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SORESINA

La San Vincenzo ha bisogno di volontari

Duecento famiglie sono in difficoltà: il paniere in chiesa e l’aiuto dell’Avis. L’appello rivolto soprattutto ai giovani: «Servono forze fresche e solidali»

Andrea Niccolò Arco

Email:

andreaarco23@gmail.com

23 Marzo 2026 - 12:27

La San Vincenzo ha bisogno di volontari

SORESINA - Duecento famiglie. Basta questo numero, più di tanti discorsi, per capire perché sotto la navata di San Siro non sia comparso un semplice cesto, ma uno di quei gesti che tengono in piedi un pezzo di città. Ieri è tornato il paniere della San Vincenzo: lasciato a metà chiesa, aperto ai viveri e ai generi di prima necessità destinati a chi, a Soresina, con i conti di casa continua a fare a pugni ogni mese.

La formula è semplice e proprio per questo funziona. Chi entra, lascia qualcosa. Pasta, latte, scatolame, prodotti utili. Poi i volontari raccolgono, sistemano, distribuiscono. E quella che all’apparenza può sembrare una raccolta come tante, in realtà racconta molto di più. Racconta un bisogno stabile, non occasionale. Perché quelle duecento famiglie seguite con continuità dall’associazione non sono un’emergenza da weekend solidale, ma una parte concreta del paese.

I volontari lo sanno bene. E infatti hanno ricordato che chi non fosse riuscito a portare la propria offerta in chiesa può ancora farlo contattando i sacerdoti. Segno che la raccolta non si esaurisce nel gesto simbolico della domenica, ma resta una porta aperta per chi vuole dare una mano anche fuori tempo massimo.

Del resto, la rete che si è stretta attorno alla San Vincenzo negli ultimi mesi ha già mostrato di saper andare oltre le scadenze e oltre le etichette. Lo si era visto con la donazione dell’Avis, arrivata con scatoloni di latte e tonno per gli assistiti dell’associazione. Un aiuto concreto, non di facciata, che aveva allargato ulteriormente la catena solidale in paese. Perché a Soresina il volontariato, quando serve, non perde tempo a guardare insegne e appartenenze: si riconosce nel bisogno e si muove. Ma accanto ai viveri c’è un’altra urgenza, meno visibile e forse ancora più decisiva: trovare nuove leve. La San Vincenzo ha bisogno di braccia, tempo, energie. Ha bisogno soprattutto di giovani, di ragazzi disposti a entrare in una macchina silenziosa che funziona da anni ma che, come tutte le realtà di volontariato, rischia di reggersi sempre sugli stessi nomi e sulle stesse spalle.

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