L'ANALISI
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: LE REAZIONI
23 Marzo 2026 - 18:05
Andrea Virgilio, Fabio Bergamaschi e Filippo Bongiovanni, sindaci di Cremona, Crema e Casalmaggiore
CREMONA - «Quella di oggi è prima di tutto una bella giornata di partecipazione democratica». A unire i sindaci, dal centrosinistra al centrodestra, è il dato sull’affluenza record. Ma la condivisione di analisi, tra i sindaci dei tre principali comuni della provincia, finisce qui.
Il primo a esultare è il sindaco di Cremona Andrea Virgilio, che manda subito un messaggio all’esecutivo: «L’esito del referendum va rispettato fino in fondo dal Governo, non soltanto nel merito ma anche e soprattutto nel metodo: non è più pensabile continuare a forzare così i passaggi istituzionali, trattando la Costituzione e le regole del gioco come terreno di parte».
Ora diventa prioritario, per Virgilio, affrontare i veri problemi strutturali della giustizia: i tempi dei processi, gli organici, l’organizzazione degli uffici, l’accesso dei cittadini a una giustizia più vicina, più efficiente e più giusta.
E insieme a questo occorre favorire il ripristino di un clima di collaborazione tra i diversi operatori della giustizia. E oggi, proprio perché abbiamo difeso un principio democratico, dobbiamo saper costruire ponti. Anche verso chi ha aderito alla campagna del Sì. La lezione che arriva da questo voto è chiara: l’Italia ha bisogno di riforme vere, condivise e credibili, non di prove di forza fatte da istituzioni che uniscano e non dividano.
Il giudizio del sindaco di Crema Fabio Bergamaschi è netto: «La Costituzione non si modifica a colpi di maggioranza. Le regole del gioco possono essere modificate, ma dev’essere fatto insieme. E ciò è tanto più vero per quanto riguarda l’assetto costituzionale delle istituzioni democratiche».
E aggiunge: «Non sono certo che il clima politico nazionale sappia trarre questo insegnamento, ma mi pare un tema ormai ineludibile, a meno di non voler passare attraverso ulteriori fallimenti di progetti di riforma costituzionale. Il consenso si deve trovare in Parlamento, non facendo affidamento su un voto plebiscitario degli italiani, che poi non arriva. Si fa fatica? È la bella fatica della bella politica. Si compia questa fatica!».
Poi, il messaggio alla premier: «Non è più così certo che Meloni abbia la maggioranza nel Paese. Anzi. Il dato politico è macroscopico, perché questo referendum era un punto programmatico con funzione di pilastro dell’azione di governo. Non potranno non esserci conseguenze politiche per Meloni e la sua maggioranza».
Da Casalmaggiore è amareggiato il commento del primo cittadino Filippo Bongiovanni: «Guardando ai dati di Casalmaggiore, dove il Sì era avanti con il 55%, il risultato premia una campagna elettorale che ha informato bene i cittadini, penso in particolare all’incontro con il ministro Carlo Nordio, confermato anche dall’affluenza record. Guardando al risultato nazionale però emerge ancora una volta la fotografia di un Paese spaccato in due, con una netta prevalenza del No nelle regioni del Meridione».
A penalizzare i promotori della riforma, per Bongiovanni, è stata la politicizzazione di una consultazione su un tema molto tecnico: «In Italia non è mai facile cambiare le cose. Certo il voto, trasformato in una valutazione sull’operato della presidente Meloni, manda un segnale al Governo: quando la minoranze sono compatte riescono a insidiare l’esecutivo, questo dovrebbe far riflettere».
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