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LE STORIE DI GIGIO

Lucia Bottini 'notaia' del tempo

Una delle prime donne cronometriste: nel suo curriculum tutti gli sport tranne la boxe

Gilberto Bazoli

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redazione@laprovinciacr.it

16 Marzo 2026 - 05:20

Lucia notaia del tempo

A sinistra Lucia Bottini da giovane. A lato impegnata a prendere i tempi in una gara di Vespe

CREMONA - Il suo e quello dei suoi colleghi, ha detto Oreste Perri, quattro ori e due bronzi mondiali di canoa, uno che se ne intende, «è un lavoro infaticabile e, purtroppo, invisibile». Lontano dai riflettori, nell’ombra.

«I loro nomi sono ignoti, nessun giornale o televisione li menziona», ha scritto Maurizio Mondoni, storico dello sport cremonese. Eppure dalla loro professionalità e precisione dipendono il risultato di una gara, l’omologazione di un record, la vittoria e la sconfitta.

Ma Lucia Bottini, 74 anni, è contenta così, il silenzio, l’oscurità non la disturbano. «È vero, non siamo molto considerati ma, sono sincera, non mi interessa. Ho questa passione, il resto non conta». Si diverte facendo la cronometrista. «Siamo i notai del tempo». Lo è dal 1988, quasi 40 anni al servizio dello sport.

«Mio marito Maurizio, abbonato alla Cremonese, aveva sentito durante l’intervallo della partita allo Zini l’annuncio che cercavano cronometristi. Perché non provare?». E così sono entrati nella prestigiosa associazione Luigi Bonfanti, fondata nel 1923, una delle poche realtà centenarie sotto il Torrazzo. «Uno dei capi era Danilo Nicolai, mio vicino di casa. C’era anche Paolo Corna», cronometrista internazionale di scherma alle Olimpiadi di Roma.

Si ricorda bene il suo primo incarico. «Al Rally Luigi Feraboli, sullo sterrato. A quell’epoca i tempi dei circuiti di auto storiche venivano rilevati tutti a mano, c’era solo l’orologino».

È stata per quattro anni segretaria regionale della sua federazione, per poi essere nominata nel consiglio cittadino e ricoprire l’incarico di vicepresidente. Era un mondo prevalentemente maschile, è stata una delle prime donne a farne parte.

«Mi ero specializzata nelle auto storiche. Eravamo in collegamento con le cuffie, a volte chi di noi si trovava al traguardo doveva saltare nel campo per non essere investito. Venivamo chiamati anche fuori città, dove serviva, quasi sempre in Lombardia». Spesso in coppia con il marito. «Segno che ci stimavano».

È una fedelissima, una colonna della Mille Miglia. «In quante edizioni sono stata reclutata? Una decina, se non di più. Una volta ho fatto la cosiddetta ‘scopa’: raccoglievamo tutti i dati e li spedivamo con il fax, non esisteva altro modo. L’anno scorso mi hanno mandato il martedì a Brescia, al Castello, e il sabato a Soncino». È stata anche al Gran Premio Nuvolari, il prestigioso circuito di regolarità con partenza e arrivo a Mantova dopo aver fatto tappa a Rimini.

perri

I cronometristi cremonesi con Oreste Perri

Nel suo curriculum non ci sono solamente le auto. Anzi. «Ho seguito praticamente tutte le discipline sportive, tranne la boxe, dal nuoto all’equitazione, dal pattinaggio allo sci, un campionato mondiale, ero al cancelletto di partenza». Campionato mondiale? «Specifichiamo: campionato mondiale per città». Ho cronometrato anche le gare di motonautica sul Po e quelle di ciclismo su strada. I giudici ci avevano assegnato dei posti nascosti dove prendere i tempi. Sono stata pure a Venezia per la regata abbinata alla Lotteria Italia, sul palco c’era Nilde Jotti.» Ha partecipato, inoltre, alle competizioni di enduro, le moto da corsa fuoristrada.

«Una domenica ha piovuto così tanto che mi sono riempita di fango, roba da buttarmi nella lavatrice. Ma con il sole o con l’acqua, il caldo o il freddo, si deve andare. Se mi è capitato di sbagliare? Una volta, per una questione tecnica, ho avvertito subito il giudice». Ha sempre eseguito con dedizione e competenza il suo compito: «Dobbiamo essere imparziali, gli amici non esistono».

Negli anni il suo lavoro è stato automatizzato e informatizzato con fotocamere ad alta risoluzione ed altri strumenti tecnologici mentre in passato si premeva solo un bottone sul cronometro. «I telefonini, i tablet e il resto hanno cambiato tutto». Senza però intaccare il suo entusiasmo. «Non ho faticato ad adeguarmi. Mi piace imparare cose nuove, utilizzare le moderne apparecchiature».

Come quella che ha impiegato di recente a San Martino del Lago per una sfida di trattori. «Erano enormi, con dietro un carro ancora più grande, dovevano passare in mezzo ai birilli senza buttarli già e tornare indietro in retromarcia, cinque secondi di penalità per ogni birillo che cadeva. Avevo un apparecchio attaccato a una fotocellula a sua volta collegata a un tabellone».

A Cremona, «soprattutto dopo il Covid», ci sono pochi appuntamenti sportivi e pochi cronometristi. «Una ventina». Per la precisione, 21 che però presto diventeranno 24 in virtù del tesseramento di un'intera famiglia: padre, professionista, madre, insegnante di matematica, e figlio. «In passato eravamo molti di più. Occorrerebbe un ricambio, siamo andati nelle scuole a parlare della nostra attività, purtroppo i giovani sono spaventati all’idea di essere impegnati il sabato e la domenica». Ma l’associazione, dal 2001 presieduta da Augusto Bisicchia, tiene duro. Nel 2025 sono stati garantiti 48 servizi di cronometraggio e organizzati alcuni corsi per allievi. «Si diventa bravi stando sul campo, l’esperienza aiuta, è il nostro segreto», riprende Lucia.

Non ha intenzione di smettere. «Grazie a questo impegno ho visto luoghi bellissimi e conosciuto tanti colleghi diventati poi amici. Mi sono divertita e continuo a farlo». Ha altri hobby. «Ricamo e lavoro a maglia, ho cento idee ma due mani soltanto, più apprendo e meglio è per me. Le passioni ti tengono viva». Ama anche la musica. «Sono un soprano. Ero nel coro della parrocchia di Cristo Re, mia sorella mi ha detto che al Polifonico cremonese, diretto da Federico Mantovani, servivano altre voci per eseguire il Requiem di Brahms. Ho accettato, era il 2000, sono ancora lì». Stavolta non dietro le quinte, ma sul palco.

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