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PROSA: L'INTERVISTA

L'attrice toscana Chiara Francini: «Il teatro ti abbraccia»

Casalbuttano, stasera in piazza della Libertà in scena la pièce Coppia aperta, quasi spalancata di Fo e Rame

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

01 Agosto 2021 - 09:15

L'attrice toscana Chiara Francini: «Il teatro  ti abbraccia»

L'attrice toscana Chiara Francini

CASALBUTTANO - Coppia aperta, quasi spalancata di Dario Fo e Franca Rame è un testo del 1983, una commedia esilarante, la graffiante storia di una coppia di coniugi, figli del Sessantotto e del mutamento della coscienza civile del bel paese. A decidere di riportare in scena il testo è stato il produttore cremonese Pierfrancesco Pisani coinvolgendo due attori di sicuro appeal mediatico/teatrale: Chiara Francini e Alessandro Federico, diretti da Alessandro Tedeschi. «Si tratta di una pièce scoppiettante, fresca che regge il confronto col tempo. In molti mi hanno chiesto perché rispolverassi un testo di quarant’anni fa, che cosa vi trovassi. Alla fine il pubblico sta premiando questa operazione che grazie agli attori e alla regia non ha nulla di polveroso, anzi», commenta Pisani che porta lo spettacolo stasera alle 21 in piazza della Libertà.

Ed è Chiara Francini che, vivendo sulla sua pelle il testo che Fo e Rame interpretarono e incarnarono agli inizi degli anni Ottanta con tutto il portato delle battaglie civili ed etiche sulla famiglia e la coppia, che non esita ad affermare: «La pièce è ancora attuale perché ci racconta questa sempiterna favola dell’amore all’interno del matrimonio. Come tutti i grandi testi, scritti da grandi autori il loro messaggio non conosce lo scorrere del tempo».

Sono passati quarant’anni e nulla è mutato?
«Direi che il testo di Fo e Rame porta a sintesi e racconta dinamiche senza tempo, ma soprattutto le caratteristiche psicologiche di uomo e donna, le loro differenze. Per quanto riguarda la donna emerge la capacità femminile di capire le caratteristiche delle sovrastrutture e dinamiche della relazione di coppia. La donna ha una capacità quasi di partorire l’amore, un amore fatto di sopportazione che poi si snoda e si scioglie in una consapevolezza di sé che la rende vincente».

Cosa la colpisce del testo di Fo e Rame?
«Diciamo che la pièce - il cui atto autoriale è soprattutto di Franca Rame – ha la capacità di denotare, sottolineare e descrivere le dinamiche che riguardano la coppia, ma soprattutto tratteggia in maniera ironica le differenze e caratteristiche di uomo e donna».

C’è poi un riflesso del portato politico e civile da cui scaturisce il testo, in cui si ipotizza la possibilità di una coppia che consideri il tradimento come parte della relazione…
«La connotazione politica è una connotazione di costume, la politica è costume. L’umanità che viene descritta da Fo/Rame è colorata non di rosso o di nero, ma dei colori dell’arcobaleno che fanno parte di tutti gli esseri umani».

La coppia vince su tutto…
«Credo che la coppia non passerà mai di moda e il testo di Fo e Rame ce lo racconta».

Anche nella teorizzazione maschile della liceità del tradimento?
«Il protagonista maschile cerca di legittimare il tradimento perché è una modalità grazie alla quale può mantenere il focolare e può andare a riscaldarsi al di fuori. C’è una bella citazione di Franca Leosini che dice che i veri amori non sono mai quelli accanto al focolare».

Il tradimento non è comunque solo maschile?
«La donna ha un’altra modalità di tradimento, ma nell’uomo permane la sua natura di essere predatore. L’uomo ha la necessità di andare ad accoppiarsi e ci fa tornare alla sfera animalesca che ci caratterizza. La donna, come dicevo prima, partorisce l’amore e la fa essere accudente, la fa essere avvolgente e anche capace di una sopportazione tipica di una madre che partorisce».

Francini attrice si intreccia con Francini scrittrice, impegnata nel tour di presentazione del suo ultimo romanzo Il cielo stellato fa le fusa… una sorta di Decameron contemporaneo?
«Il cielo stellato fa le fusa replica la struttura del Decameron ci sono novelle che si raccontano e novelle che si ascoltano. Al centro della struttura è il dialogo. In un momento di pandemia in cui non ci si poteva toccare e consolare la parola e il dialogo non solo ci hanno permesso di sopravvivere ma ci hanno fatto soprattutto vivere. Il De Sanctis ha definito il Decameron una commedia umana, nel mio piccolo ho voluto raccontare la bellezza, le brutture, la straordinarietà e l’orrore di questa disarmonia prestabilita che è l’essere umano».

Tutto questo è ben reso dalla copertina, una rielaborazione del quadro di Bosch Il carro di fieno, in cui il carro di fieno è sostituito da un gatto…
«Il gatto è il narratore onnisciente del libro e intorno a lui si agita, vive e soffre un’umanità intera, ai suoi fianchi ci sono un angelo buono e uno cattivo. Il cielo stellato è il riferimento a una ricetta di origine contadina: un frittatone di manzo che è il benvenuto agli ospiti della villa in cui si tiene un convegno. Ma il cielo stellato è anche una citazione kantiana. Fare le fusa è legato alla creatura perfetta per antonomasia, un gatto dal pelo rosso ‘rollone’ e vichingo. Il gatto è un filosofo stoico. Fare le fusa significa vibrare e desiderare, agguantare qualcosa di cui non si può fare a meno. L’umanità viene al mondo per godere e essere felice».

C’è differenza quando incontra i suoi spettatori anziché i suoi lettori?
«I sentimenti alla base di un essere umano sono gratitudine e riconoscenza. Amo molto fare teatro e presentare i miei libri perché in questo modo posso ringraziare le persone che mi vengono a vedere e che con grande cura mi tengono fra le loro mani. Chi fa il nostro mestiere è perché vuole ricevere e dare amore. Dico sempre che il cinema e la televisione sono telefonate di amore mentre il teatro e la scrittura sono degli abbracci. Spettatori e lettori fanno parte di un dialogo, sono degli interlocutori e con loro intesso una relazione, condivido emozione e corpo».

Che differenza c’è fra Francini attrice e Francini autrice?
«Non dico la differenza, ma ciò che la accomuna: essere un essere umano ed essere una donna».

Che cos’è la scrittura per lei?
«La scrittura è l’atto più coraggioso e incosciente che abbia fatto nella mia vita perché scrivere è come dire a un pubblico: ecco io sono questa qui, amatemi. La scrittura come il teatro riesce a fare vedere tutta una serie di colori che, magari, quando si fa cinema e teatro, non riescono a uscire. Per questo, per me la scrittura è un atto d’amore e un grande atto di incoscienza e di coraggio, ma in atto necessario».

Il suo essere attrice la aiuta nella professione di scrittrice?
«Il mio essere attrice mi aiuta nei dialoghi, una delle cose più difficili in un romanzo è restituire un dialogo che sia vero perché il lettore deve entrare in una storia che sia reale. I dialoghi devono essere veri e il fatto di essere attrice mi aiuta perché è come se solfeggiassi quello che scrivo».

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