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Pisani: «Così sfido Dante»

Il produttore cremonese impegnato nel definire i dettagli produttivi di Paradiso 33 di e con Elio Germano

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

19 Agosto 2021 - 05:30

Pisani: «Così sfido Dante»

Pierfrancesco Pisani, Luigi De Angelis, Andrea Argentieri e Chiara Francini

CREMONA - «Siamo partiti con l’idea di una sorta di lettura scenica ed ora ci ritroviamo con uno spettacolo decisamente più sostanzioso», afferma con un pizzico di ironia Pierfrancesco Pisani, produttore cremonese, impegnato nel definire i dettagli produttivi di Paradiso 33 di e con Elio Germano con le musiche di Teo Teardo e la regia di Simone Ferrari & Lulu Helbaek.

Un colpo non da poco e al tempo stesso la conferma del suo rapporto privilegiato con Elio Germano?
«Lo spettacolo debutterà all’interno di Trilogia d’Autunno del Ravenna Festival e poi sarà a RomaEuropa Festival – prosegue -. La produzione è del Ravenna Festival in partnership con la mia Infinito Produzioni, Fondazione Teatro della Toscana, Teatro Franco Parenti. Elio Germano voleva uno spettacolo che potesse portare in giro agilmente e mi ha chiesto una mano».

Le cose sembra però che siano sfuggite di mano…
«Siamo partiti dalle parole stupore e visione, due aspetti che ricorrono nella terza cantica. Abbiamo consultato eminenti dantisti che si sono stati suggeriti da Ravenna Festival che è l’ente da cui è arrivata la commissione dello spettacolo. I due registi Simone Ferrari & Lulu Helbaek capaci di muoversi tra cerimonie olimpiche, teatro e talent show (X Factor), portando sempre con loro una stilla di magia del Cirque du Soleil. Ormai siamo lontani dalla lettura scenica da cui eravamo partiti. Mi ritrovo a gestire una sorta di grande evento, un aspetto che non mi appartiene, una nuova sfida per uno come me che lavora su allestimenti piccoli».

È dispiaciuto di questo?
«No, ma certo è un’esperienza nuova per me. Con ogni probabilità concentreremo la messinscena di Paradiso 33 in un mese partendo a metà ottobre da Ravenna, per poi andare a Firenze e Milano, ovvero presso i teatri che hanno collaborato all’allestimento. In realtà lo spettacolo doveva debuttare a inizio delle celebrazioni dei 700 anni della morte di Dante, poi la pandemia ha bloccato tutto. Ora si recupera e il progetto è cresciuto in complessità dell’allestimento, ma anche in pensiero».

La pandemia non ha comunque bloccato Pierfrancesco Pisani, a giudicare dagli spettacoli che ha prodotto.
Ride: «Ho dovuto far buon viso a questa ripresa un po’ al cardiopalma. Ma spero di tornare a quando d’estate mi fermavo, facevo un po’ di vacanza e soprattutto leggevo e avevo il tempo di pensare a nuovi progetti. Ovviamente nessuna lamentela, anzi. Certo ho l’impressione di essere in una sorta di centrifuga».

Si è visto a Casalbuttano Chiara Francini con Coppia aperta, quasi spalancata, ma questo è uno dei suoi spettacoli in tour.
«Chiara Francini ha girato anche con L’amore segreto di Ofelia con Andrea Argentieri e la regia di Luigi De Angelis. Ad Asti ho debuttato con lo spettacolo di Lodo Guenzi, Uno spettacolo divertentissimo che non finisce assolutamente con un suicidio. La regia è di Nicola Borghesi. Si tratta di un lavoro dedicato alla difficoltà o meglio alla paura di diventare grandi. Lodo racconta di sé e fa della sua esperienza una riflessione sui timori nel passare nell’età adulta. Funziona molto bene, il pubblico è fatto soprattutto di ragazzi, è uno spettacolo che ha una buona temperatura partecipativa».

Lodo Guenzi dello Stato Sociale e poi nel suo cahier c’è pure un’altra cantante attrice, Margherita Vicario che è diventata un fenomeno non solo pop…
«Sia Lodo Guenzi che Margherita Vicario hanno una formazione teatrale che poi è sfociata o ha affiancato l’attività di cantanti e musicisti. Con Margherita Vicario porto in tour lo spettacolo Storie della buona notte per bambine ribelli, liberamente tratto dal best seller edito da Mondadori. In scena, insieme a Margherita Vicario, c’è l’Orchestra Multietnica di Arezzo. Anche questo lavoro sta andando bene. Il prossimo autunno mi ritroverò a dover gestire quattro tournée contemporaneamente. Sarà un delirio, sempre sperando che tutto rimanga aperto e non succeda come l’anno scorso».

Preoccupato?
«Un po’, come tutti gli operatori e i produttori il cui guadagno arriva dalle tournée e dai piccoli teatri di provincia».

Anche se lei durante il lockdown si è inventato il teatro in realtà aumentata con i visori…
Sorride: «Non ho inventato nulla. Tutto è nato dalla necessità, ancora una volta, di Elio Germano di mantenere vivo lo spettacolo Dopo la battaglia, scritto insieme a Chiara Lagani. Da qui l’idea di lavorare, con la complicità produttiva del Teatro della Pergola di Firenze, a un Così è se vi pare in versione digitale, fruibile solo con visori. Elio Germano, Isabella Ragonese, Michele Sinisi hanno accettato la sfida. Il debutto ufficiale sarà dal 23 al 26 settembre a Roma Europa. Intanto continuiamo a lavorare con i visori. Siamo stati in Germania perché una compagnia di nouveau cirque ci ha chiesto di riprendere in realtà aumentata il loro spettacolo. Insomma si è aperta una nuova strada che corre parallelamente al teatro».

Pisani mixa mezzi e generazioni, teatro e multimedialità, ma anche esponenti della ricerca con personaggi pop o del mainstream… La sua è diventata una strategia?
«Non è solo una strategia, ma è anche il tentativo di far dialogare diversi mondi e intrecciare pubblici. La possibilità di coinvolgere personalità della musica, piuttosto che della Tv su progetti teatrali, magari firmati da registi e artisti che appartengono al teatro d’arte e di ricerca crea un mix esplosivo che funzione e mette in comunicazioni realtà differenti. Tutto questo si trasforma al botteghino in un incontro di spettatori che difficilmente si incontrerebbero».

Botteghino assicurato, dunque?
«È più facile a dirsi che a farsi. A fronte di una grande offerta, il pubblico è ancora timoroso. C’è poi l’aspetto economico che pesa e spesso fa da deterrente all’acquisto dei biglietti. Meglio ticket meno cari e una maggiore accessibilità allo spettacolo. Il ritorno a teatro deve essere accompagnato e sostenuto, bisogna lavorare perché i luoghi dello spettacolo siano percepiti come spazi sicuri e lo sono. Bisogna ricreare l’abitudine allo spettacolo dal vivo e convivere con le restrizioni. Una missione quasi impossibile ma che bisogna vincere».

E lei l’ha vinta mischiando le carte, mischiando generi e protagonisti della scena performativa italiana?
«È presto per cantare vittoria, vediamo cosa succederà in autunno. Ma sono fiducioso che torneremo a riveder le stelle, per chiudere con Dante».

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