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NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Critica la scuola con un post, mamma condannata

Figlio disabile sospeso dopo il lancio di petardi, lo sfogo social costa 200 euro: è diffamazione

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

26 Marzo 2026 - 20:32

Critica la scuola con un post, mamma condannata

CREMASCO - Non aveva preso bene la punizione data dalla scuola al figlio con disabilità psichica: una sospensione dopo aver lanciato petardi in classe, mettendo a rischio la sua e l’incolumità dei compagni.

La mamma di un 12enne si era sfogata sui social, postando un messaggio che diceva, più o meno: «La scuola fa cose negative ai bambini disabili». Diffamazione, per l’accusa. Oggi il giudice ha condannato la madre a 200 euro di multa. Entro 15 giorni sarà depositata la motivazione della sentenza.

«Non vi sono dubbi sul contenuto diffamatorio dei messaggi, ma si è trattato di uno sfogo, seppur sbagliato»: così il pm onorario, che aveva invece chiesto di assolvere la mamma «per la particolare tenuità del fatto». Anche perché la madre si è poi scusata.

Il processo nasce dalla querela presentata il 3 dicembre 2022 ai carabinieri di Crema, «perché sono successi due fatti». Quali, li ha raccontati l’ex preside dell’istituto comprensivo che quattro anni fa si è andato in caserma con una prof.

Il primo fatto è storia del 29 novembre, quando la madre del 12enne è arrivata furibonda. L’ex preside ha fatto mettere a verbale: «La signora ha contestato in maniera furiosa la sospensione presa dal consiglio straordinario di classe. Gli insegnanti mi hanno chiamato».

Il secondo fatto. «Su Facebook è comparso un post della signora che diceva, in modo secondo me ingiusto, che la scuola faceva cose negative ai bambini disabili. Con la professoressa sono andato dai carabinieri per lamentarci di questa cosa».

«Perché lo studente era stato sospeso?», ha rilanciato il difensore. L’ex preside ha parlato di «forte irrequietezza» del 12enne, seguito dall’insegnante di sostegno. «Aveva creato parecchi problemi. Era fortemente disturbata la serenità delle lezioni e anche di più. A rischio c’era l’incolumità sua e degli altri». Da qui, il consiglio di classe straordinario, a cui aveva partecipato la madre, e la decisione di sospendere il 12enne.

Dopo il preside, la prof. «Ho conosciuto la madre in occasione di tre provvedimenti disciplinari per il figlio. La mattina del 29 novembre, la signora era venuta a scuola, chiedendo di poter parlare con il professore di sostegno che non c’era. La collaboratrice scolastica mi ha chiamato. La mamma mi ha chiesto informazioni, era così agitata, urlava, non riuscivo neanche a capire che cosa chiedesse. Mi chiedeva delle note disciplinari sul registro. Io non lo sapevo, perché non le ho scritte io. Da quel che ho capito, non le era chiara la funzione dell’insegnante di sostegno rispetto all’educatore, non le era chiara la distinzione tra le due figure, l’educatore non viene a scuola. Ricordo anche la parola 'ritardati' per offenderci». L’insegnante ha raccontato che «al consiglio di classe straordinario per la sospensione, la madre era stata, invece, molto collaborativa».

«Lei ha visto i post su Facebook?, li ha letti?» la domanda del giudice. «All’epoca, una sola volta. Come nome, il riferimento era alle due figlie della signora. Nella foto c’era la famiglia».

«Non si nega l’accaduto. La signora ha ammesso di essere l’autrice del post»: il difensore ha sottolineato il contesto in cui si è svolto il fatto. Un contesto di «difficoltà». Ha parlato di «gravi disturbi comportamentali psichiatrici» del figlio. E della madre «presa dalla rabbia». Infine, «il figlio è stato inserito in una comunità terapeutica di Cremona. La mamma si è poi scusata con la professoressa e ha mandato una lettera di scuse alla scuola».

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