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SPINO D'ADDA

Ponte con ‘incaglio’: «E a noi tocca rimediare»

Il sindaco sollecita Provincia e Aipo: «La corona di cemento dei piloni blocca tronchi»

Stefano Sagrestano

Email:

stefano.sagrestano@gmail.com

30 Marzo 2026 - 05:10

Ponte con ‘incaglio’: «E a noi tocca rimediare»

Nel riquadro il sindaco di Spino d’Adda Enzo Galbiati

SPINO D'ADDA - Urgono interventi di messa in sicurezza del ponte della Paullese che scavalca l’Adda, per mettere fine al continuo bloccarsi di tronchi e detriti alla base dei piloni. A sollevare il caso è il sindaco Enzo Galbiati.

Sabato, la Protezione civile e nucleo sommozzatori della Provincia hanno effettuato l’ennesimo intervento di rimozione del materiale, che si era accumulato nei mesi autunnali e invernali.

«Il problema nasce dalla presenza di una corona di cemento armato con spuntoni in ferro che circonda i piloni del ponte — chiarisce il leader di giunta —: è vuota e le barre di metallo fanno da barriera fermando rami e tronchi che, a lungo andare, si accumulano facendo da tappo. Si tratta di una situazione che crea pericoli».

Per Galbiati, la soluzione al problema dovrà assere adottata quando verrà realizzato il secondo ponte sul fiume. Il progetto, come noto, è in capo alla Provincia e il cantiere potrebbe partire tra un anno.

«Nel progetto la Provincia dovrà necessariamente tenere presente questo inconveniente e inserire anche un intervento di rimozione delle corone o comunque di sistemazione, in modo che non ci sia più l’effetto diga. Ad esempio, andrebbe riempita di cemento, in modo che formi una base liscia e, in occasione delle piene, il legname slitti via».

Nel frattempo, però, non può essere sempre e solo il Comune ad assicurare a proprie spese la messa in sicurezza dei piloni. «Questo lavoro non dovrebbe farlo la nostra Protezione civile. Tocca in realtà a Provincia e all’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo) occuparsene. Purtroppo c’è un rimpallo di responsabilità. Più volte ho contattato sia una sia l’altra. Qualche anno fa, la Provincia aveva fatto intervenire un’impresa. Con un braccio meccanico, manovrato dall’alto, quindi dalla sede stradale, avevano tolto il legname che si era accumulato alla base dei piloni. Un intervento che andrebbe ripetuto periodicamente. Non va lasciato a lungo questo materiale, che può diventare pericoloso in caso di piene, con un effetto che potrebbe portare a tracimazione e allagamenti».

Al momento i costi per il raddoppio del ponte sull’Adda sono stimati e finanziati per complessivi 38 milioni di euro, di cui 30 sono stati garantiti dalla Regione. Il Cremasco attende l’opera da 11 anni, ossia da quando, nella primavera 2015, venne aperto il secondo lotto della superstrada: quello tra Vaiano e Spino d’Adda. Un raddoppio che oggi si ferma a 300 metri dal fiume.

Realizzare il secondo ponte a fianco dell’esistente significherà anche mettere in sicurezza l’attuale imbocco: un tratto teatro di numerosi incidenti stradali. La fase legata alle autorizzazioni ha richiesto oltre un anno.

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