L'ANALISI
IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA. IL COMMENTO DEI PARTITI
24 Marzo 2026 - 21:07
CREMONA - Due giorni dopo il verdetto referendario che ha blindato l’attuale ordinamento giudiziario, è già iniziato il tempo dei bilanci (con un occhio al futuro). Nonostante il dato nazionale parli chiaro (53,74% per il no, 46,26% per il sì), la provincia di Cremona si è dimostrata fra quelle in controtendenza, con il 58,51% degli elettori a favore della riforma Nordio. Ma è nelle voci degli esponenti locali che si gioca la vera partita politica, tra chi legge nel dato nazionale un ‘avviso di sfratto’ all’esecutivo Meloni e chi rivendica con orgoglio la compattezza di una provincia che ha votato sì in tutti i suoi 113 comuni.
In casa Fratelli d’Italia, il presidente provinciale Marcello Ventura rivendica il lavoro svolto sul territorio, pur prendendo atto della sconfitta nazionale: «Si è trattato di un voto fluido, ma emerge chiaramente che l’Italia del fare, quella del Nord, ha votato sì, mentre l’Italia del non fare ha scelto il no. Per quanto riguarda l’ottimo risultato della nostra provincia, questo dimostra che il lavoro di Fratelli d’Italia ha dato i suoi frutti, entrando nel merito della questione con i cittadini. Purtroppo, a livello nazionale è prevalsa una certa pigrizia, trasformando un tema di merito in un voto politico. È un’occasione persa per il Paese, ma noi non abbandoniamo l’idea di un cambiamento».
Sulla stessa linea d’onda Simone Bossi della Lega, che sottolinea con forza l’orgoglio per il risultato locale: «Il dato mi rende fiero di essere lombardo e cremonese, perché nel nostro territorio il risultato è stato eccezionale. Il voto ci restituisce l’immagine di un’Italia a due velocità: da una parte i motori trainanti che volevano ammodernare il sistema, dall’altra un Paese che preferisce conservare lo status quo. Questa era una riforma per adeguarci agli standard europei, ma evidentemente c’è chi è europeista solo quando conviene». Entrambi hanno anche sottolineato come, prima delle elezioni politiche del 2022, numerose forze politiche oggi all’opposizione fossero a favore di una riforma che prevedesse la separazione delle carriere o un cambiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), mentre oggi, «pur di andare contro al Governo, hanno cambiato tutti idea».
Per Forza Italia, il coordinatore provinciale Gabriele Gallina mette l’accento sulla storia del partito. «Abbiamo accolto con dispiacere l’esito nazionale su un tema che Forza Italia sostiene da trent’anni. Una democrazia matura mette al primo posto la garanzia dei diritti fondamentali e la presunzione di innocenza. Crediamo ancora che il sistema giudiziario necessiti di una revisione e confidiamo che, in futuro, si possa riprendere il confronto in un clima meno avvelenato dalla propaganda».
Dall’altro lato della barricata, le reazioni dei vincitori sono di segno diametralmente opposto. Paolo Losco (Alleanza Verdi-Sinistra) legge nel voto un segnale di riscossa. «Il risultato nazionale è un chiaro avviso di sfratto al Governo. C’è stata una straordinaria mobilitazione di forze sociali e politiche che hanno difeso la Costituzione in modo unitario, e questo percorso non deve andare disperso. Dire che tutti i partiti volevano questo cambiamento e poi hanno cambiato idea è l’ennesima strumentalizzazione: nessuno voleva lo smembramento del Csm o modifiche costituzionali così invasive o estrazioni a sorte simili al bingo. La destra spieghi piuttosto perché ha rifiutato ogni emendamento in Parlamento, cercando la prova di forza convinta di avere i numeri. E invece il popolo ha risposto».
Molto dura anche Paola Tacchini (MoVimento 5 Stelle), che evidenzia le contraddizioni della proposta. «Siamo soddisfatti di aver fermato una riforma che usava la separazione delle carriere come pretesto per modificare 7 articoli della Costituzione. È stato un autogol della maggioranza, e il voto dei giovani, che hanno partecipato in massa, dimostra la voglia di mettersi in gioco per difendere i principi democratici. Personalmente, ho aiutato molti fuorisede, non tutti vicini al MoVimento, a votare registrandosi come rappresentanti di lista dato che il Governo non ha concesso loro di votare: ad uno ho consegnato la delega alle 23:30 del sabato pre elettorale. Ora si riparta dai progetti per l'ambiente e per i più fragili».
Per il Partito Democratico, il neo segretario provinciale Rosolino Azzali analizza il dato con realismo e soddisfazione politica: «Il successo nazionale del no è un elemento di grande soddisfazione, soprattutto per la capacità di mobilitare i giovani in difesa della Costituzione. Non è stato un voto tecnico, ma una scelta politica sulla tenuta dei poteri dello Stato. In provincia di Cremona il dato non si discosta dalla tendenza lombarda favorevole al sì, e dovremo analizzare questa debolezza nei comuni più piccoli. Il nostro lavoro sarà quello di costruire un’alleanza ampia e inclusiva, parlando anche con chi ha espresso sensibilità differenti, come accaduto all’interno del nostro partito. La vittoria del no non è un punto d’arrivo, ma una base da cui ripartire».
Se, dunque, il centrodestra locale si sente legittimato dal consenso del territorio, le opposizioni trovano nel dato nazionale la linfa per una nuova stagione di lotta unitaria. Resta, indelebile, l’immagine di una partecipazione popolare che ha smentito ogni previsione di apatia, restituendo alla politica il suo ruolo centrale nel dibattito civile.
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