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TEATRO & ARTE

Fra mostre e spettacoli la storia costruisce comunità

Alla Casa della Memoria di Milano tante iniziative e anche un laboratorio/spettacolo per fare il pane con Tindaro Granata

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

28 Dicembre 2021 - 19:05

Fra mostre e spettacoli la storia costruisce comunità

l’opera di Treccani è un grande dipinto con centinaia di volti

MILANO - È presso il Bosco verticale di Stefano Boeri simbolo della città contemporanea, nuovo centro della Milano del XXI secolo, del dopo Expo, della Milano che malgrado tutto pensa positivo. Ma non c’è prospettiva senza memoria, senza la capacità di interrogare il passato e interrogarsi sul passato. Per questo è interessante che la Casa della memoria sorga proprio a pochi passi da uno dei simboli del presente gravido di futuro del capoluogo lombardo.

La Casa della Memoria è sede di ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), di ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati), dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo (AIVITER) e dell’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 1969, e promuovendo il CantiereMemoria si apre alla cittadinanza invitando tutti a una partecipazione attiva.

Ed è un vero e proprio “cantiere” che si propone alla città, nessun altro termine è più adeguato: una mostra, concerti, spettacoli teatrali, laboratori, letture a cura di formazioni teatrali e musicali che da tempo operano sul territorio. Con una proposta culturale varia, ma fortemente ancorata al tema individuato per questa edizione, l’obiettivo è di indurre ogni persona a essere di nuovo protagonista, a indossare ancora i panni di "spettatore consapevole”, a uscire da casa, a frequentare di nuovo i luoghi di intrattenimento, vincendo le pigrizie, le diffidenze e soprattutto le solitudini che il lungo periodo di isolamento ha generato.

Così la  mostra a cura di Maria Fratelli, Troppo umano disumano umano dedicata al difficile clima di inizio anni Settanta, quelli della Milano segnata dalla strage di piazza Fontana, alla Banca dell’Agricoltura, nel 1969, una ferita forse mai del tutto rimarginata è, fin dal titolo, un primo passo in questa direzione. Negli spazi della Casa della Memoria sono esposte alcune sculture di Amalia Del Ponte in dialogo con il dipinto di Ernesto Treccani, Un popolo di volti, normalmente esposto nella sede della Fondazione Corrente ed eccezionalmente ospitato dalla Casa nel periodo del Cantiere.

Come molti sapranno, l’opera di Treccani è un grande dipinto con centinaia di volti, quelli dei partecipanti ai funerali delle vittime di piazza Fontana.

Anche Amalia Del Ponte non necessita di grandi presentazioni: artista dalla lunga carriera – fra i suoi mentori Marino Marini e Gillo Dorfles – opera prevalentemente fra Milano e Venezia, dove ha esposto le sue opere anche alla Biennale d’Arte.

LA PROPOSTA DI CANTIEREMEMORIA.

Il teatro come azione di partecipazione etica e comunitaria è centrale nella proposta di CantiereMemoria. Alcuni dei lavori in programma si rivolgono all’impegno civile attraverso la denuncia delle guerre, il ricordo delle persecuzioni razziali e della resistenza partigiana.

Alma Rosé, il 29, con Io ricordo, renderà omaggio a Liliana Segre, Sguardo Oltre proporrà  Tregua di Natale, il 30 dicembre. Emergency con C’era una volta la guerra sarà di scena il 2 gennaio; il Teatro della Zucca con Ribelli, il 4, affronta il tema della lotta partigiana e chiude la pagina dedicata alla memoria civile In quelle tenebre con Rosario Tedesco e Nicola Bortolotti, che il 6 gennaio coinvolgeranno il pubblico con l’intervista di Gitta Sereny a Franz Stangl, comandante di alcuni campi di sterminio. Il 1 gennaio due giovani interpreti, ex allievi della Scuola del Piccolo, Antonio Perretta e Jonathan Lazzini ci intrattengono con il racconto di loro storie personali, legate alle famiglie e ai territori di appartenenza. I titoli sono, rispettivamente Antonio e Alla luce del falò.

Infine con uno spettacolo-laboratorio, Il rito del pane, il 5 gennaio, l’attore Tindaro Granata insegnerà a fare il pane con il suo lievito madre, dal nome evocativo di Sophia Loren. Un gruppo di “allievi panificatori” che daranno testimonianza di loro esperienze personali sul tema e un altro drappello di “uditori” saranno i protagonisti di questa singolare immersione nel cibo e nel teatro.

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