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Sabato 19 Ottobre 2019

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CREMONA

1919-2019. Il vescovo Enrico Assi pastore intraprendente

Milanese, uomo di preghiera e di governo, resse la diocesi di Cremona dal 1983 al 1992. Istituì la Casa dell’Accoglienza e il Centro pastorale, con lui la visita di Giovanni Paolo II

1919-2019. Il vescovo Enrico Assi pastore intraprendente

Monsignor Enrico Assi sulla papamobile a fianco di Carol Wojtyla

CREMONA (19 luglio 2019) - Credere «nella vittoria della grazia di Cristo in un mondo in cui la dimenticanza di Dio riempie il cuore degli uomini di tristezza e di solitudine, di violenza e di corruzione». In queste parole, pronunciate al santuario, a lui carissimo, della Madonna di Caravaggio nell’Ascensione 1985, si può compendiare, in estrema sintesi, il magistero di monsignor Enrico Assi, vescovo di Cremona dal 1983 al 1992, di cui cade oggi il centenario della nascita (Vimercate, 19 luglio 1919). Prete brianzolo, poi vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Milano, univa cultura letteraria e teologica a solida concretezza, puntuale nella dottrina e intraprendente nella carità, offriva un’analisi senza sconti, perfino severa, di una società che vedeva avviarsi a una progressiva scristianizzazione e disumanizzazione («cultura della morte», modelli di sviluppo squilibrati e ingiusti). Ma se la sua diagnosi sembrava inclinare al pessimismo, egli ritrovava nel cuore di Dio, rivelato in Gesù, e nei bisogni più profondi, anche inespressi, dell’uomo le ragioni della speranza, dell’incoraggiamento, della fiducia: i cristiani non potevano chiudersi in se stessi, rassegnarsi alla passività né, tantomeno, arrendersi al male. Da tale coscienza traeva linfa la cura pastorale che egli seppe esercitare nelle diverse sedi e occasioni del suo ministero.
Giovane sacerdote, ordinato dal cardinale Schuster nel 1943, rivelò da subito la propria sensibilità etico-politica (una caratteristica che rimarrà costante anche da vescovo) e l’irriducibile ribellione a ogni dittatura; collaborò alla Resistenza cattolica e fu per questo due volte incarcerato a Monza dalle autorità della Rsi. Il che non gli impedì di deplorare, nell’aprile 1945, l’esecuzione nella sua Vimercate, dopo un processo sommario, del gerarca fascista di Cremona Roberto Farinacci («Giunsi a Vimercate troppo tardi. Seppi del processo e della condanna a morte del Farinacci, della fucilazione. Rimasi profondamente scosso»). Insegnante di greco e latino nel Seminario di Venegono, monsignor Assi fu poi a lungo prevosto di Lecco (1958-1976) e dal 1971 vicario episcopale; vescovo dal 1976 divenne stretto collaboratore, come ausiliare, dei cardinali Giovanni Colombo e Carlo Maria Martini; guidò infine, in nove anni non facili, anche per le fragili condizioni di salute, la Chiesa di Cremona: lo fece con dedizione totale, autorevolezza e, ove necessario, anche con rigore. Ricco della precedente esperienza, svelò appieno le proprie doti di pastore, uomo di preghiera e insieme di governo, in un rapporto costante con i sacerdoti, con le parrocchie e con gli oratori, nella programmazione degli interventi e nel rinnovamento delle strutture diocesane, nello svolgimento della visita alle zone pastorali e nell’avvio del Sinodo, nell’intelligente previsione delle sfide che si preparavano per la Chiesa non meno che per la comunità civile. Due realizzazioni del suo episcopato lo confermano con evidenza: la Casa dell’Accoglienza che nel 1988 prese il posto, in via Sant’Antonio del fuoco, del Collegio per studenti Gregorio XIV, e presso la quale venne trasferita anche la mensa per i poveri; e il vicino Centro pastorale Maria Sedes Sapientiae sorto, due anni dopo, nell’acquisito ex Ospedale dei bambini.
Monsignor Assi, che per naturale timidezza poteva apparire (a differenza del predecessore Fiorino Tagliaferri) freddo nel rapporto con gli altri, era in realtà desideroso di conoscere e di incontrare, e sapeva dare il meglio della propria sensibilità nell’attenzione rispettosa all’interlocutore e in un dialogo franco, diretto e motivato, più che nel contatto con le folle. Così pure le sue omelie, sempre frutto di una lunga, scrupolosa preparazione, risultavano più gradevoli da leggere che non da ascoltare, anche per il timbro di voce piuttosto monocorde. La visita del papa Giovanni Paolo II alla diocesi di Cremona (insieme a quelle di Crema e di Lodi), dal 19 al 21 giugno 1992, può essere considerata il compimento, non solo in senso cronologico, dell’episcopato e della vita di monsignor Assi. Si trattò di un evento anch’esso predisposto con grande diligenza, senza risparmio di forze, con riunioni in serie nelle quali il vescovo volle coinvolgere con largo anticipo anche gli operatori di tutta la comunicazione locale. All’indomani dei tre giorni in cui aveva accompagnato il Pontefice, apparve stremato, e insieme commosso e contento. Il cardinale Carlo Maria Martini testimonierà, ai funerali, di averlo visto, nella domenica conclusiva della visita, «stanco, pallido in volto, ma con uno sguardo gioioso, vorrei dire trasfigurato». Seguirono oltre due mesi di sofferenze e di ricoveri, tra Milano e Gravedona, con il rammarico di non potersi dedicare direttamente agli impegni già fissati in diocesi (convegno pastorale, pellegrinaggio a Roma) e con una fiduciosa fedeltà alla volontà di Dio. Riportato in condizioni già gravissime a Cremona, si spense in palazzo vescovile la mattina del 16 settembre 1992. 

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19 Luglio 2019