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CINEMA: VENEZIA 78

Isabella Aldovini: «Alle mie emozioni si è unita l’assenza di Libero»

L'attrice cremonese racconta il suo debutto al Lido col film «Una relazione», in cui ha lavorato anche De Rienzo

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

08 Settembre 2021 - 09:29

Isabella Aldovini: «Alle mie emozioni si è unita l’assenza di Libero»

L'attrice cremonese Isabella Aldovini a Venezia

VENEZIA - Sarà un po’ provinciale, ma la prima domanda è la più spontanea e forse anche la più banale. Che effetto può fare trovarsi a Venezia, partecipare al rito del foto call? Per chi fa l’attrice di cinema Venezia e Cannes sono luoghi sognati, immaginati, o forse semplicemente una meta a cui tendere. Sorride Isabella Aldovini, nata ai piedi del Torrazzo, e a Venezia per la presentazione del film «Una relazione» di Stefano Sardo nella sezione Giornate degli autori. «Non so se l’ho mai immaginato, certo sognato — racconta all’indomani del debutto lidense del film che la vede nei panni di Luisa amica della coppia di quarantenni in crisi di cui tratta il film —. Ho vissuto tutto cercando di connettermi a questo viaggio intenso con persone che sento profondamente vicine».


Dopo una lunga pausa, «Una relazione» segna il ritorno sul grande schermo dell’attrice cremonese che si è fatta apprezzare

Per un attrice è difficile descrivere quello che si prova davanti alla proiezione del proprio film perché ci sono tante parti di noi che parlano, vere e proprie voci che prendono vita nella propria testa

per film come «Un matrimonio» e «Il bambino cattivo» di Pupi Avati. Trovarsi davanti al grande schermo e rispecchiarsi in esso fa un certo effetto sempre e a maggior ragione a Venezia, viene da pensare: «Per un attrice è difficile descrivere quello che si prova davanti alla proiezione del proprio film perché ci sono tante parti di noi che parlano, vere e proprie voci che prendono vita nella propria testa — si racconta —. C’è a volte il piccolo ego che giudica e vorrebbe magari rifare e rifare, avere la possibilità di rifare quella scena ancora mille volte perché si nota qualcosa, anche un dettaglio, una sfumatura che vorresti fare meglio e ti dici: avrei potuto fare meglio. E rifaresti, rifaresti, non ti dai pace quasi». Ma poi accade qualcosa ed è accaduto vendendo «Una relazione»: «poi c’è il personaggio, in questo caso la mia Luisa, che improvvisamente ti prende per mano e ti conduce lei, in punta di piedi, sorprendendoti e, per un istante, ti dimentichi chi sei e ti ritrovi travolta dalle sue emozioni e ti commuovi e ti stupisci e miracolosamente non c’è più niente e nessuno. C’è solo lei che ti tira nel film con sguardo leggero e ampio». Fa una pausa e poi aggiunge: «non so se per un attore sia un vero godimento vedere la prima del film, difficile che lo sia, perché si è troppo coinvolti, ma quando il giudice interiore cessa, qualcosa vive in te ed è sorprendente. Quando senti di fare parte della verità è meraviglioso». 

Ma nel debutto di «Una relazione» c’era di più: «E poi l’altra sera a queste emozioni si sommava la difficoltà, per me e per tutti, di condividere solo in parte questo nuovo frutto, la paura di non reggere l’assenza, di sentirsi fragili davanti alla vita che a volte ci butta in faccia la realtà, che siamo qui solo per un soffio su questa terra e dobbiamo fare del nostro meglio per sorridere e respirare, forse anche per chi non c’è più». E il riferimento di Isabella Aldovini va alla presenza nel cast di Libero De Rienzo, l’attore napoletano morto improvvisamente a metà luglio: «Eravamo tutti coinvolti emotivamente, vederlo sullo schermo ha commosso tutti. Esserci rivisti insieme mi ha fatto capire come l’esperienza di questo film sia stata importante e vuoi per la scrittura, vuoi per la verità che ne è uscita alla fine ci siamo percepiti come un corpo unico».

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