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Domenica 17 Novembre 2019

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CREMONA

Mannoia: "Questo teatro mi lascia sempre bellissimi ricordi"

Al Ponchielli la tappa del Personale Tour. La scaletta è un viaggio nel tempo della discografia della cantante romana

Mannoia: " Questo teatro mi lascia sempre bellissimi ricordi"

CREMONA (17 ottobre 2019) - Sulle note di Il Peso del Coraggio, Il Senso e I treni a vapore ha preso il via il concerto di Fiorella Mannoia, al teatro Ponchielli per una nuova tappa del Personale Tour. La scaletta è un viaggio nel tempo della discografia della cantante romana. "Grazie Cremona, è una gioia infinita passare da questo teatro che mi ha lasciato sempre bellissimi ricordi".

Quanto vento passa sotto i cieli di Fiorella Mannoia lo hanno raccontato ieri sera oltre venti canzoni per uno dei concerti più ispirati della cantante romana mai visti a Cremona. Amica di lunga data del teatro Ponchielli, tappa irrinunciabile o quasi di ogni giro di palco, Fiorella è tornata in città grazie al suo Personale Tour. Un titolo che rimanda direttamente alla materia intima e umana al centro delle canzoni. L’apertura è fremente e, insieme a Il Peso del Coraggio e Il Senso, subito regala una versione aggiornata nei suoni e negli arrangiamenti del classico Come i Treni a Vapore (di cui nello stesso teatro Ivano Fossati registrò una versione dal vivo entrata direttamente nella storia della musica italiana grazie all’album Buontempo del 1993).
«Grazie Cremona, è una gioia infinita passare da questo posto, che mi ha lasciato sempre bellissimi ricordi», esclama in apertura, illuminata da un fascio di luce bianca. Un rapporto creativo e amicale mai interrotto quello fra Fossati e Mannoia, e che anche ieri sera dal passato ha ripescato una ormai datata e rara Lunaspina e dal presente una frizzante Penelope, entrambe firmate dall’autore genovese. Tanta umanità, tante donne naturalmente, da sempre numerose nelle canzoni di Fiorella, ma anche tanti uomini: «Donne non si nasce ma si diventa: è una frase di Simone de Beauvoir che lessi per la prima volta da ragazza – ricorda lei introducendo Imparare a Essere una Donna –, ma vale anche per gli uomini. Io credo che seguire un percorso di etica e di morale, di solidarietà nei confronti di chi rimane indietro, indipendentemente dalla nazionalità o dal colore della pelle, sia un modo per provare a diventare esseri umani degni di questo nome». Spunta anche un omaggio a sorpresa: una rutilante versione di Eri Piccola Così di Fred Buscaglione, definita «la prima rockstar di questo paese».
Un paese dolentissimo e con gli occhi lucidi, ieri sera abbracciato forte dalla cover di Franco Battiato Povera Patria. Qui la versione per sola voce e pianoforte si stacca dal testo originale per una variante che fa riferimento diretto alle morti nel Mediterraneo, evocando esplicitamente «quei corpi in mare senza più calore». Il brano si chiude e Mannoia richiama alla drammatica situazione in Siria dopo l’abbandono da parte delle truppe militari statunitensi: «Un pensiero al popolo curdo, il mondo è governato da pazzi», considera, scatenando un lungo applauso.
Ma nelle tante tinte del live di ieri sera ci sono anche la leggerezza di Caffè Nero Bollente (brano portato a Sanremo: correva l’anno 1981), lo stupore di Che Sia Benedetta, la malinconia di Sally che ancora oggi dopo tanti anni «cammina per la strada leggera senza pensare a niente». In chiusura, poco dopo che una spettatrice ha donato fiori all’artista romana, altri brividi con Sempre e per Sempre di Francesco De Gregori e l’inno di Mannoia: Quello che le donne non dicono, per poi chiudere con Il cielo d’Irlanda, cantata tra il pubblico e stringendo mani a tutti. Un concerto che già sa di arrivederci.

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17 Ottobre 2019