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MUSICA. L'INTERVISTA

Greco, un rientro totalizzante

Impegnato nel Monteverdi e nei Cantieri di Montepulciano, il musicista chiamato da Muti a dirigere la Cherubini

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

17 Agosto 2021 - 06:15

Greco, un rientro totalizzante

Antonio Greco (credito foto: Foto Studio Pichini)

CREMONA - «Ora mi riposo una quindicina di giorni, prima di riprendere. Un riposo, il mio, gravido di soddisfazioni e che può essere tale per la gratitudine rivolta a chi ha avuto fiducia in me». Si racconta così Antonio Greco, direttore del Costanzo Porta e di Cremona Antiqua, di ritorno dal Cantiere internazionale d’Arte di Montepulciano, giunto alla quarantaseiesima edizione. 

Insomma il riposo di chi ha vinto la battaglia del ritorno alla vita, alla musica dal vivo?
«Non c’era alcuna battaglia da combattere, anche se la ripresa postpandemica è stata intensa, un colpo dietro l’altro, un concerto dopo l’altro, quasi senza soluzione di continuità».

È passato dalla direzione musicale del rinato Festival Claudio Monteverdi del Ponchielli per approdare alla direzione musicale del Cantiere internazionale d’Arte di Montepulciano.
«Ad Andrea Cigni del Ponchielli devo il coinvolgimento nella nascita dell’Orchestra e Coro del Festival Monteverdi, il direttore Mauro Montalbetti mi ha voluto come direttore musicale a Montepulciano. È stato un bel tour de force».

Che ha portato le due realtà a intrecciare le forze?
«Esattamente. Abbiamo aperto il Cantiere con Figli di un dio ubriaco di Michela Lucenti, produzione che ha visto uniti il Festival Monteverdi e il Cantiere di Montepulciano. È stata un’avventura. Dalla piazza abbiamo dovuto spostarci in chiesa, chiedendo ospitalità al vescovo e adattando sul momento Figli di un dio ubriaco. È comunque andata. Ora a settembre con lo spettacolo di Balletto civile saremo al festival di Rovereto, Oriente e Occidente e poi al Piccolo Teatro di Milano».

C’era un po’ di Cremona a Montepulciano e non solo per la sua presenza.
«Al Cantiere ho diretto l’Orchestra della Toscana in un concerto che ha visto la partecipazione anche del Trio Kanon con Lena Yokoyama, Diego Maccagnola e Alessandro Copia con la suite dai Giochi d’acqua di Händel, la Sinfonia 44 di Haydn e il Triplo concerto di Beethoven. Sono stati quindici giorni intensi e magnifici, in cui la concentrazione non poteva venire meno. È stato così per il concerto conclusivo con l’Orchestra Poliziana e al piano Davide Cabassi. Particolarmente interessante è stato l’incontro con Carlo Boccadoro che ha eseguito in prima assoluta una composizione pensata appositamente per il Cantiere di Montepulciano. Nel concerto nella chiesa di San Biagio ho diretto l’Orchestra Poliziana e la Corale Poliziana, al mio fianco c’erano il soprano Valeria La Grotta e il mezzosoprano Anna Bessi. Un altro pezzo di Cremona. La composizione di Boccadoro ha idealmente dialogato con un programma dedicato ad Antonio Vivaldi.


Che bilancio fa della sua esperienza di direttore artistico del Festival Monteverdi prima e poi del Cantiere di Montepulciano?
«Il bilancio non può che essere positivo (sorride). Lo è nel senso più profondo. Al di là dell’esito dei singoli appuntamenti che sono comunque piaciuti, dal mio punto di vista è stato interessante e totalizzante poter vivere con intensità, senza mai mollare un attimo un mese e oltre di attività musicale. Per un musicista poter fare musica ventiquattro ore al giorno è un piacere assoluto».


Quali sono i suoi prossimi impegni?
«A settembre si riprende, speriamo con ritmi meno schizofrenici di quanto accaduto in primavera ed estate. Le proposte sono state tantissime, un vero tour de force sia per gli artisti che per il pubblico. È anche comprensibile, venivamo da un anno e mezzo di stop. Comunque sia, da settembre sarò a Ravenna per il riallestimento del Faust di Schumann dove dirigerò Orchestra e Coro Luigi Cherubini su incarico di Riccardo Muti. Nel cast c’è anche Luca Micheletti, attore bresciano ma noto in città, che curerà la regia. La sua famiglia è una famiglia di attori e ha la compagnia I Guitti che più volte è stata a Cremona. Si tratta di una ripresa e finalmente riusciremo a portare in scena il Faust».

Perché finalmente?
«Il Faust doveva andare in scena a ottobre, poi, malgrado i mille controlli e i mille tamponi, mi sono ammalato di Covid e tutto è saltato, poi hanno chiuso di nuovo i teatri. Lo spettacolo prevede la parte musicale del Faust di Schubert con inserti di letture sceniche dal Faust di Goethe. Andrà in scena al teatro Alighieri col pubblico nei palchi, l’orchestra in platea, il coro e i cantanti solisti in palcoscenico. Il debutto è ai primi di ottobre per la rassegna Trilogia d’autunno del Ravenna Festival. Ora però stacco un po’… ce n’è veramente bisogno».

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