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CREMONA A TEATRO!

«Un dovere essere qui per la città e la gente»

Emozione alla «prima» della rinascita. Cigni al debutto in un teatro distanziato ma vibrante

Mariagrazia Teschi

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mteschi@laprovinciacr.it

08 Maggio 2021 - 09:54

«Un dovere essere qui per la città e la gente»

Il prefetto Vito Danilo Gagliardi, il sovrintendete Andrea Cigni, il sindaco Gianluca Galimberti e Marco Bencivenga, direttore del quotidiano La Provincia

CREMONA - Un teatro Ponchielli distanziato con molti spazi vuoti, eppure tutto esaurito e quasi 500 biglietti (su una capienza di 1.200 spettatori) volati via in appena due giorni. Il ritorno a Cremona di Stefano Bollani ha di fatto suggellato ieri sera una scommessa e una speranza: riaprire i luoghi di cultura per non più richiudere senza però dimenticare che siamo ancora in un momento difficile e senza scordare ciò che è accaduto. È questo l’appello delle istituzioni e dei cremonesi che con la loro

Un messaggio diretto non solamente al pubblico, ma a tutti i lavoratori dello spettacolo che in questo anno e mezzo hanno sofferto tantissimo questa pandemia

presenza hanno voluto dare un segnale forte di appartenenza e partecipazione. Le mise delle signore, con qualche eccezione, non sono quelle da grande prima, come invece accade all’inaugurazione della stagione lirica. Ci sono i jeans dei ragazzi e il farfallino, i golfini di lamè e i pantaloni scozzesi. Non importa, l’essenziale è esserci.
«I dati confermano il miglioramento dal punto di vista sanitario e a catena per le attività produttive a cominciare da quelle culturali. Questo è un messaggio diretto non solamente al pubblico, ma a tutti i lavoratori dello spettacolo che in questo anno e mezzo hanno sofferto tantissimo questa pandemia. Essere qui stasera è un dovere che abbiamo nei loro confronti e in quelli del pubblico» spiega Andrea Cigni, sovrintendente ieri al suo debutto.

Giovanna, al contrario, è una habituè delle stagioni teatrali. È a prima spettatrice a varcare la soglia del teatro salutata da due carabinieri in alta uniforme a cui il colonnello Giuliano Gerbo, comandante provinciale, ha appena dato le ultime indicazioni prima che tutti inizi. «Sono emozionata, mi trema perfino la voce — sussurra mentre la maschera la accompagna al posto — amo l’opera ma non mi faccio mancare prosa e concerti. Conosco la musica di Bollani, mi piace ed eccomi qui». Federica Zovadelli è la direttrice artistica del Sound di Soresina: «Sono emozionata per questa prima dopo molto tempo. A differenza del teatro, per noi dei club la svolta avverrà solo con l’abolizione del coprifuoco. Aspettiamo».

Elegantissimo in doppiopetto color cobalto un altro direttore musicale, Roberto Codazzi, responsabile della programmazione

Cremona riparte dalla bellezza, il suo biglietto da visita, ripartire da un teatro storico come il Ponchielli è segno di ripresa per tutta la città

all’Auditorium Arvedi. «Cremona riparte dalla bellezza, il suo biglietto da visita, ripartire da un teatro storico come il Ponchielli è segno di ripresa per tutta la città. Monteverdi, Stradivari, Mina sono il nostro passato, il nostro presente, il nostro futuro. Il 5 giugno toccherà anche all’Auditorium tenere a battesimo il nuovo cartellone. Anche per noi una vera e propria prima». Gloria è una affezionatissima delle stagioni teatrali, oggi con un rimpianto: «Sono insegnante di musica — spiega — per la prima volta dopo molti anni non sono riuscita a portare i miei ragazzi in situazione, come si dice. Una grave perdita per la didattica e la formazione personale che mi è pesata molto». «Una dimostrazione di impegno che ho voluto fare seguire alle parole. Non sono un assiduo del Ponchielli — spiega Fabio Tambani seduto in platea — il lavoro me lo impedisce. Ma sono qui perchè credo sia momento andare oltre le parole e concretizzare una dimostrazione di impegno e vicinanza al del territorio». Takayuki Protti e mamma Masako Tanaka si guardano attorno affascinati dal teatro luccicante: «Una bellissima sensazione - spiega il primogenito di Aldo Protti, indimenticato baritono cremonese — riscoprire meravigliosi dettagli di questa sala antica. Sono curioso di capire come funziona essere così pochi, magari godremo meglio dello spettacolo, magari no. Essere qui è un imperativo per sostenere l’arte e il nostro bel teatro».

Gli fa eco Vito Danilo Gagliardi affiancato dal direttore de La Provincia, Marco Bencivenga: «È come se si tornasse a vivere dopo una guerra, sono emozionato — dice il prefetto —. Si torna a vivere con un ricordo a quello che abbiamo passato e alle

Grazie ad Andrea Cigni, al suo staff e al Cda, hanno lavorato tutti con la passione e la competenza di cui sono capaci. Abbiamo rianimato il cuore pulsante della città

vittime. Bisogna continuare senza dimenticare mai». Con il sindaco Gianluca Galimberti arrivano gli assessori Barbara Manfredini e Luca Burgazzi. Il sindaco indossa una mascherina disseminata da note musicali, quella di Manfredini è di lamè luccicante. «Un bellissimo segno che non vuol dire dimenticare questo momento difficile tantomeno ciò che è accaduto. Abbiamo voglia di rinascere e lo si fa per i cittadini e per le categorie economiche. Grazie ad Andrea Cigni, al suo staff e al Cda, hanno lavorato tutti con la passione e la competenza di cui sono capaci. Abbiamo rianimato il cuore pulsante della città», ha concluso Galimberti. «La nostra vita ha subito uno stop, una cesura che stiano cercando di superare — ha aggiunto Manfredini - regalando alla città momenti bellissimi di arte e cultura». «Il teatro mi è mancato ed è mancato a tutti — dice Burgazzi —. Le istituzioni culturali hanno saputo reagire nell’immediato con un programma straordinario. Siamo onorati di avere Bollani con noi».

Il ritorno al Ponchielli segna per Daniela e la figlia Valentina un sapore particolare che le riempie gli occhi di lacrime e di nostalgia: «Con mio marito che è mancato da poco tempo eravamo sempre presenti. È un ricordo doloroso, ma una consuetudine che ho voluto mantenere nel suo ricordo affettuoso».

Gli ultimi spettatori si affrettano, la procedura di rilevazione della temperatura procede spedita. Due tocchi di campanello richiamano all’ordine. Il foyer si svuota. Si inizia. Il pubblico è la metà dell’artista, la ragion d’essere del suo lavoro: negli applausi, nei silenzi, nei dissensi. Ieri non è mancato, ora ci si augura che non si perda più per strada e che torni a occupare le poltroncine rosse. Perché anche il pubblico è un protagonista.

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