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DON MAZZOLARI

Tre giorni mazzolariana: don Primo, uomo e fede

Lucarelli e don Bignami aprono la tre giorni mazzolariana di Bozzolo. Il saluto del vescovo

Davide Bazzani

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11 Settembre 2021 - 14:13

Tre giorni mazzolariana: don Primo, uomo e fede

BOZZOLO - «Perché scrivo? Perché mi piace, perché ho una storia che voglio raccontare a tutti i costi e per capire come la penso. Siccome però gli scrittori sono anche lettori, adesso che ho cominciato a leggere i testi di don Primo Mazzolari, li

«Ha lanciato un messaggio sull’uomo perché ha incontrato l’uomo Gesù Cristo. L’augurio è che emerga sempre più questa grazia»

leggerò tutti». Carlo Lucarelli, romanziere di gialli, ma anche autore di opere teatrali e opinionista, ieri pomeriggio ha detto di essersi ritrovato molto nei concetti che su don Primo ha espresso don Bruno Bignami, direttore dell’ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana nonchè postulatore della causa di beatificazione del prete di Bozzolo. L’occasione è stata data dall’inizio della Tre giorni mazzolariana, dedicata ai Dialoghi sull’uomo. A sorpresa è arrivato anche il vescovo Antonio Napolioni: «Don Primo – ha detto - ha lanciato un messaggio sull’uomo perché ha incontrato l’uomo Gesù Cristo. L’augurio è che emerga sempre più questa grazia». A presentare la rassegna è stato il parroco don Luigi Pisani: «Vorremmo che questa iniziativa, giunta alla seconda edizione, diventasse una tradizione. Speriamo di poterla fare tutti gli anni, a giugno». Il sindaco Giuseppe Torchio: «È un modo per dire che Bozzolo è la patria di don Primo, sulla cui causa di beatificazione si pongono ancora ostacoli. Con la massima delicatezza faremo ogni cosa possibile per favorire il percorso, perché la sfida è rinverdire per i giovani il suo messaggio».


Don Bignami ha esposto tre temi. Anzitutto, «la spiritualità senza data di scadenza. Don Primo ha coniugato umanità e fede cristiana, cosa non scontata. La sfida che ha lanciato è amare l’uomo del suo tempo». Secondo concetto: «La storia come appello di Dio. Mazzolari vive nella storia del suo tempo, tragica in alcune dinamiche. Di qui il suo coraggio di abitare la storia, non di subirla. Vedi la sua partecipazione, sotterranea, alla Resistenza». Terzo aspetto: «Il pensiero come gesto d’amore e la scrittura e la cultura come declinazione del vivere sociale. Mazzolari ci insegna che è fondamentale studiare, documentarsi sempre».


Carlo Lucarelli, introdotto da Enrico Garlaschelli, docente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Mantova, ha detto di condividere l’invito a studiare sempre. «La prima volta che ho scritto qualcosa con la coscienza di farlo avevo 13 anni. A tutti i costi volevo raccontare una storia e ho scritto un romanzo di quattro pagine. Allora mi sono accorto che era bellissimo narrare, perché consente di capire gli altri e se stessi». Ed entrando nei meccanismi narrativi, si può essere anche mossi da quell’«inquietudine» che animava anche don Primo per capire e avvicinare «i soggetti lontani». A volte accade pure che lo scrittore «possa riuscire a cambiare le cose» in meglio.

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