L'ANALISI
26 Marzo 2026 - 05:25
CREMONA - Quindici per cento. Quasi sedici, a dire il vero. Calcolatrice alla mano, è questo l’incremento che ci si aspetta a Cremona sui costi dell’energia elettrica tra il 2025 e il 2026. Uno scossone «prevedibile», tutto sommato, come rilevano i vertici della Cna Lombardia. È l’onda d’urto della guerra del Golfo.
A fare la conta dei danni è una ricerca del Centro studi Sintesi per Cna Lombardia. Sotto esame c’è tutta la Regione, dove i costi energetici complessivi (energia elettrica e gas) potrebbero passare dai 23,6 miliardi di euro del 2025 a oltre 28,8 miliardi sul 2026, con un incremento del 22%. Tra le due commodity, il dato peggiore riguarda il gas (+28%), mentre l’elettricità, pur confermandosi voce dominante nella spesa energetica regionale, si ferma vicino al +19%. «Tutto ciò è coerente con la natura della crisi in atto — osserva la Cna —: è una crisi di fornitura di gas e questa si scarica sull’elettricità solo parzialmente perché il mix italiano gode di una quota di rinnovabili che non risentono direttamente del prezzo del gas».
I dati non stupiscono il presidente di Cna Lombardia, il cremonese Giovanni Bozzini. «Ce lo aspettavamo — spiega — la guerra la pagano non solo le sue vittime, fatto già umanamente gravissimo, ma anche famiglie, imprese, persone europee, e lombarde, che stanno già sopportando un’impennata di costi delle materie prime e dell’energia. Quante crisi dovremo ancora sopportare?». E ha aggiunto: «L’impresa lombarda resiste, si adatta, si innova, ma è molto molto difficile andare avanti così. Credito, gas, energia elettrica, pezzi di filiere produttive vanno in crisi: il manifatturiero va supportato perché produce coesione sociale e ricchezza da distribuire».

Entrando nel dettaglio dei dati, a livello lombardo per il gas il settore domestico mostra la spesa più elevata, quasi alla pari con l’industria: circa il 29% ciascuno. Anche la spesa del condominio uso domestico risulta più elevata che in altre regioni, complice la presenza di un tessuto edilizio fortemente condominiale: «si calcola — mette in chiaro la nota della Cna — che l’incremento di spesa nel 2026 sia per questi due comparti di circa 850 milioni di euro, ossia oltre un terzo dell’aumento di 2,3 miliardi di euro calcolato per l’intera regione rispetto al 2025». La generazione elettrica contribuisce alla spesa regionale per il gas con una quota superiore al 15%, più elevata che in altre regioni: la Lombardia, infatti, ospita una quota rilevante del parco termoelettrico nazionale. «Questo settore è particolarmente sensibile alla crisi di Hormuz — osserva la Cna — perché il gas risulta essere il combustibile primario e non vi sono alternative nel breve periodo».
Tra i comparti, per quel che concerne i costi per l’energia elettrica, domina ampiamente il manifatturiero: è in questo settore che si concentra il 47% della spesa totale della Lombardia. Solo in questo settore si stima che l’aumento dei costi per l’anno 2026 valga 1,3 miliardi di euro più del 2025. Nei servizi l’aumento previsto è di oltre 830 milioni di euro. Il commercio potrebbe trovarsi a dover fronteggiare una spesa per l’energia elettrica maggiorata di circa 190 milioni di euro e oltre i 100 milioni di euro si colloca anche l’aumento per le attività professionali. Per il domestico, si stima che l’aumento superi il mezzo miliardo di euro.
Passando in rassegna i dati provinciali, emerge che, in termini di incremento stimato, i rincari più pesanti sono ovviamente da attribuirsi alla provincia di Milano. Logica conseguenza della forte concentrazione di industria, servizi, trasporti e popolazione sul territorio della Città metropolitana. In questo caso la spesa potrebbe aumentare per più di 735 milioni di euro sui 2,9 miliardi attribuibili all’intera regione. Brescia è la seconda provincia per aumento della spesa in energia elettrica con oltre 559 milioni di euro in più rispetto al 2025. Seguono Bergamo (368 milioni), Cremona (213 milioni), Varese (212 milioni), Monza e Brianza (194 milioni), Pavia e Mantova (160 milioni), Como (119 milioni), Lecco (95 milioni), Lodi (53 milioni) e Sondrio (46 milioni).
«L’Europa si trova ad un bivio strategico tra autonomia o subalternità — spiega Stefano Binda, segretario di Cna Lombardia —. Questo riguarda anche la sua manifattura, che oggi appare violentemente scossa dalla guerra degli altri e da logiche che, a Est e a Ovest, non hanno molto a che vedere con i reali interessi delle nostre comunità. Le imprese lo vedono e lo sentono ogni giorno».
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