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LA RECENSIONE

Il barocco è carne viva non oggetto di filologia

Con il dittico Ballo delle Ingrate e Combattimento di Tancredi e Clorinda il Monteverdi Festival ha dimostrato quanto il divin Claudio possa essere nostro contemporaneo

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

22 Giugno 2021 - 09:02

Il barocco è carne viva non oggetto di filologia

CREMONA - Se con Orfeo è andato in scena Monteverdi in potenza, con il dittico Ballo delle Ingrate e Combattimento di Tancredi e Clorinda finalmente il Monteverdi Festival ha dimostrato quanto il divin Claudio possa essere nostro contemporaneo. Tutto questo si compie nel rispetto interpretativo della partitura - affidata all’intensità esecutiva de Il pomo d’oro diretto da Francesco Corti – e nell’invenzione di un doppio piano visivo. In scena i cantanti danno voce e corpo alla fabula, mentre sullo schermo si muove un altro racconto, una sorta di proiezione del narrato, una costruzione in immagini del racconto musicale. Banalizzando si può dire: i cantanti eseguono la partitura e alle loro spalle viene proiettato un video. Questa è l’impalcatura, ma Anagoor – compagnia di punta del teatro contemporaneo – mette a punto un meccanismo che chiede allo spettatore di farsi autore, di scegliere cosa guardare. E paradossalmente pian piano si entra in questo dualismo creativo e nell’intercapedine fra video e performance dal vivo si trova il pensiero monteverdiano: la capacità attraverso la musica e la poesia di Ottavio Rinuccini e di Torquato Tasso di mettere in scena gli affetti dell’animo umano.

Nel Ballo delle Ingrate il dialogo di Amore (Sonia Tedla), Venere (Giuseppina Bridelli) Plutone (Davide Giangregorio) e una ingrata (Cristina Fanelli) mette in guardia quelle donne che rifiutando le lusinghe d’amore sono condannate all’inferno. Il componimento è stato realizzato in occasione del matrimonio a Mantova di Margherita di Savoia a con Francesco IV Gonzaga. In tuta rossa i cantanti portano in scena una sorta di pantomima che dialoga con quanto accade nel video, ideato da Simone Derai con l’assistenza di Marco Menegoni e Monica Tonietto. La galleria di Vespasiano Gonzaga a Sabbioneta fa da sfondo, è la bocca dell’Inferno da cui escono le ingrate per danzare la loro condanna per non aver corrisposto l’amore. Al centro della scena filmica è la sposa: Margherita di Savoia a cui è diretto l’ammonimento dell’opera di Rinuccini/Monteverdi. Ballo delle Ingrate ha rappresentato per la danza una vera e propria rivoluzione, Monteverdi volle che la sua musica venisse agita con contatti coreutici che andavano ben oltre le geometrie di movimento di quella che era la danza rinascimentale. Gli affetti rifiutati dalle Ingrate diventano contatto fisico nella musica/danza di Monteverdi e nella rilettura di Anagoor si ritrovano raggelati, in un contatto impossibile, in una incolmabile distanza fra video e azione dal vivo, sorretta con forza dal Pomo d’oro che evidenza la potenza festosa dei momenti coreutici della partitura.

Combattimento di Tancredi e Clorinda colma questa distanza, lo fa grazie alla potenza della poesia del Tasso, lo realizza nella drammaturgia musicale e canora che vede affrontarsi in duello, l’uno all’insaputa dell’altra, Clorinda (Roberta Mameli), Tancredi (Luca Cervoni) e il testo/narratore (Raffaele Giordani). I tre interpreti si presentano vestiti da schermidori, in video si assiste alla sfida fra due giovani spadaccini, poco più che adolescenti. Se nel Ballo delle Ingrate a fare da legame era la distanza, nel Combattimento sono l’eco, la sovrapposizione, il richiamo intimo fra chi è in scena e quanto è proiettato a essere protagonisti. E accade che negli sguardi fra i due spadaccini, nel sorriso dei due ragazzi si riflettano la potenza e il contrasto timbrico e poetico della musica di Monteverdi e della poesia del Tasso. È come se Derai nel costruire il video con immagini di abbagliante nitore e impeccabile definizione avesse voluto cesellare, ma anche imprigionare la dolcezza amara di quel combattimento in cui eros e thanatos sono un tutt’uno, in cui il sorriso dei due adolescenti è gravido di futuro, ma con un che di malinconico che preannuncia l’imminente tragedia. Nel Combattimento di Tancredi e Clorinda lo sguardo dello spettatore si pacifica, trova l’armonia fra ciò che accade in scena e ciò che viene proiettato, abbraccia il tutto cullato dalle note di Monteverdi che pare quanto mai immortale. Il dittico affidato ad Anagoor e all’ensemble Il pomo d’oro di Corti con il Coro Monteverdi festival Cremona antiqua ha raccolto l’applauso caloroso e ha soprattutto dimostrato come Monteverdi sia materia scottante e non solo oggetto di filologia.

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