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Lesioni e sequestro di persona, a Carrera sei mesi di condanna in meno

La Corte d’appello ha concesso al tassista il beneficio della sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento del risarcimento di 7mila euro «per i danni morali» patiti dal 31enne Luca Lombardo, scaraventato giù dal taxi a Natale 2021

La Provincia Redazione

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27 Marzo 2026 - 18:11

Lesioni e sequestro di persona, a Carrera sei mesi di condanna in meno

Il tassista Giovanni Carrera e il tribunale di Cremona

CREMONA - Non erano entrambi a Brescia, giovedì. Giovanni Carrera, 70 anni, girava a Cremona con il suo taxi mentre in Corte d’appello, i giudici uscivano dalla camera di consiglio, condannandolo a 2 anni per sequestro di persona e lesioni gravissime, riducendogli di 6 mesi la pena inflitta in primo grado. Patente sospesa per 6 mesi. Non c’era Luca Lombardo, 31 anni, la notte di Natale del 2021, in via Mantova volato giù dal taxi in corsa e con il portellone aperto, dopo una discussione - per pochi soldi – con Carrera. «Troppo stressante» il processo, per Luca.

La Corte d’appello ha concesso a Carrera il beneficio della sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento del risarcimento di 7mila euro «per i danni morali» patiti dal 31enne, parte civile con gli avvocati Fabio Sbravati e Alberto Gnocchi.

A Brescia, il procuratore generale aveva chiesto la conferma della sentenza di condanna a 2 anni e 6 mesi per Carrera, sentenza emessa il 7 febbraio del 2025, venerdì. Quel giorno, Luca aveva commentato: «Sono felice, perché il giudice mi ha creduto. Io dal taxi non mi sono buttato».

«Nella ricostruzione di Carrera c’erano cose anche non poco diffamanti nei confronti di Luca. Il fatto che anche la Corte d’appello abbia dimostrato di non credere alle menzogne, è un sollievo. Dopodiché, quel che è successo è successo, non si può tornare indietro. Quantomeno, è stata riconosciuta la responsabilità di Carrera», ha commentato l’avvocato Sbravati.

Entro 30 giorni sarà depositata la motivazione della sentenza. L’avvocato Paolo Bregalanti, difensore del tassista, si riserva di leggerla in vista del ricorso in Cassazione. La notte di Natale, Luca finì in ospedale, prima in Terapia intensiva in coma farmacologico, poi in Neurochirurgia. Violentissimo il colpo alla testa: trauma cranico. Ci ha messo del tempo a riempire i vuoti di memoria, i suoi molti «non ricordo». Da allora, l’udito si è indebolito.

Vigilia di Natale: Luca e le amiche del cuore Alessia e Ramona avevano trascorso la serata in un locale del centro, la Chiave di Bacco in piazza Marconi, due, tre gin-tonic. Luca, casa a San Daniele Po, aveva parcheggiato l’auto non lontano. Poteva guidare: il test in ospedale rileverà 0,34 e negativo sarà l’esame delle urine per la droga. I tre amici preferirono fermarsi al B&B in via Antiche Fornaci. Una abitudine, quando tiravano tardi.

Verso le tre e mezza chiamarono il taxi, arrivò Carrera, li caricò e li portò davanti all’hotel. Costo della corsa: 20 euro. Ma i ragazzi avevano spiccioli per 10 euro. Luca voleva pagare con il bancomat, Carrera si rifiutò: "Ho il pos rotto". Nacque una discussione. Nel primo processo, le amiche hanno fatto verbalizzare che «il signore si è arrabbiato, ha detto: 'Dovete darmi quel c... di soldi. Se non me li date, vi accompagno a prelevare 30 euro'. Hanno riferito che Carrera «si è messo ad urlare, aveva un modo nervoso, agitato. Ci siamo guardati, non capivamo questo nervosismo».

Prima Alessia, poi Ramona scesero dal van, «perché avevamo paura». Aprirono il portellone di sinistra (quello di destra era bloccato). Stava scendendo anche Luca, quando il tassista ripartì bruscamente con il portellone aperto. L’accelerata e la curva a gomito. Carrera infilò un senso unico, proseguì la marcia, infilò altre curve. Il van «zigzagava con dentro Luca» che «sballottava». Le amiche lo chiamarono. Lui rispose: «Questo è pazzo. Non mi fa scendere». Poi, non rispose più. Poi, il botto. E il buio: Luca sull’asfalto, in una pozza di sangue.

Carrera proseguì la corsa. Si fermò, per l’accusa chiuse il portellone, tirò dritto: piazza Libertà, via Dante, ritorno in via Mantova da viale Trento e Trieste dopo circa sei minuti. «Novanta metri dopo il punto in cui Luca è caduto, c’è la Croce Rossa — aveva sottolineato Sbravati nel primo processo —. La sua priorità è stata invece andarsene e stare via per 5 minuti, 35 secondi. Soccorso da un giovane che passava di lì, dalle amiche che, scarpe in mano, lo raggiunsero, e da Carrera, Luca fu poi caricato sull’ambulanza.

Nell’<strong;>indagine coordinata dal pm Francesco Messina, i poliziotti della squadra mobile sentirono le amiche di Luca, analizzarono le telecamere della zona, misurarono i percorsi, cronometrarono i tempi. Indagato a piede libero, il 17 febbraio (2022) il tassista finì ai domiciliari, inchiodato da un’intercettazione shock. Dieci giorni prima, il pm lo aveva interrogato, gli disse come stava Luca. Uscito dal Tribunale, ignorando di essere ascoltato dagli investigatori, si attaccò al telefono: «La cosa positiva è che quello là, a detta del giudice, non ci sta più con la testa, non può raccontare quello che è successo». 'Quello là’, Luca.</strong;>

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