L'ANALISI
ASST CREMONA
22 Marzo 2026 - 11:34
CREMONA - Cos’è davvero l’intelligenza emotiva? E cosa la distingue dall’intelligenza artificiale? Se le macchine imparano a riconoscere le emozioni, noi esseri umani siamo ancora capaci di comprenderle, viverle e usarle per orientarci nel mondo? Sono domande sempre più attuali nell’era dell’intelligenza artificiale, ma le risposte riportano al cuore – e soprattutto al cervello – dell’esperienza umana, infatti «L’intelligenza emotiva è come una bussola: ci aiuta a capire dove siamo, chi siamo e dove vogliamo andare, guidandoci nelle relazioni con gli altri», spiega la neuropsicologa Sara Subacchi, in occasione della Settimana Mondiale del Cervello (16–22 marzo 2026), iniziativa internazionale dedicata alla divulgazione delle neuroscienze e alla promozione della salute mentale.
Le emozioni non sono qualcosa di indefinito o «di pancia»: hanno una base biologica precisa. «Nascono nel cervello, da un dialogo continuo tra il sistema limbico – che governa le emozioni primarie – e la corteccia prefrontale, responsabile della regolazione, della razionalità e del comportamento» - precisa Subacchi.
«In questo sistema complesso entrano in gioco strutture fondamentali: l’amigdala, che attiva le reazioni immediate e la paura; l’ipocampo, che conserva la memoria emotiva; l’ipotalamo, che regola le risposte fisiologiche; e la corteccia cingolata, che integra emozione, empatia e comportamento» - continua. «È da qui che nascono le emozioni che poi sentiamo nel corpo – il battito accelerato, il respiro corto, il nodo allo stomaco – ma la loro origine è sempre cerebrale».
«L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere le emozioni, dare loro un nome e gestirle senza esserne sopraffatti», spiega la neuropsicologa Sara Subacchi. «Si fonda su alcune competenze fondamentali: la consapevolezza emotiva, cioè saper riconoscere ciò che proviamo; la regolazione emotiva, che ci permette di mantenere un equilibrio; l’empatia, ovvero la capacità di comprendere le emozioni degli altri; e la competenza relazionale, che ci consente di costruire legami significativi.
Le emozioni non sono ostacoli, ma risorse: ci aiutano a interpretare ciò che accade e a rispondere in modo adeguato. È proprio grazie a questa sorta di bussola interiore che, ad esempio, davanti a una persona in difficoltà, sappiamo spontaneamente come avvicinarci, comprenderla e offrirle supporto».
«L’intelligenza emotiva ha radici biologiche, ma si sviluppa nel tempo ed è influenzata dalla predisposizione individuale, dall’ambiente familiare e dalle esperienze di vita», racconta Subacchi. «Siamo tutti dotati di una base emotiva, ma questa competenza può essere allenata e affinata nel corso della vita.
«Quando il sistema che regola le emozioni non funziona correttamente – ad esempio in alcune condizioni neurologiche o nei disturbi della sfera relazionale – possono emergere difficoltà nel comprendere e gestire ciò che si prova, con possibili ripercussioni anche nella vita sociale. Al contrario, provare emozioni e saperle gestire rappresenta un importante indicatore di benessere e salute».
In un contesto in cui l’intelligenza artificiale è sempre più presente, il confronto con l’intelligenza emotiva diventa inevitabile. «L’intelligenza artificiale è in grado di riconoscere segnali emotivi e fornire risposte adeguate», osserva Subacchi, «ma non prova emozioni, non le vive e non le integra nelle relazioni». Si tratta quindi di una simulazione: utile nelle interazioni, ma priva di quella profondità che caratterizza i rapporti umani. «Le macchine possono imitare la empatia, ma non sostituire la capacità delle persone di entrare davvero in relazione».
In occasione della Settimana Mondiale del Cervello, il messaggio è chiaro: allenare l’intelligenza emotiva è importante quanto sviluppare competenze cognitive e tecnologiche. È questa forma di intelligenza, infatti, che consente di dare senso alle esperienze, costruire relazioni e affrontare la complessità della vita quotidiana. In un mondo sempre più guidato dagli algoritmi, resta la nostra vera guida: una bussola interiore capace di orientare non solo il modo in cui comprendiamo la realtà, ma anche il modo in cui comprendiamo noi stessi.
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