L'ANALISI
14 Marzo 2026 - 05:20
CREMONA - Sembrava che l’emergenza fosse rientrata; invece, in quella palazzina Aler di via Secchi 13, alla Villetta, occupata da mesi da alcuni nomadi la tensione ha ripreso a salire.
E dopo che gli abusivi, negli ultimi mesi del 2025, hanno preso il controllo dei due appartamenti del primo piano, anche in uno degli alloggi sfitti del secondo si vedono le tapparelle alzate. Ed è subito allarme.
È trascorso circa un mese e mezzo da quando la Polizia locale e Aprica sono intervenuti per riportare l’ordine. Gli agenti, infatti, avevano preso in carico la situazione attuando un monitoraggio serrato, mentre la ditta si era mossa per rimuovere le montagne di rifiuti abbandonati nel retro della palazzina.
«Da quel giorno — raccontano i residenti della zona — le acque si sono calmate. E anche se gli abusivi non se ne erano ancora andati, per un certo periodo il gruppo sembrava essersi rassegnato».
Nelle scorse settimane, però, gli intrusi si sarebbero lanciati alla riscossa. «La notte continuano ad arrivare automobili sconosciute, anche molto tardi. E abbiamo la sensazione che il gruppo si stia espandendo anche in un terzo appartamento della palazzina, quello al secondo piano».
Sarebbe la seconda volta: era già successo a novembre, quando la dirimpettaia degli abusivi, dopo una serie di minacce e tentati furti, aveva deciso di trasferirsi altrove: l’appartamento lasciato vuoto era così caduto nelle mani del clan. «I rifiuti si stanno moltiplicando — riferiscono i residenti — stavolta anche nello scantinato della palazzina. È una discarica».
Lo spettacolo è desolante: telai di letti, immondizia, giocattoli rotti. «E biciclette, tantissime. Che la mattina ci sono e la sera spariscono».
Non solo, dunque, gli abusivi non si sentono intimiditi: «Hanno ricominciato ad assumere atteggiamenti intimidatori nei confronti degli altri inquilini della palazzina — riferisce un vicino —. Le signore del terzo piano ora non si sentono al sicuro».
«Si sentono potenti — concludono dal vicinato — è necessario che gli enti preposti intervengano il prima possibile».
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