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CREMONA. L'INTERVISTA

Cinzia Galli passa il testimone del museo

Dopo 35 anni e tre traslochi, il nuovo Conservatore di Storia Naturale è Anna Mosconi

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

21 Maggio 2021 - 07:32

Cinzia Galli passa il testimone del museo

Cinzia Galli e Anna Mosconi

CREMONA - «Mente et malleo» ovvero «con la mente e col martello» è il motto dei geologi con un martello come simbolo. Sorride Cinzia Galli e passa il martello ad Anna Mosconi con una bussola. Il passaggio di consegne è all’insegna della leggerezza con la sala rossa del Museo di Storia Naturale a fare da cornice. Cinzia Galli per 35 anni ha curato il Museo di Storia Naturale, un punto di riferimento per tanti, un’appassionata geologa e scienziata con il dono della divulgazione. Il Museo di Storia Naturale coincide in buona parte con la storia di Cinzia Galli: «Ho tre traslochi alle spalle e il piacere di aver ripensato e rimodulato il museo a seconda delle diverse necessità — racconta —. Sono entrata nel 1986, il museo era a Palazzo dell’Arte, dove oggi c’è il Museo del Violino. Un altro mondo».

In bianco e nero?
«Sì, come la foto di Giulivano Ghironi il custode del museo di allora. Era un’istituzione. Per tutta la durata dei miei sei mesi di prova mi fece firmare ogni giorno il registro dei visitatori, fino a che la mia assunzione e ruolo non furono definitivi. Chi ha passato gli anta se lo ricorderà... Quando arrivavano i pullman andava ad accogliere i viaggiatori e invitava tutti a vedere il museo».

Un museo quello a Palazzo dell’Arte fatto di animali nelle vetrinette e poco altro...
«Il museo coincideva con le gite scolastiche. Gli anni in cui ho iniziato sono anche gli anni delle sperimentazioni didattiche. Ricordo i primi corsi di aggiornamento per gli insegnanti al freddo, perché il museo non era riscaldato».

Dagli anni di Palazzo dell’Arte è passata poi al Parco del Vecchio Passeggio...
«Sì, era il 1995, Storia Naturale era a Palazzo dell’Arte dal 1958, fu una piccola rivoluzione. Quel trasloco fu un’occasione per ripensare il museo e la sua funzione».

In che modo?
«Grazie alla collaborazione di Mario Lodi per l’allestimento della Città sottosopra e agli aspetti dedicati alla biodiversità, affrontati con la collaborazione di Riccardo Groppali e Danilo Mainardi il museo cambiò volto. Non meno importante è stata la collaborazione con il professor Ugo Ostan e il gruppo mineralogico cremonese. Da un’esposizione statica il museo divenne spazio di interazione e di didattica partecipata con i bambini e gli studenti della città. Anche negli anni di Palazzo dell’Arte ho cercato sempre di pensare a un coinvolgimento dei visitatori, abbiamo organizzato mostre, un aspetto che con gli anni si è declinato nel segno della didattica».

Credo che dal 2000 a oggi di aver incontrato tutti i bambini delle prime elementari della città. Un numero sterminato di bimbi

Non si può non pensare al Museo in tasca, il percorso didattico museale iniziato alla fine degli anni Novanta.
Sorride: «Credo che dal 2000 a oggi di aver incontrato tutti i bambini delle prime elementari della città. Un numero sterminato di bimbi».

L’aspetto didattico è diventato preminente nella sua attività?
«Ha convissuto con la ricerca e la volontà di divulgare le scienze naturali, divulgazione che si è resa necessaria con la crescita della sensibilità ambientale ed ecologica».

E si arriva ai giorni nostri con l’ultimo trasloco...
«Era il 2011 e il Museo di Storia Naturale è tornato a casa, a palazzo Affaitati. In questo nuovo trasloco la collezione storica di Ala Ponzone ha trovato una sua valorizzazione come allestimento e non solo. Abbiamo fatto i conti con la storia, senza rinunciare agli spazi laboratoriali, alle iniziative in collaborazione con le scuole, penso alle mostre con gli studenti dello scientifico e l’associazione Ex Aselli. Non da ultimo la presenza della Piccola Biblioteca all’interno del museo ha attirato famiglie e bimbi».

Si ritorna alla didattica.
«Al piacere di fare insieme. In tutti questi anni, 35 anni sono una vita, non ho smesso di stupirmi della creatività dei bambini, della loro vocazione alla scienza e all’osservazione, della loro curiosità».

Ed ora?
Sorride Cinzia Galli e commenta serafica: «Vado in pensione».

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