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Lunedì 03 Agosto 2020

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GIALLO A PALAZZO WEB

Racconti nerissimi firmati da Lavopa

La blogger e scrittrice italo-tedesca ultima ospite della rassegna. Appuntamento mercoledì (17,30) sui social de La Provincia

Racconti nerissimi firmati da Lavopa

Cecilia Lavopa

CREMONA (6 luglio 2020) - Cecilia Lavopa, milanese d’adozione e tedesca di nascita (come si autodefinisce) è l’ultima ospite di questa edizione di Giallo a Palazzo. Mercoledì (8 luglio, alle 17,30) in diretta web sulla pagina del quotidiano dialoga con Paolo Regina, direttore artistico della rassegna e giallista di successo, e con il caporedattore Paolo Gualandris. «Chiudiamo una stagione particolare, condizionata dall’emergenza sanitaria. – introduce Paolo Regina -. Abbiamo voluto riprendere il calendario degli incontri con gli autori trasferendoci sul web, per dare un segnale di speranza, per testimoniare l’impegno di tornare anche attraverso i libri alla normalità. Ringrazio chi, insieme a Confcommercio e quotidiano, ha creduto nel progetto e, in particolare LGH gruppo A2A e Cassa Padana. E ringrazio, ovviamente, anche tutti gli scrittori che hanno accolto il nostro invito». «In una rassegna di incontri che sono diventati virtuali - continua Regina – abbiamo pensato ad una blogger importante che non ha resistito al fascino di diventare lei stessa una scrittrice».

Cecilia Lavopa, infatti, è la fondatrice di Contorni di Noir, un blog tra i più seguiti tra quelli dedicati alla letteratura di genere: noir, thriller, giallo in ogni sua sfumatura, anche sociale, e fantascienza. Da qualche mese ha pubblicato (I Buoni Cugini Editori), all’interno della collana Almeno un morto il suo «Noir all’improvviso». È una silloge di quindici racconti nerissimi, quindici storie che nascondono il male che si annida dove meno te lo aspetti. Atmosfere di pericolo, di disagio e di paura fanno da sfondo alle vicende nelle quali anche il lettore potrà immedesimarsi, in un crescendo di suspense e di orrore. Il libro è arricchito dalla prefazione di Marilù Oliva e dalle illustrazioni – una per ciascun racconto - di Michele Finelli, immagini che in maniera efficacissima riescono a che cogliere il nocciolo della trama. Sono episodi (che insieme compongono un volumetto tascabile di quasi trecento pagine) che scandagliano altrettante situazioni reali. Sono, come si legge nell’introduzione, «momenti di vita quotidiana che, a un certo punto, virano in una svolta fatale trascinando il lettore, lasciandolo col fiato sospeso, fino all’esplosione di epiloghi che fanno meritare in pieno, grazie anche all'andamento ritmato e brioso delle storie, quel titolo così originale e appropriato».

Si passa dall’inquietudine - all’inizio vagamente horror - de «Il buio» alla cruda realtà di «Arancine indigeste», dove, tra le altre cose, viene anche lambita la questione della migrazione nazionale dal meridione al nord, ripresa anche in «Casa in affitto? Soldi sprecati!», anche se lasciata in secondo piano rispetto all'atmosfera di arcano che regna sovrana. E, poi, ancora, altre tematiche sociali come la difficoltà di sbarcare il lunario, l'occupazione abusiva, i maltrattamenti in famiglia, le migrazioni che portano speranze e disillusioni. È , insomma, un viaggio intorno all’animo umano. Sono storie (quelle di «Noir all’improvviso», che ci portano in un mondo complesso e brutale, fino ad essere insospettatamente violento e quasi terribile, eppure pieno di sentimento e di sentimenti. È, dunque, il nostro mondo, dove il delitto (come testimoniano anche le cronache locale più recenti) non è un'eccezione.

Sembra quasi di ritrovare Quentin Tarantino quando, spiegando dove fosse nato Pulp Fiction aveva risposto dicendo di voler mostrare la quotidiana banalità della violenza. Come quella (sempre contenuta in Arancine indigeste) in cui il proprio destino passa attraverso un numero, quello per la prenotazione di una visita specialistica. Proprio la formula della antologia del racconto, oggi non troppo frequentata (negli ultimi anni) dagli autori più affermati, permette a Lavopa di indagare tutti (o quasi) «gli stati d’animo che ci agitano, le paure più profonde che ci attanagliano, i rancori e i dispetti che ammorbano l’aria. E lo fa mettendo in scena personaggi che calzano a pennello nei ruoli stabiliti: da questi emerge, in ogni parabola, il lato oscuro degli uomini, quelle ombre talvolta così nascoste che soltanto quando escono allo scoperto rivelano la propria portata malefica. Ma a quel punto, ormai, è troppo tardi».

In questa varietà (ma anche negli stimoli presi dall’attualità) sembra di ritrovare lo spirito dei «Centodelitti» di Giorgio Scerbanenco, a dire il vero pubblicati prima su una rivista – e per questo necessariamente brevi - e poi raccolti in un libro. Il maestro del noir italiano (come annota la figlia Cecilia, peraltro già ospite a Giallo a Palazzo) era «un microbiologo dei sentimenti, delle emozioni umane, le analizzava, le vivisezionava, ne descriveva ogni momento, ogni passo fino al lieto fine, o alla tragedia, o al delitto. D’altra parte, emozioni e sentimenti – si chiede la figlia del grande scrittore – non sono forse la materia costitutiva del crimine?». È lo stesso spirito (senza voler forzare parallelismi) che anima anche Cecilia Lavopa. E in questo approccio al racconto vanno cercate la bellezza e il fascino di questa antologia.

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06 Luglio 2020