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Preghiera a Maria con le note del «Continuo»

L’ensemble diretto da Isidoro Gusberti ha proposto un momento di riflessione accomunando la festività dedicata a san Bernardo e l’anniversario dantesco

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21 Agosto 2021 - 09:12

Preghiera a Maria con le note del «Continuo»

Il Continuo in Sant’Omobono.

CREMONA - «Vergine Madre, figlia del tuo figlio/Umile ed alta più che creatura/Termine fìsso d’eterno consiglio//Tu sei colei che l’umana natura/Nobilitasti sì, che il suo fattore/Non disdegnò di farsi sua fattura»: sono le prime due terzine del XXXIII canto del Paradiso di Dante, tra le pagine più alte della letteratura, con quella sequenza di ossimori che esprimono il mistero dell’incarnazione di Dio.

A pronunciare queste parole nella Commedia è san Bernardo, monaco cistercense fondatore dell’abbazia di Clairveaux, in Francia, e di altri monasteri. E proprio in occasione della festività di san Bernardo, celebrata ieri, e in concomitanza con l’anno dantesco per i settecento anni dalla morte del poeta, Il Continuo ha proposto un momento al tempo stesso musicale e di grande spiritualità. L’appuntamento si è tenuto nella chiesa di Sant’Omobono, grazie alla collaborazione tra l’associazione culturale e l’Unità pastorale Cittanova.

L’appuntamento si è aperto con la lettura di uno studio di Laura Pantò, pubblicato nel 2016 sul numero 2 della rivista Ecclesia Mater della Congregazione delle Figlie della Chiesa. Successivamente, nel corso della messa, l’ensemble vocale Il Continuo diretto da Isidoro Gusberti ha eseguito la Missa VIII De Angelis e altre antifone in gregoriano.

Il pomeriggio si è concluso con l’intervento dell’attrice Roberta Benzoni che ha letto il XXXIII Canto del Paradiso, canto che chiude non solo la cantica, ma l’intera Commedia. Nella preghiera iniziale, san Bernardo invoca la Vergine come la più alta e la più umile di tutte le creature, colei che ha nobilitato la natura umana a tal punto che Dio non ha disdegnato di incarnarsi nell’umano.

Nel ventre di Maria si è riacceso l’amore tra Dio e gli uomini, che ha fatto germogliare la rosa celeste dei beati. La grandezza della Vergine è tale che benevolmente concede ogni grazia, spesso addirittura prevenendone la richiesta, poiché in lei albergano la pietà, la magnificenza, la bontà. Dante, spiega Bernardo, è giunto all’Empireo dal profondo dell’Inferno e ha visto lo stato delle anime dopo la morte, quindi supplica Maria di concedergli la virtù sufficiente per fissare lo sguardo nella mente di Dio. Il santo le porge tutte le sue preghiere e chiede alla Vergine di dissipare ogni velo che offusca gli occhi mortali del poeta. La implora infine di conservare puri i sentimenti di Dante dopo una tale visione, poiché la Regina del Cielo può ottenere tutto ciò che vuole, e la invita ad accogliere la sua preghiera alla quale si uniscono idealmente tutti i beati della rosa, inclusa Beatrice.

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