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#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti del Giardino dei ciliegi

Cinzia Franciò

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cfrancio@laprovinciacr.it

04 Febbraio 2020 - 18:48

#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti del Giardino dei ciliegi

CREMONA - Ecco le recensioni del Giardino dei ciliegi degli studenti che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a mercoledì 12 febbraio.

BIGOLI FRANCESCA Al Teatro A.Ponchielli, Martedì 28 gennaio è andato in scena "Il giardino dei ciliegi", di Anton Čechov. Si è scelta questa data per celebrare il compleanno dell'autore (che cadeva il 29 Gennaio)? Forse, perché dell'opera originale non c'è che un incipit introduttivo. La scelta fatta da N. Borghesi (regista) è stata straordinaria. Partire dalla storia di una Russia del 1800, devastata per il decadimento dell'aristocrazia, a cui vengono usurpati tutti i beni, è un espediente propedeutico per raccontare di quanto ancora oggi, ad intere famiglie vengono tolti tutti i beni, gli affetti più cari ma anche la stessa identità. Scarti della società, di un paese che per anni è stato arrichito dal loro lavoro, di una terra che non riconosce più chi si è preso cura di lei. Nessun riconoscimento, l'unico pezzo di carta che viene consegnato è l'avviso di sfratto, che quella mattina, grigia e buia forse in realtà soleggiata e tiepida, di un sole di fine estate (dato che era settembre) è capitato alla famiglia Bianchi. Annalisa e Giuliano Bianchi (protagonisti insieme a Tamara Balducci, Nicola Borghesi, Lodovico Guenzi) una coppia bolognese sposata da più di trent'anni che vivevano la loro vita dedicandosi al controllo dei piccioni e all’accoglienza di animali esotici. Vivono felici. Finché nel 2015, ricevono un avviso di sfratto. Tutto crolla. Non esiste più nulla così come quella famiglia aristocratica de" Il giardino dei ciliegi", che persero tutto per ragioni economiche. In quello che era il loro giardino, dopo l'evento sorge il parco FICO; non esiste più nulla se non i loro dolorosi ricordi che vengono tenuti vivi, dai loro poveri arredi che come dei ladri, cercarono di riappropiarsi dopo l'escomio. Questi compongono l'unica scenografia accatastata sul palco,che permette allo spettatore di immaginare il disordine emotivo e materiale di quella esperienza. L'idea è assolutamente geniale: costruire questa rappresentazione dove i protagonisti chiamati a recitare una parte, vivono un'analoga esperienza, nella loro realtà. In seguito a questo capolavoro sono inevitabili alcune domande: l'uomo è proiettato solo verso l'idea di business? La storia, forse non ci ha ancora insegnato nulla? A distanza di due secoli, seppure con alcune revisioni, la vita del l'uomo nella società rimane molto precaria.

CASAPPA MATTEO Martedì 28 gennaio il trio formato da Tamara Balducci, Nicola Borghesi e Lodovico Guenzi, fondatore della famosa band “Lo Stato Sociale”, assieme a Giuliano ed Annalisa Bianchi, si è esibito al Ponchielli per la replica dello spettacolo “Il Giardino dei ciliegi: trent’anni di felicità in comodato d’uso”. Lo spettacolo, ideato dal gruppo Kepler-452, è risultato essere un riadattamento poco riuscito della famosa commedia-tragedia di Checov, narra della vita dei coniugi Bianchi, i quali durante lo spettacolo interpretano se stessi, segnata dal tragico evento dello sgombero della abitazione situata nella periferia bolognese, nella quale vivevano serenamente, insieme ad un’infinità di animali. I collegamenti con la trama originale sono però ben pochi, e concentrati solo nelle fasi iniziali e finali dello spettacolo. La rappresentazione, che sconta una scenografia disordinata e povera e degli effetti sonori scarsi e roboanti, talvolta al limite del fastidioso, spesso non ha saputo incontrare l’approvazione del pubblico, che in alcuni momenti è stato goffamente coinvolto e importunato, costringendo alcuni spettatori a salire sul palco e prendere parte allo spettacolo, nonché a svolgere fastidiosi esercizi più adatti in momenti di ginnastica mattutina che durante uno spettacolo teatrale. L’attenzione e il buongusto del pubblico sono stati sfidati dai numerosi e lunghissimi monologhi, nonché dalle evidenti mancanze degli attori, in particolare della Balducci, la quale ha più volte bevuto in scena davanti al pubblico. Lo spettacolo, nato con la finalità di far riflettere sulle tematiche delle grandi trasformazioni edilizie, e dei risvolti che spesso hanno sulla parte più debole della popolazione, ha oltrepassato più volte la sottile linea di confine fra opinione personale e netto posizionamento politico, con numerose insinuazioni e improperi nei confronti di vari esponenti politici italiani, risultando essere tendenzioso e parziale. 

CASELANI SARA Martedì 4 febbraio 2020 28 gennaio è andato in scena al teatro A. Ponchielli “Il giardino dei ciliegi”, ideato dalla compagnia Kepler-452, regia di Nicola Borghesi, con Lodovico Guenzi e Tamara Balducci. Lo spettacolo nasce dall’incontro dei tre attori con due persone reali, Giuliano e Annalisa Bianchi, che interpretano due personaggi immaginari della fine Ottocento, Gaev e Ljuba (proprietari terrieri Russi). Si immagina che il giardino dei ciliegi e la casa vadano all’asta per debiti e che vengano comprati da un ex-schiavo ora borghese. Questa storia, nonostante la lontananza nel tempo e nello spazio, è simile a quella di Giuliano e Annalisa che dopo aver vissuto per trent’anni in una casa coloniale in comodato d’uso dal comune di Bologna, cinque anni fa vennero sfrattati per motivi economici. È proprio la parola “sgomberati” una delle prime cose dette, che Annalisa e il marito cambiano in “deportati”, termine sicuramente più pesante. La vicenda diventa più interessante quando Giuliano inizia a raccontare la sua esperienza di catturare piccioni e il suo amore per gli animali, dal boa al babbuino. Parte dello spettacolo è stato dedicato alla spiegazione dell’incontro dei tre attori con i due signori, incontro commovente, affettivo e significativo per tutti e cinque. Nonostante lo spettacolo sia iniziato molto lento e noioso, nel corso della serata si è rilevato coinvolgente: gli attori non hanno avuto scrupoli a far trafilare tra le battute sentimenti ed emozioni. Hanno coinvolto il pubblico, fino a far salire sul palco delle “comparse” verso il termine dell’opera, rallegrando a tutti la serata. La scenografia era ben riempita e gli oggetti erano ammucchiati sul palco, tanto che gli stessi attori vi inciampavano; l’ambientazione ricordava l’interno della casa coloniale, un posto caro e prezioso a Giuliano e Annalisa. Lo spettacolo complessivamente è stato apprezzato dal pubblico, perché nonostante la “lentezza” iniziale, si è evoluto in una storia piena di sentimento, amore, tristezza e disperazione. Un momento commovente è stato il racconto di Annalisa del giorno in cui sono stati sgomberati da casa e gli hanno portato via tutto: la casa, il giardino, gli animali e i loro affetti; solo il loro pappagallo Ala non si è mai staccato dal braccio della donna.

COPPIARDI PIETRO Il 28 e il 29 gennaio al Teatro Ponchielli è andato in scena“Il Giardino dei Ciliegi: trent'anni di felicità in comodato d'uso”. La regia dello spettacolo è di Nicola Borghesi che recita sul palco insieme a Tamara Balducci e Lodovico Guenzi. Come si intuisce dal titolo, lo spettacolo è una riscrittura del dramma di Checov, i cui protagonisti sono due aristocratici della Russia prerivoluzionaria che per i debiti si vedono costretti a vendere il loro amato 'giardino dei ciliegi', luogo della loro infanzia e dei loro ricordi più belli. In questa reinterpretazione viene evidenziata l'analogia con un'altra storia, così lontana nel tempo e nello spazio eppure così simile a questa. É la storia di Annalisa e Giuliano Bianchi che per trent'anni hanno ricevuto in comodato d'uso dal comune di Bologna un terreno dove hanno ospitato animali esotici in cerca di una casa e persone bisognose di aiuto. Tutto ciò viene bruscamente interrotto quando la coppia viene sfrattata affinché il terreno possa essere adibito ad uso diverso. Le due storie vengono così a fondersi fino a diventare un unico racconto che osserva da due prospettive diverse lo stesso tema esistenziale: che cosa significa perdere un luogo a cui siamo affezionati? È possibile legarsi a un luogo tanto da considerarlo una parte di noi stessi? Nel corso dello spettacolo l'atmosfera cambia più volte e, benché diversi punti siano drammatici e toccanti, per la maggior parte della serata il clima è disteso e spensierato. Ad animare lo spettacolo è infatti proprio l'ironia brillante e mai scontata che lo contraddistingue e lo rende allegro e spiritoso, spaziando da una sottile satira politica alla comicità più esplicita. La scenografia essenziale, formata da pochi oggetti disposti davanti a un fondale nero, lascia spesso all'osservatore il compito di immaginare la scena dove si svolgono le vicende e fa sì che gli attori rimangano gli unici protagonisti della serata. L'idea di far salire sul palco parte del pubblico nel corso dello spettacolo ha contribuito a vivacizzarlo e a stabilire una maggiore interazione tra attori e spettatori. Tuttavia, il merito della riuscita dello spettacolo dev'essere in larga parte attribuito alla bravura degli interpreti, che, con una recitazione brillante e disinvolta, hanno saputo tenere vivo l'interesse del pubblico e guidare gli spettatori attraverso il racconto. 

FERRARI MATILDE "I posti, i posti sono di chi li abita, di chi li ama, di chi li fa vivere o di chi li possiede?" è il quesito che accompagna lo spettatore lungo tutto lo spettacolo inscenato mercoledì 29 Gennaio 2020 al teatro Ponchielli di Cremona, "Il giardino dei ciliegi". Esso, ideato e rivisitato dalla compagnia teatrale kepler-452, si basa su una sorta di parallelismo tra l'opera teatrale novecentesca di Anton Čechov e la storia di Giuliano e Annalisa Bianchi: realismo e fantasia si incontrano sul palco per raccontare il dolore legato alla perdita del luogo amato a cui sono legati i ricordi di una vita. Un'analogia tra un'opera frutto dell'immaginazione di un drammaturgo russo e un fatto realmente accaduto che rapisce lo spettatore e lo trasporta talvolta nella realtà contadina del XX secolo, talvolta nel settembre 2015, quando la coppia di anziani riceve un avviso di sfratto dal comune di Bologna per la costruzione dei 108 orti urbani di Fico. La voce narrante, Nicola Borghesi, guida il pubblico nell'intreccio tra le due storie, non esitando a partecipare attivamente alle discussioni in atto tra i personaggi. I coniugi Bianchi sono presenti sul palco e sono i veri padroni della scena, specialmente Giuliano, che col suo temperamento energico è spesso protagonista di comici battibecchi con l'attore Lodovico Guenzi e la voce narrante. Annalisa Bianchi, invece, porta di sé un'immagine più pacata ed è affiancata da Tamara Balducci, anch'essa membro della compagnia teatrale, con la quale la vediamo spesso interloquire. Una trama unica nel suo genere, ma è immancabilmente il finale il momento più toccante: il giardino dei ciliegi è perso per sempre, venduto ad un'asta per debiti e, allo stesso modo, anche la casa dei coniugi Bianchi viene loro portata via. Dopo trent'anni in comodato d'uso, vengono sfrattati con un mandato dal comune di Bologna, è Annalisa stessa a raccontarlo, e con la loro abitazione perdono tutti i loro animali e le persone da loro ospitate. Rimangono loro il pappagallo Ara, l'amore e la generosità, spunto di elogio per gli attori in scena nei confronti della coppia. Leggerezza è la parola chiave di questo spettacolo: simultaneamente comico e drammatico, esso si caratterizza per il dinamismo e il coinvolgimento del pubblico. Un'atmosfera piacevole pervade tra gli spettatori, che seguono la narrazione grazie ad uno sfondo audiovisivo di forte impatto. 

PIRVU ROBERTA MICHELA "Trent'anni di felicità" è così che viene sottotitolato il giardino dei ciliegi dai due proprietari, Giuliano e Annalisa Bianchi, i quali hanno vissuto sempre immersi dentro la magia di questo meraviglioso giardino, a tratti strano, magia che finirà a causa di un avviso di sfratto recapitato ai due proprietari nel 2015. Lo spettacolo si apre e si chiude in una stanza particolare, la scena straripa di oggetti che, ad un primo impatto, danno l'impressione di essere oggetti casuali, ma ognuno rappresenta una caratteristica della storia di questo magico giardino; ci sono, ad esempio, un paio di gabbie per uccelli, inserite per fare riferimento alle due attività che svolgono Giuliano e Annalisa: il controllo della popolazione dei piccioni e l'accoglienza di animali esotici o pericolosi. Il sentimento che pervade l'opera è un tema molto diffuso ancora oggi, si tratta di qualcosa ancora più complicato della nostalgia e dei rimpianti, ha a che fare con il stravolgimento di una realtà alla quale si è affettivamente legati e nella quale i due proprietari hanno messo anima e corpo, ci si trova dunque ad osservare come le regole del "vivere insieme" si infrangono sull'individuo e come nella nostra realtà contemporanea l'amore viene sconfitto dal denaro. Una caratteristica fondamentale, è il fatto che si punta a coinvolgere il pubblico, facendo anche una sorta di fusione tra quella che è la realtà di chi sta al di fuori dello spettacolo e la finzione scenica ci si avvale di attori che non sono tali, persone comuni per inserirle in una storia al di fuori del comune; i due protagonisti infatti non sono attori, ma due persone che sono state scelte a causa del loro vissuto personale che rientra appieno nel tema dello spettacolo. Il teatro Ponchielli di Cremona si è così riempito di magia, mille emozioni diverse e vicende reali durante le due serate di messa in scena, 28 e 29 gennaio 2020, grazie alla compagnia teatrale Emilia Romagna Teatro Fondazione con la regia di Nicola Borghesi e la partecipazione di Annalisa e Giuliano Bianchi, Tamara Balducci, Nicola Borghesi e Lodovico Guenzi.

QUATTRONE ALICE Il pubblico arriva. Sipario aperto. Il messaggio: niente di tutto questo è finzione. Dopo poco più di 100 anni dalla prima rappresentazione de “Il giardino dei ciliegi”, Nicola Borghesi e la sua compagnia Kepler - 452, nelle serate del 28 e 29 gennaio, hanno voluto riportare in scena al teatro Ponchielli, in chiave moderna e rivisitata, il tanto celebre lavoro teatrale di Anton Čechov. Uno spettacolo che fa riflettere e mettere in discussione lo spettatore. Questo nuovo “giardino dei ciliegi” si dimostra un intreccio di due vicende, di due realtà lontane nel tempo ma accomunate dal senso del sopruso e della perdita degli affetti e luoghi cari. Da una parte la storia originale del drammaturgo russo, la vicenda di una famiglia aristocratica russa alla quale è stata portata via e in seguito venduta all’asta una proprietà, dall’altra gli eventi realmente accaduti a due personaggi comuni, Annalisa Lenzi e Giuliano Bianchi. I due, fondatori di un’associazione che si occupa di piccioni, dopo aver vissuto trent’anni in una casa colonica concessa in comodato d’uso, hanno visto sgretolarsi sotto agli occhi il sogno di una vita felice, di fronte ad un avviso di sfratto da parte del comune di Bologna. Annalisa e Giuliano diventano attori e protagonisti, chiamati sul palcoscenico per fare da filo conduttore dei due “giardini” dello spettacolo, interpretando Ljuba e Gaev da una parte, narrando in prima persona la loro esperienza dall’altra. I due protagonisti inesperti sono stati affiancati dall’ottima interpretazione di Tamara Balducci, Nicola Borghesi e Lodovico Guenzi, quest’ultimo già noto per la sua carriera da cantante, che sono stati in grado di far emergere le analogie presenti nei due testi. La rappresentazione, nonostante sia risultata a tratti lenta, ha riscontrato forte interesse da parte del pubblico e ha raggiunto l’obiettivo ricercato dalla compagnia: aprire uno squarcio su alcune esperienze umane ai più forse lontane, presentandole al pubblico a partire dai testi di opere già note, offrendo un interessante e profondo spunto di riflessione agli spettatori e dimostrando come finzione e realtà a volte non siano poi tanto distanti tra loro.

RUSSO SILVIA ANDREA Il “Giardino dei Ciliegi - Trent’Anni di Felicità in Comodato d’Uso” nasce da un bizzarro, ma sapiente, incontro tra finizione e realtà. Pensato e realizzato dalla compagnia Kepler-452, Il Giardino dei Ciliegi, un misto di destrutturazione e creazione, approda al Ponchielli il 28 e 29 Gennaio. Un palcoscenico privo di quinte e limitazioni spazio-temporali ospita il magico connubio tra uno dei più affascinanti capolavori di Checov e la storia vera di Annalisa e Giuliano Bianchi, voci sofferenti che si levano tra le più inquietanti, ma spesso ignorate, piaghe sociali. Se il genio immortale del drammaturgo russo, più di un secolo fa, dava alla luce la profonda vicenda di Ljuba e Gaev, ora la Kepler-452 sembra riscoprire la stessa storia nella quotidianità. Personaggi diversi continuano a condividere destino simile: un passato sbriciolato ed una casa da abbandonare. Dopo trent’anni trascorsi in una casa colonica periferica, concessa in comodato d’uso gratuito dal Comune, i due coniugi bolognesi sono costretti allo sfratto. Ecco che l’incanto del loro Giardino dei Ciliegi, quel regno di felicità divenuto dimora di animali esotici, carcerati ex-41bis e persino di una famiglia rom, è destinato irrevocabilmente a sparire. In scena, affiancati dal regista Nicola Borghesi, da Tamara Balducci ed dalla voce dello Stato Sociale Lodovico Guenzi, gli stessi Annalisa e Giuliano condividono scorci della loro vita, rivivendo, con una sentita assenza di lucidità, la caduta dal paradiso terreste. Il loro racconto, in un continuo gioco dei contrasti finto-vero ed attore-non attore, attinge abilmente dalla colossale penna di Checov, appoggiandosi ad essa, e lo stesso storico Giardino dei Ciliegi trova, nella moderna avventura dei Bianchi, una profonda cassa di risonanza. Ora Giuliano ed Annalisa prestano i volti a Gaev e Ljuba, ora sono semplicemente interpreti di loro stessi, voci che costruiscono i tasselli di una performance che valica, nella rottura della quarta parete, i confini imposti dall’illusione teatrale. Forse più un sentito e profondo tentativo di drammatizzazione di una testimonianza che una messa in scena vera e propria, il Giardino dei Ciliegi sveglia coscienze ed illumina nuove prospettive, regalando un palcoscenico ed un pubblico a spaccati sociali degni di riflessione critica.

TOLOMINI BENEDETTA Gabbie vuote, un vecchio divano e scatole ammassate le une sulle altre: il palco del teatro Ponchielli è sommerso da oggetti. Gli attori Tamara Balducci, Nicola Borghesi (che è anche regista) e Lodo Guenzi sono seduti sui gradini del palco, con alle spalle il sipario già aperto. Studiano attentamente il pubblico, come fosse lui stesso a mettere in scena “Il giardino dei ciliegi. Trent’anni di felicità in comodato d’uso” martedì 28 gennaio. Ma in effetti il pubblico ha svolto un ruolo fondamentale durante la serata: gli attori hanno sempre cercato un contatto con esso (scelta azzardata, ma vincente), rendendo lo spettacolo estremamente sincero, mai costruito, o peggio, finto. È stato possibile assaporare la verità di un racconto in una chiave poetica e originale, grazie soprattutto alla presenza dei due veri protagonisti Annalisa e Giuliano Bianchi. Partendo dalle radici del grande albero che è Il giardino dei ciliegi di Cechov, lo spettacolo di Borghesi cresce e si ramifica raccontando la Bologna dei coniugi Bianchi e quello che per loro ha rappresentato lo sfratto subito dopo “30 anni di felicità”, in un’abitazione che ha accolto persone e animali di ogni genere. Un’idea che reputo geniale, arricchita da musiche e luci intense. Numerosi i monologhi che hanno rapito il pubblico grazie alla spontaneità dei tre attori, alla loro capacità di emozionarsi portando grande rispetto alla storia a cui stavano dando voce e alla loro sensibilità nel condividere il palco con due persone che il teatro non l’hanno studiato. Non è stato uno spettacolo per tutti, ma per coloro che vedono il teatro come luogo di riflessione e divertimento, in cui parlare di attualità. Un teatro travolgente, interattivo, che non si mette comodo, ma che si espone, che non teme il dibattito, ma anzi lo alimenta, perché è di questo che si ciba: dialogo. Un teatro, ahimè, un po’ affamato: non mancavano palchetti vuoti, ma che dire, dialogare fa paura. “I posti sono di chi li abita, chi li fa vivere, o di chi li possiede?” Il giardino dei ciliegi ha dato modo a migliaia di spettatori di abitare questa storia in 70 serate. Quindi sì, azzardo nel dire di aver trovato una risposta all’autentica domanda di inizio spettacolo posta da un Nicola Borghesi che non ha avuto paura di sognare.

VACCARO MARTINA Storia di due vite parallele, due famiglie che devono abbandonare il proprio luogo magico, la propria "Felicità". Due avvisi di sfratto, due vicende piene di drammaticità e di amore per la natura. "Il giardino dei ciliegi "è portato in scena al teatro Ponchielli di Cremona il 28 e il 29 Gennaio 2020. I protagonisti Annalisa e Giuliano Bianchi che interpretano loro stessi e al contempo Ljuba e Gaev, i personaggi del dramma di Anton Checov. Uno spettacolo emozionante, divertente, straordinario che è stato rappresentato con una forza espressiva e una capacità a dir poco pazzesca degli attori della compagnia Kepler-452. Tamara Balducci, Nicola Borghesi e Lodovico Guenzi hanno coinvolto il pubblico tramite giochi di immaginazione. Mortadelle giganti in aria, tavoli da design, folle infinite e poliziotti strambi. Tutta pura fantasia! Il pubblico reagiva con entusiasmo e le risate erano fragorose. Il dialogo che hanno realizzato gli attori con gli spettatori ha reso lo spettacolo molto coinvolgente. Le doti di Giuliano sono grandiose, ha saputo intrattenere tutti per almeno venti minuti solo parlando dei suoi amati piccioni. Guardando il palco sembrava di essere in una casa che dopo pochi giorni sarebbe diventata abbandonata. Il trasloco era alle porte e tutto era pronto per il drammatico fatto. Oggetti semplici come divani, sedie, gabbie, scaffali e tanti altri oggetti erano accatastati l'uno sull'altro. Nessuno sfondo, nessuna luce particolare, ma solo una semplice casa. Gli atti rappresentando sia la vita reale degli attori , sia la vita di Ljuba e Gaev creavano una scena molto dinamica. Nicola Borghesi ha voluto portare sul palco una realtà che molte famiglie devono affrontare nella vita, la perdita del proprio tutto, della propria "Felicità". Spettacolo da lode! L'amore per la natura e per gli animali che provano Annalisa e Giuliano è straordinario e a causa delle leggi sarà strappato loro. Infatti il sogno di vivere per sempre in quel luogo magico sarà per Ljuba e Gaev impossibile.

ZATTA MATTIA Pubblico entusiasta e divertito per la trasposizione dell’opera russa nelle campagne bolognesi. “Immaginatevi un campo di girasoli. Ormai sono tutti morti, ma conservano ancora i bei colori, come i ciliegi di tutto il giardino.” Annalisa Lenzi e Giuliano Bianchi rivivono la loro tragedia nei panni di Ljuba e Gaev. Un pubblico numeroso aspetta la metafora della caduta dell’aristocrazia russa, ma questo non è il solito “Il giardino dei ciliegi” di Cechov. Infatti, si apre al pubblico una trascurata scenografia: il mobilio di una soffitta e tre attori seduti sulle travi al margine del palcoscenico con le gambe penzoloni. Siamo nel cuore dell’Emilia-Romagna, dove Annalisa Lenzi e Giuliano Bianchi (attori sulla scena nei panni di loro stessi), dopo aver vissuto una vita idilliaca nella loro casa per trent’anni, ricevono un avviso di sfratto. Il giardino dei ciliegi è solo un pretesto per raccontare al pubblico la loro esperienza. Fanno da contorno video e audio preregistrati che integrano la scena, ma senza distrarre. Lodovico Guenzi, cantante del gruppo rock “Lo Stato Sociale”, interpreta egregiamente la parte di Lopachin, l’amico dei proprietari del giardino, intrattenendo il pubblico con battute divertenti. Per il desiderio di ricordare i bei momenti passati, i personaggi si infiltrano come ladri in casa loro. Un luogo che aveva ospitato ogni specie di senzatetto, animale o umano, casa delle più gentili e compassionevoli persone. Ricordano le belle serate passate davanti al fuoco e il loro rapporto con gli animali. Lodovico capisce allora perché vive nell’angoscia: ha trascorso una vita ad arricchirsi, senza riservare tempo per le cose importanti. Ecco perché bisogna ridere e divertirsi, bisogna immaginare le cose che non ci sono e sognare. Il finale riscatta e svela la scenografia sciatta, facendo ora apparire nel loro vero significato le cose prima presentate in modo trascurato.

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