L'ANALISI
31 Marzo 2026 - 05:05
CREMONA - S’accresce il patrimonio librario e documentario della Biblioteca Statale grazie agli acquisti realizzati dal Ministero della Cultura, che hanno impedito che beni culturali italiani prendessero la strada dell’estero o entrassero a far parte di collezioni private. Si tratta di una prassi virtuosa, che vede il dicastero impegnato nella tutela dei beni culturali, spesso presenti in aste e a rischio di espatrio verso raccolte private. In questo contesto si collocano i nuovi arrivi presso la Biblioteca Statale di Palazzo Affaitati, istituzione culturale che deve il suo fondo antico e prezioso alla biblioteca dell’antico collegio gesuitico, dove oggi ha sede il liceo Manin.
Dall’alchimia alla cosmesi il passo è breve, almeno a giudicare dal manoscritto del 1478 che entrerà a far parte dei beni librari della Biblioteca Statale grazie al Ministero della Cultura. «Si tratta di un manoscritto molto interessante — spiega la direttrice Raffaella Barbierato —. Questo ricettario rinascimentale assume una rilevanza particolare perché condensa, in un unico codice, più livelli del sapere alchemico: teorico-procedurale, artistico-tecnico e medico-cosmetico. La sua natura di miscellanea, frutto di più mani e di una stratificazione cronologica, rispecchia fedelmente la modalità di trasmissione del sapere alchemico documentata nelle raccolte bibliografiche nazionali. Il manoscritto testimonia inoltre una fase storica in cui l’alchimia non è ancora entrata nel suo declino — come avverrà tra XVI e XVIII secolo — ma rappresenta ancora un sapere vitale e funzionale, capace di rispondere a esigenze pratiche e culturali concrete. In questo senso, esso costituisce un tassello essenziale per comprendere l’evoluzione dell’alchimia italiana tra Medioevo ed età moderna, rafforzando l’immagine di una tradizione complessa, articolata e profondamente radicata nella vita intellettuale e materiale del tempo». La motivazione per cui il Ministero della Cultura ha destinato l’acquisto del manoscritto a Cremona è legata alla presenza, nella Biblioteca Statale, di numerosi volumi alchemici provenienti dall’antica biblioteca gesuitica.
Per lo stesso motivo il Mic ha deciso di acquistare per la Biblioteca Statale cremonese «una lettera di san Carlo Borromeo a Niccolò Sfondrati, datata 29 maggio 1559 — prosegue —. Questo importante documento si lega idealmente al libro di san Filippo Neri che lo stesso religioso donò al vescovo Cesare Speciano. Si tratta di due documenti differenti, legati a figure di santi in pieno clima controriformista. La lettera, che ci arriverà dal Mic grazie al diritto di prelazione esercitato dalla Soprintendenza della Toscana, attende ora di essere tradotta e contestualizzata nel rapporto fra Borromeo e il vescovo Sfondrati, destinato a salire al soglio pontificio come papa Gregorio XIV».
E, cavalcando i secoli, fra i recenti acquisti ministeriali si arriva al XVIII secolo con «un manoscritto della traduzione delle Lettere persiane di Montesquieu, datato 1740 e basato su un’edizione olandese dell’opera del filosofo francese — spiega Barbierato —. L’eleganza del manoscritto, la rilegatura, le pagine bordate in oro, ma soprattutto la regolarità della grafia fanno pensare a un libro destinato a essere offerto in omaggio a qualche notabile. Manoscritti simili si producevano anche in vista di una futura edizione a stampa; tuttavia, la cura e l’eleganza fanno propendere per un dono prezioso, piuttosto che per una traduzione pensata per la stampa. Se si considera poi che la prima traduzione italiana delle Lettere persiane risale al 1929, risulta evidente l’unicità del documento. Ancora una volta, la destinazione del manoscritto al nostro patrimonio si spiega con il corposo numero di documenti e traduzioni del Biffi già presenti, pronti per la stampa».

Non c’è invece bisogno di spiegazioni per l’ultimo acquisto ministeriale: una raccolta di trenta fotografie all’albumina e sali d’argento, raffiguranti luoghi di Roma, Cremona e Viareggio — conclude la direttrice —. Fra queste, il nucleo principale è costituito da immagini della città: vedute con il Duomo, il Torrazzo e i tetti; l’esterno della chiesa di San Luca, il Battistero e il Palazzo Comunale; l’esterno e i dintorni della basilica di San Michele al Vetere; l’ingresso di Palazzo Stanga, con il portale originale oggi conservato al Museo del Louvre. In particolare, queste fotografie sembrano collegarsi alla produzione di Betri, come suggerisce il confronto con la collezione di 240 lastre fotografiche di Aurelio Betri conservate nei nostri fondi».
Copyright La Provincia di Cremona © 2012 Tutti i diritti riservati
P.Iva 00111740197 - via delle Industrie, 2 - 26100 Cremona
Testata registrata presso il Tribunale di Cremona n. 469 - 23/02/2012
Server Provider: OVH s.r.l. Capo redattore responsabile: Paolo Gualandris