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Lunedì 03 Agosto 2020

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EMERGENZA SANITARIA

«Ma che senso ha fare le vacanze di Pasqua? Follia»

Il filosofo Umberto Galimberti interviene su scuola, esami ed epidemia

«Ma che senso ha fare le vacanze di Pasqua? Follia»

Il filosofo Umberto Galimberti

CREMONA (10 aprile 2020) - «Oggi è diventato impossibile studiare. Un’intervista dietro l’altra, dovete portarvi a casa la pagnotta…», sbotta il filosofo Umberto Galimberti all’ennesima richiesta di avere una parola, una chiave di lettura su quanto accade. «Le mie sono parole preziose per voi…, ma per me?», ironizza fra il tono severo del pensatore interrotto nello studio e la consapevolezza di un ruolo pubblico a cui non si sottrae per senso di responsabilità.

Professore, oggi tutto accade a distanza: la scuola è didattica a distanza, le relazioni sono a distanza.
«Lo impone la situazione. La didattica a distanza è una soluzione strumentale e come tale va presa. Serve, ma…».

Ma?
«Ma ci si dimentica che il 30 per cento degli studenti, dicono le statistiche, non ha gli strumenti necessari per accedere alle iniziative di insegnamento a distanza. Ed anche quando si hanno i mezzi necessari alle lezioni da remoto, non basta dare compiti, dare nozioni, ci vuole altro».

E poi la scuola è relazione.
«Appunto. E allora guai alla maestra che non tiene i rapporti con i suoi alunni. Se un bambino perde il contatto con la maestra non sa più cos’è la scuola. Ma il problema è un altro».

Qual è?
«È che le maestre non vogliono farsi vedere. E sa da chi? Dai genitori. In tutto questo non bisogna dimenticare una cosa».

Che cosa?
«Che la scuola è fatta di corpi. La trasmissione della cultura e del sapere è nella costruzione di relazione e rapporto, il sapere si trasmette seducendo, creando relazione… e poi sono indignato».

Perché?
«Perché mi viene da chiedere al ministro Azzolina che senso hanno le vacanze di Pasqua? Ma i ragazzi sono a casa da un mese e davvero si può pensare che ci sia ancora bisogno delle vacanze? Per andare dove? Dico di più: non mi sconvolgerei se la scuola continuasse fino al primo luglio… Penso che non ci sarebbe nulla di male. Ma cosa pensiamo, a fine luglio di andare al mare? Di andare in vacanza? Ma quali vacanze, siamo realistici».

E gli esami?
«Bisognerebbe fare come in Francia: abolirli. La maturità è sempre la maturità, ma cosa crede, quando ci sarà da valutare i ragazzi usciti dall’Esame di Stato del 2020 il metro di giudizio sarà inevitabilmente diverso rispetto a quello usato per i diplomati nel 2019 o nel 2021. E poi se si interrompe la connessione come va avanti l’esame? E per quel trenta per cento che non ha modo di collegarsi col computer come si fa? Ma siamo seri».

Quindi tutti promossi?
«Non ho detto questo. Credo che gli insegnanti, se conoscono i loro studenti da cinque anni sappiano esprimere un giudizio, sappiano dire se uno studente sa o no, se ha adempiuto al proprio compito. La relazione vera fra docente e discente permette di fare questa valutazione. Ma la motivazione di questa sorta di non scelta è data dalla paura».

La paura?
«È la paura che sta alla base delle decisioni della politica, è la paura che decide per la politica, quando invece sarebbe la serietà a dover muovere ogni decisione».

Ma forse nel voler mantenere gli esami di maturità non c’è un tentativo di normalità?
«Io penso piuttosto che si voglia tener in piedi la forma, piuttosto che la sostanza, costruendo una parvenza di normalità. Ma così non è e non sarà per molto tempo».

Non ne verremo fuori?
«Non mi faccia passare per menagramo. Non facciamo previsioni. Ma una cosa è certa: l’avvio della cosiddetta Fase due sarà pericolosissimo. Temo che molti vivranno la cosa come una sorta di liberi tutti e allora accadrà quello che sta accadendo in Cina. Stiamo attenti, e stiamo attenti anche nell’uso delle metafore».

A cosa si riferisce?
«Al legame tra il Coronavirus e la guerra. Crediamo forse di poter fare un patto di pace, un armistizio con il virus? Esso procede indipendentemente da noi. E poi quale guerra. Ci chiedono di stare in casa, in guerra le case venivano abbattute dalle bombe. Ci lamentiamo delle code ai supermercati, in guerra non c’era cibo, altro che code. La guerra è un’altra cosa, qui siamo di fronte a una disgrazia, a qualcosa di inatteso».

C’è chi dice che da questa pandemia usciremo migliorati…
«Io credo l’esatto contrario. Quando tutto sarà finito, ci getteremo nel mondo con la stessa voracità e bramosia di un drogato in crisi di astinenza. E se possibile saremo ancora peggio di oggi».

Come ne usciranno le relazioni dopo questo periodo di distanziamento sociale?
«Ma non percepisce il silenzio nelle strade e le urla, le grida nei condomini? La convivenza in spazi ristretti amplifica i meccanismi di aggressività. Aspettiamoci divorzi, separazioni, dei femminicidi nessuno parla, forse ce li tengono nascosti».

Come giudica l’azione del Governo?
«Mi trovo d’accordo. È l’unico modo in cui era possibile agire con uno stop and go che rispecchia la situazione assolutamente inedita che stiamo vivendo. Dobbiamo mettercelo in testa, nessuno era preparato a quello che sta accadendo e chissà quando finirà».

In che modo questo tempo sospeso potrebbe diventare proficuo?
«Potrebbe esserlo se ci fermassimo a pensare chi siamo, se utilizzassimo il nostro stare in casa per approfondire la relazione con i nostri figli, per dare una carezza a chi amiamo, per prenderci quelle attenzioni di cui prima, nel tempo del lavoro frenetico, non tenevamo conto. La situazione che stiamo vivendo potrebbe offrire l’opportunità per ispezionare la nostra interiorità a cui non badiamo mai, non sappiamo chi siamo e non è bello vivere a nostra insaputa. Io, per esempio, sono contentissimo perché ho l’occasione di studiare più di prima, restando a casa mia».

La filosofia può aiutare?
«Potrebbe aiutare, se solo si avesse voglia di frequentarla. Ma se non riusciamo a frequentare neppure la letteratura. La cultura è la cultura dell’onestà, della responsabilità, ed invece noi ci crogioliamo nell’incultura da stadio, da tifoseria, da curva che preferisce la contrapposizione al dialogo, lo scontro all’incontro. Questo è il nostro modo di agire».
E viene da aggiungere prima e dopo il flagello del Coronavirus.


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10 Aprile 2020