito dalla frenesia della vita contemporanea.

GOZZOLI BENEDETTA – 1 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Il risveglio con le mani sporche di carbone e la presenza di uno sconosciuto nel letto: questi sono i due ingredienti base della commedia degli equivoci Il delitto di via dell’Orsina che ha riscosso molti applausi al Ponchielli di Cremona. Mercoledì, infatti, la regia di Andrée Ruth Shammah ha attualizzato, grazie ad un’eccellente interpretazione degli attori protagonisti Massimo Dapporto (Zancopè) e Antonello Fassari (Mistenghi), l’opera teatrale di Eugène-Marin Labiche, L’affaire de la rue de Lourcine. La rappresentazione tratta di fraintendimenti e malintesi che portano due vecchi allievi della scuola Labadoni a credere di aver commesso un omicidio. Dopo essersi risvegliati nel letto insieme, in una situazione particolarmente sospetta, nessuno dei due ricorda gli avvenimenti della nottata precedente. La lettura di un articolo di cronaca nera sul giornale, poi, fa crescere dentro di loro la sempre più fondata consapevolezza di aver ucciso una carbonaia. Così cercano in tutti i modi di nascondere il delitto rimosso, compiendo azioni moralmente discutibili.  Anche se ci si aspetta che la conclusione volga al meglio, il concatenarsi degli ultimi eventi lascia comunque lo spettatore colpito. Una delle poche osservazioni che si possono fare riguarda l’inizio, che, andando a rilento, lascia in sala un senso di sospensione. La svolta, infatti, che trascina il pubblico all’interno della vicenda si ha solamente in seguito alla scoperta di Zancopè e Mistenghi di avere le mani annerite, fatto che avviene dopo un tempo relativamente lungo rispetto alla durata della rappresentazione. Un ottimo accompagnamento all’opera teatrale è costituito dai piacevoli brani di Alessandro Nidi, che alleggeriscono e ravvivano l’atmosfera della commedia assieme ai divertenti siparietti di tutti i personaggi. All’interno della curata scenografia, l’abile movimentazione delle sagome cartonate ad opera di un inquietante mimo ha contribuito a palesare alcuni aspetti reconditi dell’animo umano. In particolare emergono l’entità del senso di colpa dei protagonisti e la loro disposizione a celare le supposte azioni compiendone di peggiori o cedendo a innumerevoli compromessi, il tutto per preservare lo status quo della loro esistenza.

GREGORI CRISTINA – 1 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Per la serata del mercoledì delle ceneri, dopo una pressante giornata, un’ottima idea è quella di seguire la rappresentazione teatrale «Il delitto di via dell’Orsina”, semplice ma simpatica commedia di Eugène Labiche, riadattata in italiano e riambientata proprio in Italia da Andrée Ruth Shammah. Nel Teatro Ponchielli di Cremona, al contrario di ciò che si sarebbe potuto immaginare, molti posti erano ancora vuoti poco prima dell’inizio; intorno all’orario stabilito, le luci si sono oscurate, lasciando spazio all’apertura del sipario e all’unica illuminazione sulla scena principale. Viene lentamente fatta calare la scenografia confortevole e accomodante di una stanza della casa dove si svolgeranno tutte le vicende: due uomini si svegliano nello stesso letto senza ricordarne il motivo. Dopo varie coincidenze con fatti letti su un giornale, i due si ritrovano a pensare di aver commesso un omicidio; per evitare di venire scoperti, tra brevi interventi musicali a cura di Alessandro Nidi, utili anche a spezzare l’andamento “piatto” dello svolgimento dei fatti, i due protagonisti mettono in atto tentativi impacciati di risolvere la questione eliminando i possibili testimoni. Durante l’intera rappresentazione gli unici silenzi sono quelli degli attori tra una battuta e l’altra; infatti attraverso anche un coinvolgimento del pubblico, nonostante una presenza poco numerosa, gli applausi e le risate degli osservatori hanno risuonato parecchie volte nel corso dello spettacolo. I costumi, seppure non eccessivamente curati, per niente complessi, collaborano a identificare la commedia come una lettura essenziale, divertente e senza un particolare scopo a livello educativo, piuttosto intrattenitivo. Il complesso è risultato essere scorrevole e piacevole, il ritmo incalzante e, nei momenti di calo dell’attenzione, la regia ha saputo ben introdurre gli stacchi canori e i pensieri dei personaggi rivolti al pubblico. Infine, si consiglia la visione di questa rappresentazione teatrale nel caso di necessità di un’oretta e mezza per staccarsi dal resto e divertirsi in leggerezza.

HILITANU ALEXANDRA BRUMA – 3 LICEO SCINTIFICO ASELLI

Ironico, coinvolgente e profondo, queste sono le parole chiave dello spettacolo di Eugène-Marin Labiche adattato dal regista Andrée Ruth Shammah, ospitato dal palco del Ponchielli la sera del due marzo. Lo spettacolo dalla trama intrigante si intreccia con naturalezza alle musiche e alle luci, rendendo suggestivi e chiari anche i piccoli gesti e dettagli. La scenografia si rivela plastica ed efficace, composta da pochi elementi che cambiati di posizione in alcuni secondi riescono a creare nella loro essenzialità spazi diversi seppur legati da una linea di eleganza e familiarità. Interessante è inoltre la presenza dell’uomo sagoma che risveglia inconsciamente l’attenzione dell’osservatore e la sua ricerca individuale di indizi al mistero presentato nella commedia e che quindi si rivela essere un punto vincente nello spettacolo. I cambi di scena rapidi, vengono creati davanti al pubblico, in modo così preciso da avere l’effetto dei trucchi di magia dei cabaret. Gli attori dalla buona presenza scenica regolano in modo ideale il tono e le sfumature della voce, sia nei dialoghi che nei flussi di coscienza aperti solo agli spettatori, creando l’impressione a chi osserva di essere una presenza ineffabile che attraversa la quotidianità dei personaggi. Particolarmente utile il momento di morale finale, in cui i protagonisti divengono coscienze e afferrano le redini del post-recita guidando il pubblico in un’interessante spirale di riflessioni sull’etica e sulla natura dell’uomo. Nel complesso uno spettacolo di buon gusto, di forte contrasto tra ironia e macabro, in grado di trasmettere messaggi di un certo spessore e di far addentrare nel profondo dalla psiche umana. Fino a che punto si è brave persone? Quant’è grande il lato oscuro che si cela in ognuno di noi? Qui troverete le vostre risposte.

REBECCHI FRANCESCO LUIGI – 2 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Il delitto di Via dell’Orsina è un’opera fluida e sincera che, nella sua rivisitazione di Andrèe Ruth Shammah, tende ad approfondire la complicata e contorta mente umana in maniera leggera. Originale e azzeccato è l’utilizzo delle sagome durante tutte le vicende, che rendono il pubblico partecipe dell’armoniosa bugia che ogni uomo coltiva erroneamente nell’animo.

In questa interpretazione dell’opera di Eugène Labiche il sipario apre sui due personaggi meno significativi della storia, Giustino, interpretato da un curioso Christian Pradella e Amedeo, ruolo ben studiato e preparato da Andrea Soffiantini che, per questa ragione, è un peccato vedere così raramente sul palco. Fin da subito si prende la scena educatamente un azzeccato Luca Cesa-Bianchi, il quale attraverso una camminata complice palesa il filo di tensione che deve accompagnare i personaggi.

Secondariamente compare Susanna Marcomeni, la quale riesce ad esaltare il ruolo di Norina attraverso un’astuta rabbia gentile. Poi viene presentato il personaggio di Zancopè, il protagonista, interpretato da un professionista quale Massimo Dapporto, che ormai ha imparato ad usare voce e corpo al meglio. Al suo fianco Antonello Fassari è Mistenghi, il quale sembra però leggermente sottotono. Più avanti compare Potardo, interpretato da Marco Balbi in maniera poco efficace e troppo lineare.

Le musiche di Alessandro Nidi sono piacevoli ma solo decorative, quasi forzate, mentre i costumi a cura di NIcoletta Ceccolini sono azzeccati, in quanto riescono a rispecchiare le caratteristiche dei personaggi senza esagerazione. Lo spazio dove avvengono le vicende è ridotto ma sfruttato cautamente dagli attori e da Camilla Piccioni nella gestione delle luci, tanto che una sola camera sembra un’intera villa.

Tutte le vicende si basano su un vuoto di memoria dovuto all’alcool: questo incipit viene spesso utilizzato per scrivere una commedia, in quanto apre le porte ad un’immensa quantità di possibilità, come si può osservare nel classico comico Hollywoodiano con Bradley Cooper “Una notte da leoni”, ma a volte la scemografia di Margherita Palli rischia di cadere nel banale. Dunque la rivisitazione di Shammah e Melazzi è un’opera interessante e coraggiosa, che colpisce il pubblico per la sua semplicità e raffinatezza e grazie alla sceneggiatura scorrevole l’osservatore non è in grado fino alla fine di capirne la complessità.

RIBOLDI ALESSIA – 3 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Mercoledì 2 marzo è andata in scena al teatro Ponchielli la commedia “Il delitto di via dell’ Orsina”, di Eugène-Marin Labiche. La scena si apre con i domestici Amedeo e Giustino, interpretati da Andrea Soffiantini e Christian Pradella, che tentano di non svegliare il loro padrone. Il signor Zancopè, interpretato da Massimo Dapporto, sta infatti dormendo profondamente, insieme ad un altro uomo, il signor Mistenghi, impersonato da Antonello Fassari. Al loro risveglio nessuno dei due ricorda che cosa sia successo la notte prima, ma nonostante ciò, Zancopè invita Mistenghi a pranzo, per presentarlo alla moglie Norina, interpretata da Susanna Marcomeni. Norina ordina a Giustino di prenderle il giornale, ma il servo ne porta uno di venti anni prima, nel quale la donna legge di un omicidio avvenuto la notte in via dell’Orsina, commesso da due uomini in stato di ebrezza. In quel momento riaffiorano nella mente dei due protagonisti i ricordi di quella notte e la paura di essere proprio loro i colpevoli. L’intreccio procede in maniera molto scorrevole con colpi di scena e malintesi, in particolare tra Zancopè e suo cugino Potardo, interpretato da Marco Balbi, poichè crede che il cugino abbia assistito alla scena dell’omicidio. Nel finale della commedia viene rivelato che i due protagonisti avevano semplicemente passato la notte lasciandosi trasportare troppo dal vino e che Potardo non aveva riferito nulla a Norina per non mettere in cattiva luce il cugino. Ora che tutto sembra essersi risolto, Zancopè e Marenghi possono tirare un sospiro di sollievo e tornare alle loro vite. La scenografia, realizzata da Margherita Palli, e i costumi di Nicoletta Ceccolini, erano relativamente semplici affinchè l’attenzione del pubblico fosse focalizzata sull’intreccio della storia. Oltre alla bravura degli attori, che hanno saputo interpretare molto bene i loro personaggi, rendendo la commedia piacevole da seguire, grazie anche all’inserimento di un pizzico di comicità che ha suscitato il riso del pubblico, ha giocato un ruolo molto importante la scelta delle musiche di Alessandro Nidi, che hanno reso l’intreccio più interessante e coinvolgente. Posso affermare, in conclusione, che si è trattato di uno spettacolo divertente e semplice da comprendere; un buon modo per passare un mercoledì sera diverso dal solito.

RIBOLI GRETA - 3 SCIENTIFICO LICEO ASELLI

Un’intensa e potente commedia. Questo è, in breve, lo spettacolo messo in scena al Ponchielli da Andrée Ruth Shammah con Massimo Dapporto e Antonello Fassari come attori protagonisti. La rappresentazione si presenta come un'efficace trasposizione di un'opera francese di Labiche in un'Italia degli anni ‘40. Attraverso un’ambientazione casalinga lo spettatore si trova strettamente coinvolto nella vicenda narrata, che, per quanto paradossale e stereotipata, va a rispecchiare alcune dinamiche che costituiscono un sempreverde all’interno della vita famigliare e coniugale. In particolare, durante la narrazione, queste dinamiche vengono esasperate attraverso l’introduzione di un elemento tragico, un delitto, che andrà, tuttavia, a creare fraintendimenti decisamente comici. Il susseguirsi degli eventi si apre con due uomini che, svegliatisi nel medesimo letto, non ricordano l’uno il nome dell’altro. Tuttavia non è l’unica cosa fuori posto. Partendo dalla sparizione dell’ombrello del cugino Potardo fino alla ciocca di capelli d’oro sul divano, Zancopè e Mistenghi saranno costretti a collaborare per cercare di ricostruire ciò che è avvenuto la sera prima, di cui non hanno ricordo. Legati da questo drammatico segreto i due vanno a scontrarsi con le reciproche personalità e differenze nello stile di vita, andando a riprendere il classico cliché del ricco e del povero. Sullo sfondo della narrazione vediamo muoversi due personaggi che incarnano un altro topos caratteristico della commedia, il servitore. Amedeo e Giustino rappresentano rispettivamente il maggiordomo vecchio ed esperto e il novellino, un po’ maldestro e incapace. Dietro la grande comicità di questi due personaggi intravediamo anche un confronto tra generazioni, l’anziano maestro che è pronto a lasciare posto al giovane. Con questo spettacolo si ride di gusto, ma si riflette anche. La commedia non manca, infatti, di analizzare la vicenda nel suo lato più psicologico e drammatico, abbandonando la comfort zone dell'umorismo. Dominante è la paura, rappresentata come bestia che mette a tacere la coscienza e porta l’uomo a compiere azioni turpi pur di salvarsi la pelle. Ecco quindi che, 2500 anni dopo le rappresentazioni di Terenzio, usciamo ancora dal teatro con numerose riflessioni sull’indole umana e solo un dilemma riguardante la vicenda “Però, che cavolo di fine ha fatto l’ombrello?”

SARTORI MARIASOLE – 1 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Due uomini con una vita che non potrebbe essere più diversa, si trovano una mattina a condividere il letto senza che nessuno dei due ricordi cosa sia successo la sera precedente, temendo di aver commesso un delitto. Sono vecchi compagni di studi, che dopo una rimpatriata, svoltasi la sera prima, si svegliano insieme nello stesso letto senza ricordarsi cosa fosse accaduto. Da un giornale apprendono poi che una giovane carbonaia è stata uccisa nell’omonima via del titolo della rappresentazione, vicino ai luoghi che hanno percorso. Diversi indizi e lo stato dei loro abiti fa loro sospettare, e in seguito ne divengono certi, di essere autori di questa tragica morte. Bisogna quindi cercare in ogni modo di nascondere le proprie tracce ed eliminare eventuali testimoni.

Questa rappresentazione teatrale fa trascorrere allo spettatore una serata all’insegna della comicità e del musical; lo spettacolo non è particolarmente lungo, ma riempie piacevolmente le prime ore della serata. La regista Andrée Ruth Shammah, ci propone una versione riadattata nell’epoca fascista, del classico francese “L’Affaire de la rue de Lourcine”, porta sul palcoscenico i comportamenti, i difetti e i pensieri dei personaggi, interpretati brillantemente, senza enfatizzazioni eccessive, da Susanna Marcomeni, Marco Baldi, Andrea Soffiantini, Christian Pradella e Luca Cesa-Bianchi, Massimo Dapporto, Antonello Fassari. Durante la vicenda si crea un gioco di equivoci che porta rapidamente allo sviluppo di incontri e personaggi, con caratteri differenti, che ci portano a conoscenza dei loro pensieri e preoccupazioni, interagendo direttamente con il pubblico.

La scenografia è essenziale, senza particolari che potrebbero distogliere l’attenzione dai personaggi che si muovono egregiamente nella scena lasciandosi gli spazi dovuti in caso del proprio silenzio nella scena; la luce è statica ed omogenea sulla scena; abiti e trucco sono semplici ma rispecchiano gli usi e costumi dell’epoca in cui è ambientata.

Personalmente consiglio la visione di questo spettacolo se si vuole passare una serata a teatro senza dover assistere a rappresentazioni pesanti che potrebbero minacciare la nostra attenzione.

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“Il delitto di via dell’Orsina”, spettacolo tradizionale basato sugli equivoci, è stato proposto mercoledì 2 marzo al teatro Ponchielli di Cremona all’interno della rassegna 2022 “Cibo per mente, anima, cuore e corpo”. Il pubblico cremonese, non troppo numeroso, riempie la platea, qualche palchetto e dopo lo spegnimento delle luci si accomoda per passare una serata modesta e vivace. Andrée Ruth Shammah ha riadattato l’ambientazione dell’opera di Eugène Labiche in un Italia post fascista. Sul palco la presenza di sagome in cartone crea un’atmosfera di souspance e dubbio. Innovativa la metodologia introdotta per il cambio di scena: un ragazzo alto, snello e vestito di nero accompagna da una parte all’altra del palco il sipario così permettendo il veloce cambio di scena. La commedia proposta, inizialmente rallentata dai troppi particolari descritti, è vivacizzata e risollevata da stacchi musicali brevi e allegri di flauto, pianoforte e clarinetto. I personaggi principali sono Zancopè, interpretato da Massimo Dapporto, e Mistenghi, recitato da Antonello Fassari sono interpretati in modo coinvolgente e simpatico. La scenografia, il lessico e il vestiario hanno un carattere tradizionale e dell’epoca. L’unico gioco di luci è presente verso la fine della commedia: il buio che cala sulla scena rappresenta il senso di colpa di Mistenghi, il momento intenso è illuminato solo dalla forte luce lunare che entra da una piccola finestra.

L’opera si conclude con la particolare risoluzione del delitto e con la rottura della quarta parete per permettere il maggior coinvolgimento del pubblico. Gli spettatori durante lo spettacolo sono sempre stati invitati a partecipare dagli attori che si rivolgevano direttamente alla platea comunicando i loro pensieri.

Il pubblico ha trascorso una serata piacevole e spensierata grazie alla maestria degli attori che a tratti l’hanno fatto sorridere.

ZELIOLI CATERINA – 1 LICEO CLASSICO MANIN

Una retina per capelli, una scarpa da donna, le mani sporche di carbone e un enorme vuoto nella memoria. Sono questi i dubbi e gli indizi che perseguitano per tutto lo sviluppo della storia i due protagonisti: il borghese Zancopè, interpretato da Massimo Dapporto e il capo cuoco Mistenghi, rappresentato da Antonello Fassari. “Il delitto di via dell’Orsina”, spettacolo in prosa carico di umorismo, è andato in scena la serata del 2 marzo al Teatro Ponchielli. Commedia realizzata dal grande drammaturgo parigino Eugène-Marin Labiche. Per la prima volta, venne rappresentata il 26 marzo 1857 al Théâtre du Palais-Royal a Parigi.

Zancopè e Mistenghi si ritrovano nello stesso letto. Dopo una sbornia, entrambi non si ricordano di ciò che è successo la sera precendente. Le domande sono tante, le risposte poche. Cercano di ricostruire questo puzzle senza fine. Insieme riescono lentamente a ricomporlo: la serata degli ex allievi del liceo, una piacevole cena e poi…. Il vuoto! Tramite un giornale, scoprono che una giovane carbonaia è stata assassinata quella notte. Tra una serie di indizi ed equivoci, i due amici temono di essere i presunti artefici di questo deplorevole delitto. I protagonisti faranno di tutto per nascondere le prove, rischiando in questo modo di diventare dei veri e propri assassini. Un finale che stupisce e diverte.

Opera diretta e in parte rielaborata dalla regista Andrée Ruth Shamman. La vicenda originariamente ambientata a Parigi è stata spostata in Italia, in un periodo storico differente, più vicino alla nostra epoca. Sono state aggiunte parti cantate dai singoli personaggi, che sono in perfetta armonia con il contesto. Il tutto accompagnato dalle musiche di Alessandro Nidi. Una storia originale, ironica caratterizzata da un meccanismo ingegnoso e intrigante, in grado di catturare l’attenzione dello spettatore per tutta la durata della rappresentazione.

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