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LA DOMENICA DELLE PALME

Gerusalemme senza pace: «La facciamo noi per loro»

Il vescovo: «La morte non prevarrà sulla vita». Processione e benedizione dei rami di ulivo

Gianpiero Goffi

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redazione@cremonaonline.it

29 Marzo 2026 - 17:57

Gerusalemme senza pace: «La facciamo noi per loro»

CREMONA - Una lunga processione di fedeli con i rami d’ulivo benedetti, guidata dal vescovo Antonio Napolioni e dal clero, dalla chiesa di Santa Maria Maddalena al duomo, ha aperto questa mattina, domenica delle Palme, le celebrazioni della Settimana santa.

Nella chiesa di via Realdo Colombo, prima della benedizione, il vescovo ha fatto riferimento a una pace che appare ancora lontana e in particolare alla situazione di Gerusalemme dove quest’anno non è stata possibile la processione dal monte degli Ulivi alla città vecchia (e dove anzi è stato ieri impedito anche al cardinale Pierbattista Pizzaballa di accedere alla basilica del Santo Sepolcro, ndr).

«La facciamo noi anche per loro», ha detto, invocando l’aiuto di «Cristo morto e risorto per noi» con senso di comunione e di responsabilità per tutti i popoli, per tutte le fragilità umane e tutte le schiavitù che attendono liberazione, certi che «la morte non prevarrà sulla vita».

ulivo

La processione, accompagnata dai canti e nella quale monsignor Napolioni ha voluto accanto a sé i bambini, si è poi snodata lungo via Colombo e via Aporti, ha attraversato via Platina ed è salita per via Sicardo fino a raggiungere la piazza e l’ingresso della Cattedrale.

Qui il presule ha concelebrato la messa insieme al vescovo emerito Dante Lafranconi, al parroco don Gianpaolo Maccagni, ai canonici del Capitolo ed ai presbiteri dell’unità pastorale. La liturgia della Parola aveva ieri al centro la lettura dialogata della Passione di Gesù, quest’anno dal Vangelo di San Matteo.

Il vescovo ha detto di averla ascoltata ad occhi chiusi, e di averli aperti quando, nel racconto, li ha chiusi il Signore sulla croce. Se ne accorse il centurione, e se ne sono accorti tanti dopo di lui che hanno scritto pagine di santità, di martirio, di fede, di missione, di carità. In particolare, Napolioni ha voluto ispirarsi nella sua breve riflessione all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, di poco posteriore al nostro Sant’Omobono, e allo spirito di due figure primarie del francescanesimo: Santa Chiara e frate Leone, costantemente vicino a Francesco nei suoi ultimi anni.

In questo tempo — ha motivato — è più che mai necessario un cristianesimo come il loro: «Essenziale, umano, radicale, gioioso, provocatorio». In particolare di Santa Chiara ha ricordato che proprio nella notte successiva alla domenica delle Palme (1212) fuggì dalla propria casa e dalla vita mondana per sposare Cristo, la povertà e la fraternità al seguito di San Francesco. Ha poi citato il biglietto affidato dal santo, prima di morire, a frate Leone, nel quale lo esortava a lasciarsi abbracciare dal Signore «come da una madre». Con un invito — ha concluso — che ci riguarda tutti: «Esci dalle paure, dalla tristezza e vieni incontro a Cristo, fonte della speranza. Esci e cambia vita».

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA

Al termine della liturgia, il vescovo Antonio Napolioni ha ricordato che tutta la Settimana santa è dettata dal ritmo delle celebrazioni della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo. Esse avranno il loro culmine nel Triduo pasquale che inizia il Giovedì santo.

La mattina tutto il clero diocesano è atteso in Cattedrale per la Messa del Crisma, durante la quale i presbiteri rinnoveranno le promesse sacerdotali. La processione d’ingresso inizierà da palazzo vescovile alle ore 9.30.

Durante la celebrazione saranno benedetti gli oli santi e saranno ricordati gli anniversari di ordinazione: il 60° di don Oreste Mori e don Pasquale Viola; il 50° del vescovo Eliseo Ariotti e di mons. Amedeo Ferrari, don Sergio Galbignani, don Maurizio Germiniasi, don Giacomo Ghidoni, don Emilio Merisi, don Luigi Pietta e don Floriano Scolari; il 25° di don Gabriele Battaini, don Antonio Loda Ghida, don Massimo Macalli, don Massimo Sanni, don Paolo Tonghini, don Riccardo Vespertini e don Umberto Zanaboni.

Non mancherà poi un ricordo dei presbiteri defunti nell’ultimo anno. Durante la messa saranno benedetti gli oli santi che, al termine, il vescovo consegnerà ai vicari zonali perché siano distribuiti in tutte le parrocchie.

Alle 18 il vescovo presiederà in cattedrale la messa nella Cena del Signore con il tradizionale gesto della lavanda dei piedi a dodici neocatecumeni. Al termine della messa il Santissimo Sacramento sarà portato nella Cappella della Riposizione, dove in serata proseguirà la preghiera.

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