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LIUTERIA IN CIFRE

L’arte di «Strad» è ancora viva e si tinge di rosa

Aumentano le donne. Straniero il 41% dei liutai, cremonese il 26%

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

22 Agosto 2021 - 06:00

L’arte di «Strad» è ancora viva e  si tinge di rosa

CREMONA - E se la tradizione liutaria fosse meno longeva di quanto si pensi? E se altro non fosse che un’invenzione? Che la grande scuola di liuteria cremonese si sia interrotta con la morte dell’ultimo liutaio, Enrico Ceruti, nel 1883, non è una novità. Che la reinvenzione dell’arte di costruire violini si leghi alla nascita della scuola internazionale di liuteria nel 1938, pure. Ma che i numeri dicano che la storia delle botteghe liutarie in città abbia poco più di mezzo secolo è un dato che può far riflettere. La storia della liuteria contemporanea si può raccontare in cifre, documentata dal Registro Imprese della Camera di Commercio.

LA PRIMA BOTTEGA. La prima sorpresa arriva proprio dal dato che vede nel 1970 una sola bottega liutaria iscritta al registro camerale, «la bottega di Gio Batta Morassi — ricorda Stefano Conia il grande —, poi l’anno dopo è arrivato Giorgio Cè, nel 1972 io apro la mia bottega, l’anno prossimo festeggerò il mezzo secolo di attività». Oggi le imprese liutarie in città sono 183, alle quali si aggiungono nove imprese specializzate nella produzione di archetti e due nella costruzione di custodie musicali. Considerando che due imprese producono sia strumenti ad arco che archetti, del settore fanno parte complessivamente 192 imprese. Tra le aziende produttrici di strumenti ad arco prevale ampiamente l’impresa individuale, dato che se ne contano solo nove che hanno adottato la natura giuridica della società, di persone o di capitali.

LA LIUTERIA IN ROSA. «Negli ultimi anni, nel comparto della liuteria si è assistito ad un progressivo inserimento di imprenditoria femminile: pur restando in netta minoranza (l’11% del totale), tuttavia dalle sole sette unità registrate nel 2000, attualmente il loro numero è salito a quota 20», si legge nel rapporto camerale. Gli anni Duemila rappresentano un po’ il periodo di sviluppo maggiore della liuteria, con il picco di una decina di botteghe in più nate nel solo 2005. Gli anni che vedono diminuire, rispettivamente di quattro e tre unità, il numero delle imprese liutarie sono gli anni 2013 e 2014.

DA TUTTO IL MONDO. Una caratteristica tipica della liuteria cremonese è la consistente presenza di imprenditori artigiani di origine straniera, che attualmente costituiscono il 41% del totale. «Sono infatti 75 le posizioni iscritte in cui almeno uno dei titolari è di nazionalità non italiana. Si tratta in massima parte di ex allievi della Scuola Internazionale di Liuteria, provenienti da tutto il mondo, che una volta ultimato il percorso formativo hanno ritenuto opportuno aprire il proprio laboratorio nella città dove hanno studiato. E che per tradizione è in grado di fornire il clima ideale per la loro crescita economica e professionale», si legge nel rapporto della Camera di Commercio. Tra le nazionalità straniere, le più numerose sono quelle appartenenti all’estremo oriente: la più rappresentata è quella giapponese, che conta 16 imprenditori, seguita dalla sudcoreana con 8. Seguono la Bulgaria e la Francia con sei liutai, Argentina, Cina e Russia con quattro, Austria, Germania e Spagna con tre; Messico, Svizzera, Ungheria e Stati Uniti contano due imprenditori.

I CREMONESE. Delle 111 imprese gestite esclusivamente o in parte da un titolare italiano, 49 (che costituiscono a loro volta circa il 26% del totale), hanno alla guida un imprenditore cremonese. La stragrande parte dei liutai non sono cremonesi, ma hanno trovato in Cremona il genius loci per perpetuare la tradizione dell’arte di stradivari, anche grazie alla scuola intitolata al sommo liutaio.

IN BOTTEGA. La vitalità, e insieme la tradizione della liuteria cremonese, è testimoniata dalla suddivisione per data di iscrizione delle imprese attive. «Uno su tre degli artigiani attualmente attivi ha infatti iniziato la propria attività negli ultimi dieci anni, ma il 26% del totale opera in città da più di trent’anni e l’iscrizione di nove imprese del settore in parola risale addirittura agli anni Settanta — si legge nel report camerale —. I dati sulla natimortalità imprenditoriale, disponibili solo a partire dall’anno 2000, inquadrano la liuteria cremonese come un comparto in continua espansione, nel quale, se si eccettua il biennio 2013-14, in tutti gli anni si sono sempre rilevati più provvedimenti di iscrizione che di cessazione. Negli ultimi ventuno anni, infatti, a fronte delle 161 iscrizioni, si sono avute solo 78 cessazioni al netto dei provvedimenti d’ufficio e, trattandosi in massima parte di imprese artigiane a titolarità prevalentemente individuale, è innegabile che si tratti della nascita di vere nuove imprese e non di mere trasformazioni».

Il 2021, anno di blocco pandemico dei mercati, ha visto registrarsi in Camera di Commercio tre nuove imprese, a fronte della chiusura di una bottega. Nel 2020 hanno aperto 11 botteghe a fronte della chiusura di due. Anche questi sono segnali di una vivacità incoraggiante.

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