L'ANALISI
13 Marzo 2026 - 08:32
Bazoli e Sallusti
CREMONA - «Il ‘Sistema Palamara’ ha inquinato la democrazia, legando e soggiogando il Consiglio superiore della magistratura all’Associazione nazionale magistrati, che è di fatto un’associazione privata». Non ha usato mezzi termini Alessandro Sallusti, ieri sera nella sala conferenze della Società Filodrammatica Cremonese per un dibattito serrato dedicato alla riforma della giustizia, a pochi giorni dal cruciale appuntamento con il voto referendario del 22 e 23 marzo. L’incontro, promosso da Forza Italia, dal Comitato cittadini per il sì e dal Comitato Sì Riforma, è stato moderato dal giornalista de La Provincia Gilberto Bazoli, che ha saputo guidare il nutrito pubblico presente in sala attraverso una tematica particolarmente complessa, stratificata e controversa. L’incontro è stato introdotto dal senatore Renato Ancorotti (FdI) e dal consigliere comunale di Forza Italia Andrea Carassai.

Al centro del dibattito, il volume ‘Il sistema colpisce ancora. Come salvare la magistratura italiana dal vizio delle correnti e dalle mani dei politici’, scritto da Sallusti a quattro mani con l’ex magistrato Luca Palamara.
Il libro scava nelle dinamiche opache che hanno visto le cariche giudiziarie lottizzate tramite accordi sottobanco, con le nomine ai vertici dei tribunali che venivano decise non sulla base di criteri di merito, ma attraverso scambi di favori tra le correnti della magistratura e rappresentanti del mondo politico.
«Ci hanno fatto credere che dopo Palamara, quando lui fu rimosso e altri magistrati vennero spostati, tutto fosse sistemato – ha denunciato con forza Sallusti». Ma la realtà è che tutto è rimasto sostanzialmente come prima e il Csm continua a operare sotto lo scacco dell’Anm, bloccando ogni reale cambiamento». Per Sallusti, insomma, i magistrati vanno liberati dall’Anm.
Sollecitato da Bazoli, Sallusti ha ripercorso la propria lunga esperienza di cronista, riportando la memoria ai tempi dell’inchiesta ‘Mani pulite’. «La riforma costituzionale avrebbe dovuto prevedere una separazione delle carriere anche tra magistrati e giornalisti — ha detto con ironia —. Noi cronisti, e io stesso ne ho fatto parte, abbiamo giocato un ruolo devastante nella commistione tra giustizia e potere, contribuendo al dilagare della cosiddetta giustizia spettacolo, dove il processo mediatico spesso anticipa quello nelle aule».
L’ex direttore di Libero e del Giornale ha poi citato un episodio emblematico della propria carriera: «Nel 1994, anno dell’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi, ricevetti questo avviso prima ancora che venisse notificato al premier. La magistratura non solo cercò di coinvolgere i media, ma scelse con cura il tempismo dell’atto, facendolo coincidere con l’inizio del primo G8 di Napoli, quando gli occhi del mondo erano puntati sull’Italia. L’inchiesta, a conti fatti, non produsse alcunché e fu archiviata, ma l’eco mediatica fu enorme e chiaramente strumentale».
In conclusione, Sallusti ha chiosato: «La giustizia sta andando a rotoli. Spero che, con questa riforma, possano cessare le ingerenze della magistratura sulla politica e viceversa».
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