Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

A TEATRO

#DIRITTODICRITICA: Elio Germano e Teho Teardo in Paradiso XXXIII, le recensioni degli studenti

Nuovo appuntamento con la stagione 'Cibo per mente anima cuore corpo' del Ponchielli

La Provincia Redazione

Email:

redazioneweb@laprovinciacr.it

25 Febbraio 2022 - 14:02

#DIRITTODICRITICA: Elio Germano e Teho Teardo in Paradiso XXXIII, le recensioni degli studenti

CREMONA - Torna Diritto di critica, l'iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Gli aspiranti critici proseguono con 'Paradiso XXXIII' di e con Elio Germano e Teho Teardo. Il loro punto di vista vi stupirà, la loro passione per la musica classica pure. Leggete e votate la recensione che preferite.

 

VOTA IL SONDAGGIO
 
 

BASSINI LETIZIA - IV LICEO CLASSICO MANIN

“Ma già volgeva il mio disio e ‘l velle, sì come rota ch’igualmente è mossa, l’amor che move il sole e l’altre stelle”. Così Dante conclude l’ultimo canto della Divina Commedia e così inizia il turbinio di emozioni che Paradiso XXXIII lascia allo spettatore una volta uscito dalla sala. Il compito di comunicare l’incomunicabile, assunto da Elio Germano e Teho Teardo, con la regia di Simone Ferrari e Lulu Helbaek, viene perfettamente portato a termine lasciando allo spettatore la difficoltà di descrivere ciò che ha visto. L’attore romano, pluripremiato con il David di Donatello, e il musicista e compositore friulano hanno portato sul palco del Ponchielli, nella serata del 20 febbraio, un’esperienza teatrale che trascende i tradizionali approcci delle arti figurative in favore di una rappresentazione che unisce luci, musica, immagini e parole. La visione dantesca inizia con il violoncello di Laura Bisceglia e la viola di Ambra Chiara Michelangeli e prosegue con la tastiera di Teardo che, ricreando l’atmosfera inafferrabile del Paradiso e il suono delle sfere celesti, affida alla musica il compito di parlare direttamente alle emozioni dello spettatore. Una scia luminosa, che ricorda uno sciame di lucciole, accompagna la preghiera di San Bernardo e si stabilizza in una colonna sottile sopra la testa di Germano, seduto sul palco, per poi aprirsi in un varco che porta l’attenzione dello spettatore oltre la scenografia del teatro. Germano si alza, lasciando alle sue spalle la figura di San Bernardo, e da qui la potenza della visione viene rappresentata con un climax di luci e forme che si assumono il difficile compito di concretizzare la pienezza di Dio. Ricorre l’immagine del cerchio, simbolo classico di perfezione e completezza, all’interno del quale si riflettono tutte le forme del Creato. Ed è proprio davanti a questo che Germano, con le sue pause calibrate e i suoi respiri affannosi, ci presenta la figura estasiata di Dante, minuscola di fronte alla grandezza del Tutto. La scena giunge al suo culmine con la completa fusione di Dante nel grande abbraccio di Dio. Germano si avvicina poi al pubblico e si siede sui gradini, in un dialogo intimo con lo spettatore, a cui dedica gli ultimi versi. Un secondo di totale silenzio, in cui, sul palco quasi vuoto, riecheggiano solo i versi più importanti della letteratura italiana. Si accendono le luci e il Ponchielli scoppia in un lungo applauso.

BRUMA HILITANU ALEXANDRA - 3 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Domenica 20 febbraio Dante giunge al Ponchielli di Cremona nella magnificenza di uno dei suoi più alti e ardui canti. Tutti conosciamo l’angoscia dell’Inferno dantesco, ma Dio? Che immagine ha Dio? Simone Ferrari e l’attore quarantunenne Elio Germano, rispettivamente regista e autore nonché protagonista si cimentano in una sfida contro il tempo e l’immaginazione, mettendo in scena i versi del poeta per eccellenza, con l’ambizioso obbiettivo di portare a teatro anche “la forma universal di questo mondo”. Il sipario si apre rivelando al pubblico violino e violoncello che in connubio con suoni sintetici fanno vibrare l’atmosfera di melodie maestose e scure appartenenti ad una dimensione a noi estranea, eterea. Guidati dalla voce di Germano ci si ritrova barcollanti per una buia caverna per poi arrivare in presenza di creature mistiche e divine, inevitabilmente sospesi tra reale e spirituale che si fondono brevemente per poi sciogliersi ancora. Le melodie e i giochi di luce, incatenati alle parole del poeta penetrano nel profondo fino alla psiche umana e fanno percepire di essere in tangibile presenza di qualcosa di più grande: una divinità dai bordi di concezione Medioevale, fedele alla descrizione di Dante, ma onnisciente, che conosce e contiene anche il flusso del presente, e l’effige dell’uomo, che diviene l’attore stesso, in una visione destinata a ripetersi nei secoli e che ci appare come un déjà-vu dimenticato. Efficaci sono i flash utilizzati che confluiscono in forme difficili e sono in grado di guidare il pubblico in un'epopea all’interno della materia e sollecitare la partecipazione degli spettatori che pervasi da frange di luce si sentono parte di essa. Tuttavia i momenti di immedesimazione dell’osservatore nei corpi dell’empireo sono brevi e dai secondi contati, a causa del forte uso di tecniche di straniamento di Brecht, come l’alternanza recitazione attiva-passiva e la presenza dei musicisti sul palco, che riportano troppo frequentemente e troppo bruscamente l’osservatore alla realtà. Si tratta dunque di un’esperienza capace di offrire spunti di riflessione, intensa e contraddittoria che spinge il pubblico da una parte all’altra del filo del rasoio che divide passato, presente e divino, guidandolo attraverso simboli interpretabili alla riscoperta dell’uomo e del suo incessante bisogno di rendere palpabile l’astratto che lo pervade.

CASELANI SARA – 5 LICEO SCIENZE UMANE

Rintocchi di campana annunciano l’inizio dello spettacolo. Un palcoscenico immerso nell’oscurità e in quel buio rimarrà sino alla fine, schiarito solo dagli effetti di luce proiettati sul pannello in fondo al palco. Il teatro è avvolto da una musica forte e con toni bassi che non permette allo spettatore di perdersi. Gli intermezzi musicali occupano una parte importante dello spettacolo e vengono esaltati dalla presenza della musica dal vivo con una viola e un violoncello. Sotto i due veli di una tenda che si apre sul palco, una sola voce narra i versi dell’ultimo Canto del Paradiso di Dante: quella dell’attore Elio Germano, una voce pacata, quasi monotona, senza acuti, ma colma di espressione e la gestualità contribuisce ad amplificare la recitazione. Un inno a Maria sussurrato e non enfatizzato. Ogni parola viene ripetuta con un effetto eco, come se l’intento fosse di farla comprendere bene allo spettatore. La lingua usata è il volgare, così come l’opera è stata scritta dallo stesso Dante. L’iniziale riecheggio delle parole lascia in principio un senso di angoscia, per poi sfociare in sicurezza e consapevolezza. Il palco è per la maggior parte vuoto, solo le luci trasmettono un senso di pienezza e salita verso il Paradiso. Sullo sfondo vengono trasmesse immagini astratte, profonde, che ricordano l’universo vago e infinito. Un osservatore attento ha fatto sicuramente caso alla ripetitività delle immagini proposte nei momenti dedicati alla musica e non alla recitazione. I costumi erano scuri e quotidiani, non si è dato importanza agli abiti di scena, utilizzando un solo mantello all’inizio. Uno spettacolo dalla breve durata consigliato a tutti gli amanti della letteratura italiana. Gli spettatori meno esperti non si aspettino di comprendere tutte le parole utilizzate, ma è anche questo il bello! Il tutto si conclude con rintocchi di campana, così come era iniziato e… un lunghissimo applauso ai quattro artisti e a tutti i tecnici del suono e della luce.

DE CARO ALESSIO- 5 EINAUDI (INDIRIZZO COMUNICAZIONE)

Domenica 20 febbraio è andato in scena al Ponchielli il XXXIII del Paradiso con protagonista Elio Germano (attore e regista teatrale che nel corso della sua carriera ha ottenuto quattro David di Donatello come miglior attore protagonista) e con le musiche di Teho Teardo (compositore e musicista che ha realizzato alcune delle colonne sonore più efficaci del cinema italiano contemporaneo, tra cui Il divo di Paolo Sorrentino). La disposizione sul palco di tutti gli elementi scenografici è equilibrata.
La base elettronica di Teardo a sinistra, il violoncello e il violino a destra, mentre al centro Elio Germano ed una scenografia scarna ma resa viva da luci e visual. Il buon posizionamento sul palco non appesantisce la scena. Lo spettacolo comincia con un crescendo musicale di forte impatto che unisce classicismo ed eleganza degli strumenti ad arco con la potenza della musica elettronica. Veniamo così assaliti da un'emozione dirompente. Questo tappeto sonoro insieme alla grafica nebulosa dona un senso di misticità che ricorda il mistero del Paradiso. Le proiezioni sono molto curate esteticamente e invocano la beatitudine del Paradiso. Ricordiamo la voragine ammaliante con Beatrice, gli angeli messi a cerchio e il momento psycho con le luci stroboscopiche che, insieme alla musica ritmica e potente, ci fanno vivere un vero e proprio trip allucinato. La musica nella parte finale è più intimista e calma, forse a sottolineare che siamo trasportati in un luogo di pace assoluta. Forti sono i richiami alla corrente musicale modernal classical, molto diffusa negli ultimi anni. Lo spettacolo messo in scena fa pensare a "Jupiter and beyond the infinite" del film 2001 odissea nello spazio di Stanley Kubrick: un viaggio nel mistico, con colori brillanti e accecanti, mescolati alla musica magnetica. L'interpretazione di Elio Germano è buona. É apprezzabile il tono basso di voce utilizzato, adatto al contesto, anche se la gestualità è ripetitiva e di poco impatto. Nella prima parte i giochi di luce e i suoni distraggono troppo e rischiano di non farci gustare a pieno la prova attoriale di Germano, mentre nella parte finale la componente grafica e sonora viene meglio gestita, con Germano che si avvicina al pubblico come se volesse coinvolgerlo maggiormente. Nel complesso lo spettacolo è emozionante e unico nel modo di rappresentare un'opera letteraria come La Divina Commedia.

GANDAGLIA JACOPO – 1 LICEO ASELLI

Uno spettacolo moderno alla ricerca delle profonde emozioni dell’ultimo Canto della Divina Commedia è stato quello proposto domenica 20 febbraio al Teatro Ponchielli di Cremona da Elio Germano, nel prosieguo della stagione 2022. A dispetto di tutte le restrizioni legate alla pandemia, il pubblico cremonese riempie ben prima dell’inizio dello spettacolo l’intera platea e buona parte dei palchetti. Le luci si spengono con qualche minuto di ritardo rispetto al programma ed è in quel momento che le musiche del maestro Teho Teardo, accompagnato da una viola e da un violoncello, si fanno strada tra il pubblico, infondendo uno stato di forte tensione, che si risolve a sorpresa con la voce espressiva e piena di emozione di Elio Germano. Illuminato da un unico faro di luce, l’attore e regista romano declama, accompagnato da un sottofondo musicale sempre in sintonia con i versi danteschi, il Canto XXXIII del Paradiso. La scenografia, dei registi internazionali Simone Ferrari e Lulu Helbaek, formata da un sipario che si apre lentamente durante l’iniziale preghiera di San Bernardo alla Madonna, è ricca di colori che si ripetono e che rendono alla perfezione la trepidazione che si evolve in sala. Dopo un’ora crescente di emozioni la musica cessa improvvisamente e il protagonista si appresta, in modo assolutamente inaspettato, a recitare gli ultimi versi della Divina Commedia. Gli applausi in sala sono prolungati e scroscianti, solamente la definitiva uscita di scena degli artisti placa il teatro entusiasta. I suoni troppo marcati e le luci eccessivamente abbaglianti che seguono la preghiera alla Madonna sono forse l’unica critica che può essere mossa a una scenografia che asseconda in tutto e per tutto i versi del Canto, ma che in questo caso si spinge forse un po’ troppo oltre, infastidendo alcuni spettatori che si voltano per non essere storditi dalle luci stroboscopiche. La stagione annuale del Ponchielli, con questo spettacolo, riceve un enorme impulso: la modernizzazione del Canto XXXIII del Paradiso è perfettamente riuscita, l’unione di classico e contemporaneo è assolutamente apprezzata e la combinazione di luci, musica e versi poetici sono emozione allo stato puro.

GUARAGNI GIANLUCA – IV LICEO CLASSICO MANIN

Domenica 20 febbraio, al Teatro Ponchielli di Cremona, si è tenuto lo spettacolo teatrale “Paradiso XXXIII” di Elio Germano e Teho Teardo. La messa in scena dell’ultimo canto della Commedia è stata curata e diretta da Simone Ferrari e Lulu Helbaek. Per tutta la durata dello spettacolo, lo spettatore ripercorre l’ultimo passo del viaggio dantesco nei tre regni ultraterreni. L’incipit del canto è la preghiera di San Bernardo alla Vergine, rappresentata in un’atmosfera mistica e di riverenza assoluta, grazie all’interpretazione di Elio Germano e ai suoni del compositore e musicista Teho Teardo, accompagnato da viola e violoncello. Germano ripercorre interamente le terzine dantesche e le interpreta immergendosi completamente sia nel personaggio di Bernardo che nel protagonista. Con una voce gutturale ed espressiva riesce a distendere le rime del poeta, che si spiegano quindi da sole. Così l’attore ci conduce fino al momento culminante del canto e dello spettacolo: grazie alla sua devozione e all’intercessione della Vergine, Dante riesce ad ottenere la virtù necessaria per contemplare direttamente la luce divina. Fino a quel momento lo spazio scenico è stato spoglio e buio, ma ecco che d’un tratto lo spettatore vive un’esplosione di luci e suoni. “Da quivi in poi il mio veder fu maggio che ‘l parlar mostra”: come scrive Dante nel canto, le parole non bastano a descrivere un’esperienza mistica di questo livello: tanto è vero che la regia di Ferrari e Helbaek lascia spazio all’arte umana che, secondo me, più si avvicina ad una tale visione, ovvero la musica. La creatività di Teardo viene valorizzata dal magnifico uso delle luci e dei colori, in un connubio che trasporta lo spettatore nei panni del poeta, che vede l’essenza e l’unità dell’universo, ma che fatica a trasmetterlo a parole. Questo spettacolo è sicuramente un’esperienza completa nel punto più alto della Commedia, che consiglio a tutti perché fruibile e immersiva.

MARCHINI ANNALISA – 5 EINAUDI (INDIRIZZO COMUNICAZIONE)

Il sipario è ancora chiuso, ma da dietro di esso iniziano a sentirsi delle semplici note suonate da Teho Teardo, musicista e compositore italiano molto noto per le sue colonne sonore di film e documentari. Si apre il sipario, che mostra il musicista posizionato alla sinistra del palco. Sulla destra troviamo violino e violoncello, che danno all’atmosfera quel suono dolce e soave, contrapposto a quello forte e sperimentale di Teardo, e che insieme accompagneranno lo spettacolo per tutti i suoi sessanta minuti circa di durata. Al centro del palco una luce fioca illumina Elio Germano, attore e regista teatrale, che si prepara ad iniziare il suo monologo mettendo in scena il personaggio letterario di Dante. Trentatreesimo canto del Paradiso, il sommo poeta si trova nella sede dei beati, dove avviene l’incontro con Dio. La sua voce è fioca, calma, lenta, come se fosse esausto dal lungo viaggio che dall’Inferno l’ha portato fino all’Empireo; una voce che allo stesso tempo si fa forte e predica alla perfezione i versi della Commedia nella loro “volgarità”. Alle spalle del protagonista sono presenti numerosi effetti speciali che con il proseguire dello spettacolo diventano sempre più prorompenti, esattamente come violino e violoncello che, se all’inizio accompagnano Dante con estrema dolcezza, con lo svilupparsi della scenografia vengono sopraffatti dalla parte elettronica quasi discordante. Che fine ha fatto la Divina Commedia? Per un momento sembra di essere immersi in uno spettacolo fantascientifico: luci, musica ed effetti visivi sbalorditivi, il tutto in grandissimo contrasto con il monologo in terzine a rima incatenata. Una rivisitazione a dir poco singolare e anticonformista del classico italiano per eccellenza, molto forte e da un certo punto di vista quasi caotica. Un’esperienza inspiegabile, che cambia drasticamente la percezione di “teatro” e l’interpretazione dantesca attraverso l’accavallarsi di diversi linguaggi e stili.

PASINI ANDREA – 4 LICEO CLASSICO MANIN

Il 20 febbraio è andato in scena al teatro A. Ponchielli di Cremona “Paradiso XXXIII”, adattamento dell’ultimo canto della Commedia la cui resa è indissolubilmente legata alle doti artistiche della compagnia, composta dal pluripremiato attore teatrale e cinematografico Elio Germano, dal compositore Teho Teardo (autore di colonne sonore per registi quali Paolo Sorrentino e Roberto de Feo) e dalla coppia di registi Ferrari-Helbaek, che vanta la produzione di spettacoli per il Cirque du Soleil e la partecipazione ad alcune cerimonie olimpiche. L'obiettivo dichiarato dello spettacolo, quello di "essere divulgativo senza dare alcuna spiegazione", viene rispettato: il testo rimane pressoché invariato e la divulgazione viene delegata totalmente al rapporto tra l’interprete, la musica e le immagini proiettate. Sono proprio questi ultimi due elementi, nonostante l’ottima performance di Germano, a farla da padrone sin dall’inizio. Già durante la preghiera di S. Bernardo alla Vergine infatti l’attenzione del pubblico è catturata da alcuni piccoli lumi che danzano accompagnati dal suono degli archi, ma è soltanto a partire dal momento in cui Dante volge lo sguardo verso Dio che questo binomio raggiunge la sua massima espressione, con l’improvviso ingresso in scena di musica elettronica e luci stroboscopiche. La scelta è audace e il contrasto che si viene a creare con quanto visto nei minuti precedenti può certamente incontrare lo scetticismo di parte del pubblico, ma resta apprezzabile il tentativo di rappresentare in modo originale la visione dantesca, analoga a quella descritta secoli dopo da Borges nell’Aleph, sfruttando sonorità ed elementi visivi non solitamente associati all’immaginario medievale della Commedia. La particolare scenografia si conferma ancora una volta la vera protagonista nell’ultima sezione del canto, nella quale il poeta cerca di descrivere quanto ricorda della visione di Dio: nonostante Germano si rivolga direttamente al pubblico, infatti, lo sguardo dello spettatore fatica a separarsi dall’orbe luminoso posto dietro di lui. La messinscena risulta in definitiva molto piacevole e ricca di spunti interessanti ma resta la netta impressione che la compagnia, riponendo molta fiducia nelle proprie qualità, si sia spinta in un’impresa troppo complessa per essere portata a termine senza causare alcune perplessità nel pubblico.

ZANASI IRENE- 3 LICEO SCIENTIFICO ASELLI

Teatro Ponchielli, 20 febbraio 2022. Silenzio, buio, attesa. Poi una piccola campana. Ed eccone un’altra dal suono più acuto. Si aggiungono un violino e un violoncello. Infine, debolmente illuminato da una luce, appare Dante, che, sospesi per un attimo gli strumenti, inizia il racconto della sua ultima esperienza nel luogo proibito ai vivi, con l’omaggio alla Vergine. La voce profonda e nitida di Elio Germano scandisce lentamente ogni parola, facendola risuonare nelle orecchie e nella mente del pubblico in maniera chiara. Alle sue spalle, un insieme di stelle si congiunge e si separa, seguendo i movimenti delle sue mani. Egli si trova al centro di una tenda cilindrica aperta sul davanti, in modo da permettere al pubblico di osservare ciò che viene alle sue spalle proiettato; l’artista sembra avere il controllo sia delle parole che delle luci ad esse legate. Dopo alcuni versi, un raggio bianco scende dall’alto e si posa sulla testa dell’attore, davanti al quale si spalancano i due lembi della tenda, dando inizio alla parte dinamica dello spettacolo. Verbo, musica e luci le uniche ed efficaci armi usate dal regista per raggiungere gli ascoltatori. L’assenza di momenti di mera analisi e spiegazione del testo è stata fondamentale per far convergere l’attenzione sulla parola e sulla scena, senza snaturare e complicare il messaggio. Ad amalgamare le parole e i movimenti dell’artista vi era la musica, prodotta dalle corde di violino e violoncello e dagli effetti realizzati dal musicista all’altro lato del palco, dotato di una console e di una tastiera. L’aspetto sonoro è stato curato in maniera eccellente, affinché fosse in equilibrio con la componente recitativa e con la scenografia. L’utilizzo delle luci è stato altrettanto suggestivo; il passaggio dalle tonalità calde alle fredde intermittenze è sembrato essere una metafora per le possibili sfumature dell’animo umano di fronte a una visione come quella descritta da Dante. La scenografia nel complesso mi è parsa però troppo sospesa; è mancata la componente davvero paradisiaca. Nonostante ciò Elio Germano ha recitato in maniera coinvolgente e appassionata, immedesimandosi in Dante al punto da esprimersi come se avesse potuto spiegare le parole e lo sgomento del poeta. E mentre la luce andava affievolendosi, il poeta e l’artista ci hanno lasciato a riflettere su quell’ “amor che move il sole e l’altre stelle”.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400