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CREMA: MUSICA

L'opera omnia degli Oblivion: dissacrante, ma con stile

Il teatro San Domenico di nuovo gremito da un pubblico divertito e felice per l'inedita versione del gruppo

Greta Mariani

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18 Ottobre 2021 - 09:24

L'opera omnia degli Oblivion: dissacrante, ma con stile

CREMA - Con quelle voci, possono dire ciò che vogliono. Pare essere proprio questa la sintesi più adatta per descrivere il

Artisti con la A maiuscola, nella loro Oblivion Rapsody, Graziana Borciaghi, Francesca Folloni, Davide Calabrese, Lorenzo Scuda, Fabio Vignarelli hanno portato sul palco classici e rock, letteratura e musica pop, storia e politica, diritti civili

concerto-spettacolo degli Oblivion, andato in scena ieri pomeriggio in un San Domenico di Crema di nuovo gremito da un pubblico divertito e felice di riprendersi, finalmente, il teatro. Dissacranti, ma sempre riportando poi la misura, autoironici e ironici, sarcastici. Ma soprattutto grandi professionisti, di grande talento nella voce e nella musica, nelle armonizzazioni che li hanno visti insieme, conquistare il pubblico, con uno strumento vocale che — usato alla massima potenza e con grande maestria — può essere davvero piegato a ogni esigenza scenica. Artisti con la A maiuscola, nella loro Oblivion Rapsody, Graziana Borciaghi, Francesca Folloni, Davide Calabrese, Lorenzo Scuda, Fabio Vignarelli hanno portato sul palco classici e rock, letteratura e musica pop, storia e politica, diritti civili. Il tutto, offrendosi alla platea come juke box viventi, nelle vesti (parodiate) dei cantanti di oggi e di ieri, persi nella selva oscura della discografia, come le anime dannate di Dante. E ancora, I Promessi Sposi, le tragedie di Shakespeare cantate come fatti di cronaca nera, il Tg musicale e il gioco del Musichiere per guadagnarsi un posto nella gag della coda alla posta. Esilarante la telecronaca dai campi di battaglia, in diretta con gli inviati dalla guerra di Troia e da Waterloo. E che dire della vocalist e del suo alter ego, la consonant: una canta solo vocali, l’altra solo consonanti. Solo insieme danno vita alla strofa di Quello che le donne non dicono, testo di Enrico Ruggeri reso immortale dall’interpretazione di Fiorella Mannoia. E ancora il Vangelo secondo JC, versione rap, trap, hip hop della storia di Gesù, le canzoni mimate, la storia dell’Ave Maria di Schubert sulla disco music anni ’70. Un frullato di bravura, risate, coinvolgimento del pubblico che prende il via da versi in volgare medievale, quasi un filo rosso per tutto lo spettacolo, per ricordare che si può essere dissacranti con stile, fare cultura (ad altissimo livello) con il sorriso. Essendo un perfetto mix (già vengono definiti gli eredi) tra la perfezione vocale e armonica del Quartetto Cetra e la comicità dei Monthy Python, di Giorgio Gaber e del Trio Solenghi-Marchesini-Lopez, di cui in molti passaggi si sono riconosciute le suggestioni. Lo spettacolo è stato un continuo crescendo e ha trovato nel bis l’esplosione perfetta del talento dei cinque artisti: la History of Rock li ha visti omaggiare tutti i grandi del genere musicale con una carrellata in cui anche gli strumenti e le basi musicali sono stati frutto delle loro voci. Meriterebbe una serata bis.

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