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L'inno (filosofico) alla gioia di Isabella Guanzini

Dalla Bibbia alla psicoanalisi: la teologa cremonese segue il fil rouge di un sentimento che è apertura alla vita

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03 Settembre 2021 - 05:30

L'inno (filosofico) alla gioia di Isabella Guanzini

CREMONA - «Non è la soddisfazione di sé, la gioia non è la soddisfazione di sé. Non è affatto il piacere di essere soddisfatti di sé. È il piacere della conquista come diceva Nietzsche. Ma la conquista non consiste nell’asservire qualcuno, la conquista, ad esempio per un pittore, è conquistare il colore, ecco una conquista, ecco la gioia»: la gioia come conquista - e creazione - del mondo, del proprio mondo. È anche in questa citazione di Gilles Deleuze, che si comprende il senso de La filosofia della gioia di Isabella Guanzini, già autrice di Tenerezza, tradotto in spagnolo e in tedesco. Il libro della filosofa e teologa cremonese, attualmente docente di Teologia fondamentale all’Università di Linz, in Austria, uscirà il prossimo 9 settembre per i tipi di Ponte alle Grazie. Il saggio non è un prontuario per una facile via alla felicità, né un manuale di istruzioni per l’uso, ma insegue - dalla Bibbia a certa psicoanalisi contemporanea - il fil rouge della gioia come sentimento di apertura alla vita. Ed è una testimonianza delicata e preziosa di ciò che potrebbe essere e che spesso non è, inghiottito dalla ferocia e dalla paura della nostra epoca. Perché, conferma Guanzini, «il tempo del contagio ha visto nascere ed espandersi sentimenti inediti e contrastanti, in cui si sono a un tratto scoperte la pesantezza, l’opacità e l’inerzia del mondo. Queste qualità hanno avvolto le esistenze in nodi sempre più stretti, esercitando una forte pressione. Hanno incurvato molte traiettorie di vita all’interno, spingendole verso il basso, dove si fa più fatica a vedere, dove tutto si chiude e si fa buio».


Il primo sguardo, in opposizione a quello «inesorabile della Medusa» di calviniana memoria che tutto pietrifica, va all’élan vital teorizzato da Henri Bergson. «È la forza di una immensa corrente di vita e di coscienza che cerca di superare se stessa, di dare più di ciò che ha, ricavando da sé più di quanto possieda - scrive Guanzini -. Benché molte volte tale corrente si infranga contro la roccia, almeno in una direzione riesce a farsi strada e a passare, per vedere finalmente la luce. Lo sforzo è faticoso, perché deve affrontare macigni: ma è anche molto prezioso, perché è ciò che porta vita e consente nuovamente di amarla». È un’apertura alla vita che trova nei giochi d’infanzia un esempio possibile, in una dimensione ludica in cui «i bambini si rivelano soprattutto come figure di creatori e artisti, (e che) ha un legame profondo con l’intelligenza biblica della creazione». Alla nascita di un bambino - che è Dio ed è un neonato vulnerabile - è associato simbolicamente anche l’inizio del Cristianesimo: «Precisamente - sostiene la teologa - la nascita di un piccolo – e di ogni piccolo – diviene promessa di qualcosa di grande, capace di ridisegnare la geografia religiosa, affettiva, sociale e politica di una intera cultura e di un secolare cammino di verità».



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